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Lettera a Salvini da un poliziotto italiano

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Rifugiati sirianiEgregio Salvini,

Sono un poliziotto “pienamente” coinvolto nella gestione del fenomeno immigrazione. La mia conoscenza non si limita alla situazione italiana ma in generale a quella europea, visto che ho collaborato con agenzie europee come FRONTEX. Non le rivelerò il mio nome, e di questo me ne vergogno, per tutelare principalmente la mia famiglia. Sa bene che in Italia chi prova a dire la verità su certi argomenti, dove gli interessi sono enormi, viene, nei casi migliori emarginato ed in quelli peggiore eliminato (falcone e borsellino insegnano). Sono stanco di ascoltare ogni giorno assurdità, così lontane dalla realtà. Temo per la nostra società, le nostre famiglie, la nostra nazione. La situazione è ormai fuori controllo e nessuno si assume la responsabilità di un fallimento totale senza precedenti.

Il tutto è iniziato il 3 ottobre 2013 con il naufragio di un’imbarcazione libica a poche miglia da Lampedusa. In seguito all’accaduto, Il governo Letta decide di avviare l’operazione Mare Nostrum per il salvataggio dei migranti. Premetto che quando mi è stato comunicato che avrei partecipato a tale operazione, come membro di un team della Polizia imbarcato sulle navi militari, sono rimasto letteralmente esterrefatto. Era logico pensare che il posizionamento di unità militari in prossimità delle coste libiche avrebbe incoraggiato le partenze. Nei giorni precedenti l’inizio dell’operazione si è tentato di far comprendere alla classe politica quali potessero essere le conseguenze di una tale scelta, anche da parte alcuni vertici della Polizia, ma è stato tutto in utile. La missione è iniziata ed il numero delle partenza è cresciuto enormemente. Man mano che la missione andava avanti il meccanismo perverso degli interessi particolari ha preso il sopravvento. La marina militare, che fino al giorno prima dell’inizio missione era ormeggiata nei vari porti italiani con i propri mezzi obsoleti, ha iniziato letteralmente a caricare e scaricare migranti nei vari porti italiani. Ero sconvolto da tale efficienza ma non c’è voluto molto tempo per comprendere quali fossero le reali motivazioni…le varie indennità e i corposi straordinari che ammiragli e ufficiali percepiscono solo quando le navi sono in movimento! Con il passare del tempo la nostra presenza a bordo è diventata irrilevante visto che il personale della Marina ha iniziato ad effettuare una pseudo-­‐ identificazione dei migranti e indagini di P.G. per proprio conto. La cosa grave che diverse procure sono state informate e nessuno ha obbiettato. Quando si è iniziato a parlare della fine di Mare Nostrum e l’inizio dell’operazione Triton di Frontex, forse tutti non sanno che i vertici della marina, in pieno delirio di onnipotenza ed in totale autonomia, si sono presentati a bruxelles chedendo il comando dell’operazione di Frontex. Fatto gravissimo che è stato subito dimenticato e archiviato (Italian way).

Triton, inizialmente concepita come missione di contrasto all’immigrazione clandestina, il vero ruolo di Frontex, si è ora trasformata in un’operazione Mare nostrum Europea!! Il tutto grazie alle assurde decisione del nostro governo.

Un attimo di riflessione

L’operazione di Frontex è stata presentata come una vittoria politica a garantire il coinvolgimento dei paesi europei verso l’Italia! Quello che è successo praticamente è che alle navi militari italiane, che continuano a pattugliare a ridosso della acque libiche (in violazioni delle disposizioni di Triton), si sono aggiunte navi militari di vari stati europei. Il paradosso è che le navi europee effettuano recuperi di migranti che avrebbero diritto a richiedere asilo presso quelle nazioni,  secondo i  trattati internazionali (Le  navi militari  sono considerate territorio nazionale). Ma in palese violazione degli stessi, vengono scaricati in Italia…..assurdo. Oltre al danno la beffa……..incredibile…….

Capitolo a parte per i migranti salvati. Non voglio essere considerato razzista anzi, ogni vita salvata è una speranza per tutti, ma dobbiamo essere concreti nel dire quello che sta succedendo. Nel 2015, il totale dei migranti sbarcati è originaria dei paese sub sahariani. Capitolo a parte dei cosiddetti “profughi siriani” di cui parlerò successivamente e che merita attenzione particolare. Più del 90 per cento dei migranti sub sahariani, ovvero il 100% di quelli arrivati nel 2015, non ha diritto all’asilo, alla protezione umanitaria o sussidiaria. I numeri, quelli veri, sono forniti dalle diverse commissioni che operano sul territorio nazionale. Una volta ottenuto il diniego hanno diritto ad appellarsi, con i soldi dei contribuenti ovviamente. Se la decisione finale rispecchia quella della commissione, gli viene ordinato di lasciare il territorio nazionale…….nessuno ha mai ottemperato. Tale procedura dura mesi se non anni. Dopo il diniego definitivo queste persone non “dovrebbero” continuare a vivere nei vari centri di accoglienza su tutto il territorio nazionale. Ma questo non avviene. Non avendo alcuna fonte di reddito devono necessariamente restare clandestinamente all’interno dei campi o delinquere per assicurarsi la sopravvivenza. Ma quanto può durare tale sistema prima di collassare.

