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Ipotesi assurda? Usciamo dall'Euro e battiamo moneta padana!

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Non sono leghista, non amo Bossi, tendo a girarmi dall'altra parte quando sento parlare di secessione. Forse perché sono nato e sempre vissuto a Roma? Può darsi.

Però, più o meno quanto la Lega, non sopporto il governo Monti.

Se dico "più o meno quanto la Lega" forse sbaglio, e mi piacerebbe verificarlo. In mente mia, la Lega nacque come espressione di quel nord-est che, dopo gli shock petroliferi, salvò l'Italia. Di quel nord-est che si trovò le gambe tagliate dopo l'adesione all'euro. Sembrava così scandaloso parlare di "svalutazione competitiva"...

Eppure è fino dal 1957 che gli economisti dicono chiaro che l'euro come si voleva farlo non avrebbe potuto restare in piedi, che sarebbe crollato al primo shock importante. Cosa ci avremmo guadagnato?

Si sente dire che, se non fosse stato per l'euro, avremmo fatto la fine dell'Argentina. Magari! L'Argentina fu in recessione dalla metà del 1998 alla fine del 2001, mentre attuava severe misure monetarie e fiscali e difendeva il cambio fisso tra peso e dollaro (restare nell'euro è come avere un cambio fisso tra lira e marco). Nel dicembre del 2001 il governo dichiarò default e poche settimane dopo abbandonò la parità col dollaro. Ci fu una seria crisi finanziaria e il PIL diminuì del 5% nel primo trimestre del 2002, ma già a partire dal secondo trimestre iniziò una vigorosa ripresa che continuò e continua pressoché ininterrotta, salvo una flessione nel 2008-2009, a tassi di crescita del 7-8%. Il PIL tornò ai livelli che aveva prima della recessione già nel primo trimestre del 2005. La povertà e la disuguaglianza nella distribuzione del reddito sono diminuite nettamente. Attualmente l'Argentina è il paese che cresce di più nell'intero emisfero occidentale [1].

E intanto il governo Monti ci impone misure "greche". La Grecia sta adottando manovre simili a quelle praticate dall'Argentina durante la sua recessione 1998-2002 e probabilmente ci vorranno più di nove anni perché il PIL torni ai livelli che aveva prima della crisi. La disoccupazione, attualmente al 16%, potrebbe richiedere tempi anche più lunghi per tornare a livelli normali.

La situazione di altri paesi deboli dell'eurozona, Italia compresa, è altrettanto desolante. I tentativi di uscire dalle difficoltà attraverso una "svalutazione interna" si stanno mostrando tanto disastrosi quanto lo furono in Argentina nel periodo 1998-2002. Un default tale da ridurre il debito pubblico a dimensioni gestibili e una successiva uscita dall'euro, analogamente a quanto fece l'Argentina, sembrano preferibili sia per la Grecia che per altri paesi, Italia compresa [2] [2b].

Questo se si ragiona in generale, ma sono molto pochi quelli che ragionano così. La Lega preferisce restare nel suo particolare: secessione, moneta padana ecc.
Ma crede davvero che sia possibile? Anche ammettendo che lo sia, c'è comunque una condizione preliminare: una moneta padana non potrebbe esistere se non crollasse l'euro.

E allora sarebbe forse utile per la Lega ragionare in due tempi.

Ha forse senso continuare a combattere "Roma ladrona" e a invocare la secessione? Ora tutta l'Italia è preda di capitali esteri in cerca di opportunità di investimento (le cosiddette "liberalizzazioni"). Tanto per dare un'idea della pressione, in Italia le attività finanziarie consolidate lorde sfiorano i 1800 miliardi di euro, ma superano i 18000 in Germania, gli 8400 in Olanda, i 5200 in Francia (dati Eurostat per il 2010). Questo spiega, tra l'altro, come mai l'Italia sia sempre più colonizzata: la grande distribuzione (Carrefour e Auchan, anche col suo marchio Simply) e le banche (BNL a BNP-Paribas, Crediparma a Crédit Agricole) ai francesi, l'acciaio (Thyssen) e le assicurazioni (Ras a Allianz) ai tedeschi ecc.

