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Da dove venivano i druidi ?

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Three Celtic goddesses, as depicted at Coventi...

Image via Wikipedia

 

Alcuni dicono da Occidente, altri da Oriente. Alcuni vogliono che essi abbiano avuto origine in Atlantide, a Occidente, altri ipotizzano che i druidi quali noi li conosciamo dai testi classici siano il prodotto della fusione di una cultura neolitica locale con i Celti sopraggiunti da Oriente. La storia esoterica delle radici del druidismo è bella e affascinante. I maghi di Atlantide avevano svelato i misteri della natura ed agivano in armonia con la sua potenza.

Ma vi furono alcuni che usarono questa stessa potenza per i propri fini, allo scopo di dominare e manipolare gli altri. “La Guerra di Atlantide fu la guerra della magia bianca contro quella nera, tra coloro che vedevano nella Natura la grande Madre Divina degli uomini e usavano i suoi doni per il benessere del genere umano, e quelli che vedevano nella Natura la Tentatrice Satanica, che faceva offerte di oscuro dominio e crudele potenza" (Eleanor Merry). Quando la catastrofe si abbatté su Atlantide, i signori oscuri si inabissarono mentre cercavano di tenersi stretti al loro potere temporale. I saggi bianchi, invece, dotati di conoscenze superiori e di una più profonda fede nella supremazia della ricchezza spirituale su quella materiale, si misero in viaggio sia verso Oriente sia verso Occidente. A Ovest, essi sbarcarono sulle coste americane, a Est sulle spiagge irlandesi e sulle coste occidentali della Gran Bretagna.


Se accettiamo questa teoria sulle origini dei primi druidi, saremo in grado di renderci conto più agevolmente del motivo per cui esistono così tante impressionanti somiglianze tra le dottrine e le pratiche degli Indiani dAmerica e quelle dei druidi.

Nelle fonti letterarie antiche non esistono testimonianze che accennino alla provenienza da Atlantide dei druidi. Tuttavia, nella tradizione celtica trovano posto inondazioni catastrofiche, e nel Libro Nero di Camarthe, per esempio, una fanciulla di nome Mererid porta allo scoperto “la fontana di Venere” dopo essere stata stuprata da Seithen­nin. Dopodiché lacqua della fonte ricoprì la Terra.

In Gran Bretagna si narra la storia di Ys inghiottita dalle acque. La malvagia figlia del re praticava la magia nera, e impossessatasi della chiave che il padre teneva al collo e che apriva la diga che proteggeva Ys dal mare, riuscì a far sprofondare il regno e se stessa allo stesso tempo.

Ambedue questi racconti, come pure alcune antiche storie del Graal, parlano degli stessi fatti accaduti ad Atlantide: una violenza fatta alla natura il cui esito è lo scaturire delle acque che inondano le terre. Lo stupro della vergine Mererid, per esempio, può essere visto come unimmagine mitica della violenza fatta alla natura dai maghi di Atlantide dediti alla magia nera. Il fatto che la violenza scateni allagamenti incontrollabili ben si adatta dal punto di vista simbolico, perché ciò che sfrutta le terre è la consapevolezza analitica maschile non addomesticata dallunione con il femminile, ed è la potenza vendicatrice del femminile, simboleggiata dalle acque, che è costretta a sommergere linsensibile maschile. Ed è strano osservare come oggi la storia sembri sul punto di ripetersi, con le acque prodotte dallo scioglimento delle calotte polari che innalzano il livello dei mari in risposta alla nostra violenza sulla biosfera.
Nel Lebor Gabala Érenn (Libro della conquista dell lrlanda) si parla del diluvio biblico, ma Caitlín Matthews ha avanzato lipotesi che per questa e per altre storie “sia forse a qualche vaga reminiscenza di Atlantide e della fanciulla a guardia della fonte che si ispirarono alcune delle storie nel loro aspetto primitivo” Quel che è certo è che la tradizione celtica parla di sei razze che sono giunte in Irlanda dall ”al di là della nona onda” (lestremo confine delle terre al di là del quale si stendono i mari neutrali) La Compagnia di Cessair, la Compagnia di Partholon, il Popolo di Nemed, i Fir Bolg, i Tuatha de Danaan e i Milesii. Il Libro della conquista delllrlanda fa una cronaca delle invasioni di queste sei razze, cercando di integrare memorie dei bardi e tradizione biblica, facendo di Cessair la nipote di Noè. Ma sono i Tuatha de Danaan, i Figli di Danu o Dana, la razza divina che ha preso dimora nelle vuote colline del sidhe al sopraggiungere dei Milesii, quelli che alcuni esoteristi identificano negli stessi Atlantidi.

Coloro che sostengono lorigine del druidismo da Atlantide avanzano lipotesi che, mentre alcuni degli emigrati dalle Terre Lucentie si sarebbero stabiliti in Irlanda e Gran Bretagna, altri avrebbero proseguito alla volta dellAsia e dellIndia, alcuni attraverso un percorso più settentrionale, altri attraverso un percorso più meridionale. In seguito, i discendenti di questi emigrati sarebbero rifluiti da est a ovest, ed è, secondo loro, questa seconda migrazione quella che venne scelta da alcuni storici essoterici per concentrarvi la loro attenzione riguardo alle origini del druidismo.