Ogni giorno, in tutta Italia, centinaia di “diniegati” manifestano per ottenere un documento a cui non hanno più diritto. Se adesso le manifestazione sono formate da gruppi di 100 o 200 persone, cosa avverrà da qui a pochi mesi? Come potranno vivere queste persone?

I “profughi” Siriani

Come anticipato prima i siriani meritano un capitolo a parte. Mi creda che la situazione che ogni giorni i media e alcuni politici vogliono mostrarci è totalmente differente.

Le pongo alcune domande, ma perché i siriani non chiedono asilo nei paesi arabi? Non credo che in Arabia Saudita, Emirati Arabi e Kuwait ci sia una guerra in atto. E non mi risulta che i paesi citati siano paesi poveri. Un’altra domanda è perché i poveri profughi che scappano dalla guerra non chiedono asilo in Italia o Grecia, evitando di farsi foto-­‐segnalare ed in palese violazione delle norme interazionali? L’Ultima domanda è perché non si recano legalmente in paesi quali l’argentina e la Malesia (a citarne due), dove ai siriani è concesso automaticamnte un visto regolare per raggiungere quei paesi?

La risposta è semplice perché non sono profughi, sono solo cittadini siriani…. Sono cittadini siriani che hanno abbandonato la Siria allo scoppio della guerra o prima. Si sono trasferiti in Egitto, Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Kuwait dove hanno vissuto e lavorato regolarmente. lei Ha mai visto un profugo siriano con 20 mila euro in tasca? Be io innumerevoli volte. Due fattori hanno contributo ad accelerare le partenze. La crisi economica e i benefits concessi dai cosiddetti paesi civili del nord Europa. Lei sicuramente sa che in Germania, come in Svezia ed in Danimarca, chi non lavora percepisce un assegno sociale che praticamente equivale ad uno stipendio, forse maggiore di chi come me fa il poliziotto in quelle nazioni. Ovviamente tali cifre sono raddoppiate, ed in alcuni casi triplicate se in presenza di figli. Semplice…hanno lasciato il loro business per non fare nulla e guadagnare di più!

I poveri e reali profughi siriani, ed i soli che dovrebbero essere aiutati, non avendo denaro rimangono nei campi profughi o nella stessa Siria. Si chiederà come mai i pseudo profughi siriani non arrivano più in Italia ma preferiscono la Grecia. Anche in questo caso una risposta semplice. Costi di viaggio ridotti e più sicurezza. Dalle 4-­‐5 mila euro pagate per arrivare in Italia dall’Egitto e Libia in passato, alle 900 euro che normalmente pagano per arrivare sulle isole greche dalla Turchia.
 
Grazie anche al governo liberale di Tsipras, e alle nuove disposizioni in materia di immigrazione. Prima fra tutte quella che prevede che tutti coloro che si dichiarano profughi siriani (pseudo), arrivati sulle isole non vengono identificati.

Le direttiva vale per chiunque viene recuperato nella acque territoriali o rintracciato a terra. Sono dunque sempre di più i siriani-­‐afgani, siriani-­‐pakistani, siriani-­‐somali, siriani-­‐eritrei, siriani-­‐sub sahariani, siriani-­‐marocchini-­‐algerini-­‐tunisi. Anche numerosissimi casi, sempre meglio da non divulgare, di siriani-­‐jihadisti che sebbene segnalati alle autorità greche hanno continuato indisturbati il loro viaggio verso altre mete. Per tutti un viaggio offerto dalla Polizia ellenica al  porto per imbarcarsi  sul primo tragetto  per Atene. Ad  Atene, secondo questa direi geniale disposizione, i “pseudo” profughi dovrebbero recarsi autonomamente alla Polizia per l’identificazione……brrrrrrrr.

Dimenticavo di dire che in Grecia, le altre nazionalità, i pochi sbadati e poco informati che non si dichiarano subito siriani, rimangono in attesa in centri di accoglienza per pochi giorni, giusto il tempo per una foto e le impronte (che comunque non vengono inserite nel sistema EURODAC). Anche questi ultimi quindi, non vengono identificati e vengono rilasciati.

Ho sentito parlare di ripartizione delle quote di richiedenti asilo dall’Italia e dalla Grecia per altre destinazioni Europee ad fonti governo italiano. Parlano di ripartizione dalla Grecia di migliaia di richiedenti asilo. I dati ufficiali della Grecia parlano di circa 2 o 3 richiedenti asilo in tutto il 2014…richiedenti per sbaglio direi. Vorrei sapere il nostro ministro dell’interno dove prende questi numeri….

Vedendo le immagini provenienti dalle isole Greche si chiederà perché pur avendo denaro, i profughi siriani rimangono sulle isole per diverso tempo. Semplice anche in questo caso una risposta. Quelli che rimangono più di un giorno non sono siriani o “pseudo” profughi siriani. Sono cittadini Afgani, Pakistan, sub-­‐Sahariani e tante famiglie irachene che avendo speso tutto per il viaggio, non possono pagare il costo del traghetto di circa 50 euro. Se poi riprendono una famiglia siriana dicendo che rimasta sull’isola per oltre 24 ore questa è un’altra storia.

Le ho scritto queste poche righe cercando di sintetizzare quanto più possibile quello che realmente sta succedendo. La prego di non considerare questo lettera come un dichiarazione contro i migranti, anzi. Cambiare atteggiamento significherebbe aiutare coloro che realmente necessitano aiuto ed attualmente sono i più penalizzati.

Cordiali saluti.



Un poliziotto Italiano (anonimo), 16/8/2015

 

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