Chi può causare aumenti del famigerato spread? Chi ha in portafoglio titoli di stato italiani, e li vende. Ma quelli che hanno in portafoglio titoli di stato italiani abitano prevalentemente in Europa. Come si fa a non pensare che possono così esercitare un formidabile ricatto? O mi crei nuove opportunità di investimento (liberalizzazioni e privatizzazioni), oppure ti costringo a pagare interessi sempre più alti sul tuo debito pubblico.

C'è una sola via d'uscita, non a caso indicata sia dal CEPR che da Nouriel Roubini: ristrutturare il nostro debito e uscire dall'euro.

L'euro è una vera e propria camicia di forza, che impone una competizione di prezzo. La Germania è riuscita a tenere bassi i prezzi contenendo il costo del lavoro, e ha potuto farlo mantenendo, fino all'inizio della crisi, la disoccupazione più alta in Europa. Si chiama "deflazione competitiva". L'Italia e altri paesi non hanno potuto, anche perché invasi da capitali esteri (tedeschi, olandesi, francesi). Alcuni economisti un po' allegri sono arrivati a sostenere che era un bene [3], ma altri hanno poi preso atto della realtà: bolle immobiliari, aumenti dei deficit pubblici ecc. [4]. Lo stesso FMI [5], la stessa Commissione Europea [6] hanno riconosciuto che l'euro ha indotto crescenti squilibri nelle bilance dei pagamenti dei paesi aderenti.

Ecco perché l'uscita dall'euro è l'unica soluzione; come lo è stata per l'Argentina quando abbandonò il cambio fisso tra peso e dollaro.

Ecco perché la Lega può concretamente porsi solo l'obiettivo indicato dal CEPR  e da Roubini: ristrutturazione del debito e uscita dall'euro. Un tale obiettivo, infatti, sarebbe condizione preliminare ineliminabile di una "secessione" o di una "moneta padana". Dico francamente che secessione e moneta padana a me non piacciono, ma sarei pronto a condividere, nel mio piccolo, una battaglia per l'uscita dall'euro.

Vogliamo parlare seriamente di "moneta padana"? In sé non è un assurdo. In fondo, anche l'unione monetaria stabilita in Italia nel 1861 non ha dato buona prova. In fondo, potrebbe avere un senso che diverse zone italiane avessero monete diverse. Ma se si rimane confinati in un'ottica italiana, rimane un'utopia. Peggio: solo uno slogan, solo parole.

Un crollo dell'euro non vorrebbe dire ritorno alle monete nazionali. Il prof. Dirk Meyer dell'Università Helmut Schmidt di Amburgo ipotizza infatti la separazione dell'eurozona in due: un nord-euro (Germania, Olanda, Austria, Finlandia, Svezia, Danimarca) e l'attuale euro ridotto a sud-euro [7]. Non si capisce bene dove finirebbe la Francia, ma nemmeno l'Italia. Può aver senso pensare a un'unica area valutaria per Grecia, Spagna e Italia del sud, quindi a un'Italia divisa in due? Ahimé sì, tante sono le analogie tra la Grecia e il nostro Mezzogiorno.

Non mi piace, ma non importa. Quello che è sicuro è che la Lega ha un unico obiettivo ragionevole: l'uscita dell'Italia dall'euro. Solo dopo potrà porsi il problema di un futuro assetto valutario anche diverso dalle vecchie monete nazionali. Eventualmente, per chi lo desidera e lo considera attuabile, anche per una "moneta padana".

Se la Lega si ponesse l'obiettivo di un'uscita dall'euro avrebbe maggior seguito di quanto ne ha ora. Nel mio piccolo, sarei d'accordo pure io, e non sono certo il solo: sono in tanti quelli stanchi sia di un PDL che pensa solo agli interessi di Berlusconi, sia di un PD e di un terzo polo che appaiono maledettamente subalterni ai diktat di Merkozy.

Se poi riusciremo a uscire dall'euro..., allora ci divideremo e magari ci combatteremo. Ma almeno ci muoveremo sul terreno del possibile, non su quello dei sogni irrealizzabili.

Sergio Polini, Roma, dicembre 2011

 



 

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