Lasciando da parte la teoria delle origini da Atlantide, la cui accettazione è a discrezione di ciascuno, possiamo ora rivolgerci alle teorie più convenzionali sullorigine dei druidi, che sono basate più su fonti di informazione storiche essoteriche che non su fonti esoteriche o chiaroveggenti. Dellesistenza dei druidi siamo a conoscenza mediante le opere degli autori classici. La prima menzione dei druidi si ebbe in due opere distinte risalenti rispettivamente al 200 a.C. e al 400 a.C. circa, che sfortunatamente sono andate perdute. Nel III secolo d.C., Diogene Laerzio, nella prefazione delle sue Vite dei Filosofi, menziona il fatto che i druidi erano stati descritti in un libro del greco Sozione di Alessandria e in un trattato sulla magia attribuito ad Aristotele. Gli storici ritengono plausibile lesistenza del libro di Sozione, scritto nel II secolo a.C., mentre considerano apocrifa lopera di Aristotele del IV secolo a.C. Se si ammette una concezione mitica o poetica delle origini dei druidi, non stona né il non poter essere sicuri se la più antica registrazione di questa tradizione sia realmente esistita né il fatto che la seconda attestazione in ordine di tempo esista sì, ma non in una biblioteca bensì nellintangibile mondo in cui viene registrato solo il ricordo della sua esistenza, più di cinquecento anni dopo che essa era stata messa per iscritto. In questo modo, la nostra conoscenza del druidismo emerge dal regno dellignoto facendosi strada un po’ alla volta più che manifestarsi allimprovviso in noi in un flusso di consapevolezza.

Prime attestazioni

La più antica attestazione dei druidi che non sia andata perduta ci è fornita da Giulio Cesare nel sesto libro del De bello gallico, scritto intorno al 52 a.C. Successivamente troviamo che parlano dei druidi numerosi autori classici tra cui, Cicerone, Strabone, Diodoro Siculo, Lucano, Plinio e Tacito , fino al 385 d.C., quando Ausonio scrisse per i professori di Bordeaux una raccolta di odi, tra le quali vi è la storia di un vecchio di nome Febicio, della stirpe bretone dei druidi, che riuscì a ottenere una cattedra a Bordeaux grazie allintervento di suo figlio. Lopera degli autori classici getta un po di luce anche se in modo incompleto su ciò che facevano e in cui credevano i druidi.
Ma le maggiori fonti di informazione scritte che si possiedono sui druidi vengono dallIrlanda, dal Galles e dalla Scozia, anche se esse sono cronologicamente molto più tarde delle fonti classiche, e quindi presentano già di per sé problemi particolari al momento di interpretarle. I testi irlandesi partono dallVIII secolo d.C., quelli gallesi vennero nel complesso messi per iscritto solo in epoca medievale, e i materiali scozzesi rimasero allo stadio di tradizioni orali fin verso la fine del XIX secolo, quando gli studiosi di tradizioni popolari cominciarono a registrare per iscritto i tesori che essi contenevano.
I testi irlandesi sono considerati “un frammento straordinariamente arcaico di letteratura europea”, che rispecchiano “un mondo più antico di quello di qualunque altra letteratura popolare dellEuropa occidentale”. Essi comprendono perlopiù racconti di eroi e compendi di codici di leggi, e ancorché trascritti da ecclesiastici cristiani, si può osservare come essi riproducano un quadro affidabile di quel mondo druidico precristiano dIrlanda che esisteva prima dellintroduzione del cristianesimo nel V secolo d.C..

I testi gallesi, come quelli irlandesi, sono la versione scritta di materiali originariamente tramandati per via orale. Messo per iscritto molto più tardi dei componimenti irlandesi, il Corpas di testi gallesi comprende il Libro Bianco di Rhydderc1z (Gwvn Rhydderc), la cui stesura risale al XIV secolo circa e il Libro Rosso di Hergest (Llyfr Coch Hergest) del XV secolo circa. È dal Libro Rosso che sono tratte le ben note fiabe del Mabinogion, e una parte delle fiabe di questa raccolta si trovano anche nel Libro Bianco: il che prova che esse vennero messe per iscritto per la prima volta tra il 1100 e il 1250. Un altro importante manoscritto gallese, che racchiude molte delle nostre conoscenze attuali sulla sapienza druidica, è il Libro di Taliesin (Hanes Taliesin). Esso risale a unepoca ancora più recente, essendo la copia, redatta nel XVII secolo, di un manoscritto del XVI. Unulteriore fonte di conoscenze sui druidi e sulla loro opera ci può venire dalle Trindi Callesi, che sono il risultato dellunione di molte fonti manoscritte. Esse ci permettono di vedere da vicino qual era il complesso percorso delladdestramento dei bardi, e dalla loro forma nitida possiamo intravedere la profondità del pensiero bardico e druidico.

Il materiale scozzese, si potrebbe pensare, non dovrebbe avere una grande affidabilità come fonte di informazione sui druidi, dal momento che è stato messo per iscritto solo nel XIX e nel XX secolo. Tuttavia, questo materiale, che comprende la cospicua raccolta fatta da Alexander Carmichael e pubblicata in sei volumi tra il 1900 e il 1961 con il titolo Carmina Gadelica, non fa che convalidare la visione del nostro retaggio precristiano quale era stata ricavata dalle fonti precedenti, classiche, irlandesi e gallesi. Esso rappresenta anche la testimonianza vivente della capacità straordinaria che le tradizioni culturali e spirituali hanno di sopravvivere per migliaia di anni venendo semplicemente trasmesse da bocca a orecchio. È vero che tutte queste fonti di informazione di cui disponiamo sono state influenzate, con il passar del tempo, dal cristianesimo e da influssi continentali, quando i bardi gallesi e cornovagliesi fuggirono in Bretagna al momento delle invasioni sassoni, ritornando con canzoni e storie modificate. Ma nonostante questi influssi, la forma e la sostanza originarie precristiane di questi materiali è chiaramente individuabile, e si può affermare che il corpus di materiale di cui si dispone per comprendere il druidismo è veramente enorme. A tuttoggi i tesori che esso racchiude non sono ancora stati pienamente indagati e valorizzati.

(Articolo di Rolando Dubini - Associazione Celtegh Medhelan)

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