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Natale e la teoria di Peppa pig

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Peppa Pig maiale a NataleQuattro candele, una affianco all'altra, tante varianti, diversi colori, un unico significato scandire l'avvento accendendo una candela alla volta, ogni domenica, fino all'arrivo del Natale. Quanta magia, com'è meraviglioso il Natale per i bambini, soprattutto in Alto Adige ove un Italiano come me si è integrato ed ha apprezzato ed imparato storia, tradizione, magia.

La neve che cade, le luci di un albero addobbato, il presepe, l'agitazione dei bambini che scartano i regali, le famiglie riunite attorno ad un tavolo, forse la cosa più bella... Quest'anno per me con qualche lacrima per chi non c'è più, ma questa è un'altra storia che a voi poco interessa.
Insomma se penso a qualcosa di romantico, ad un'atmosfera magica non posso pensare che al Natale.

Ebbene è di oggi, ma comunque non nuova, la notizia che in una scuola, stavolta a Rozzano (MI) il Natale è stato cancellato, "in nome degli attentati di Parigi", sarà sostituito a gennaio da un'anonima "Festa dell'inverno".

Già, l'inverno, ed allora tutto d’un tratto penso ad un luogo freddo, inospitale, noioso solo pioggia, nebbia o neve e solo una parola rimbalza nella mia testa "Perché?".

A Rovereto (TN) in un asilo è stato rimosso dal giardino un maialino di plastica ove tutti e sottolineo tutti i bambini si divertivano un mondo. Niente la giostra è stata tolta, probabilmente da un dirigente che dalla vita di divertimento ne ha avuto sempre poco, perché la figura del maialino potrebbe non essere gradita agli islamici.

Perché?

Lorenzo il mio piccolo ed amato nipotino ieri mi ha detto d'aver sentito che il suo cartone animato "Peppa Pig" cesserà d'essere trasmesso perché potrebbe non piacere al mondo islamico. Perché?

Già perché doversi spogliare della propria storia, della propria cultura, delle proprie tradizioni, per la paura, per il voler assumere una neutra e scialba identità che forse non irrita, ma neppure piace, che non ha senso che non ci porterà a nulla, non faciliterà l'integrazione e porterà alla nostra fine.

Se i dirigenti scolastici occupassero di più il loro tempo per studiare progetti intelligenti di vera integrazione, senza perderlo stupidamente nell'uccidere la cultura, senza creare odio nei bambini che crescono vedendo che questo Islam, che neppure sanno cosa sia, li priva del divertimento, gli nega la storia dei propri nonni, l'identità dei genitori...

Perché?

Un popolo senza storia e cultura è un popolo morto.


Massimo Bessone
Vice Presidente del Consiglio Comunale di Bressanone (BZ)

Veronese di nascita, ma perfettamente integrato in questa splendida terra che è l’Alto Adige, non pretendendo, semplicemente imparando, arricchendomi…  Mi lascio, dunque, ancora sorprendere da notizie come quella di oggi, che in una scuola della periferia di Milano, la festa di Natale verrà cancellata.

 

 

Gian Antonio Stella e lo sconcio di Roma

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Nessuno sembra aver notato che in un recente articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella pubblicato dal C. della S. (18-06 -15): "Roma e le regole svanite, abusivi anche gli hotel", attraverso il quale i due giornalisti impietosamente denunciano lo sconcio di Roma, città ormai da terzo mondo, vi è una stranissima omissione: in tale articolo non è fatto il minimo accenno allo stuolo di extracomunitari abusivi, petulanti e spesso anche aggressivi che riempiono a Roma, stazione, strade e piazze dedicandosi alla vendita di prodotti contraffatti o di cianfrusaglie, all'accattonaggio, o che sono dediti ad altre attività illegali. Una minoranza - anche se molto ma molto esigua - ormai orina e defeca in pubblico. Io stesso ne sono testimone.

Ripeto: l'apporto dei tanti clandestini, praticanti l'abusivismo, al caos di Roma è totalmente ignorato dai due giornalisti. Eppure l'articolo è dedicato proprio al disordine cronico, alla sporcizia, all'illegalità e al non rispetto delle regole vigenti nella Capitale, cui l'abusivismo immigratorio dà un contributo che salta agli occhi di qualunque turista che metta piede in questa città, attratto dal mito della sua "Grande Bellezza".

Gian Antonio Stella ha invece scritto molto, in altre occasioni, su Rom ed extracomunitari. Ma solo per esaltarli, beatificarli e presentarli come vittime del razzismo italiano. O anche per dimostrare che noi emigranti italiani ci comportavamo nei paesi di accoglienza ben peggio di questi extracomunitari, vittime innocenti oggi del nostro "razzismo".

Il mio tono polemico e risentito potrebbe far pensare appunto a razzismo antistraniero. Tutt'altro. Le mie scelte di vita dimostrano qual è la mia sostanza. Condanno semplicemente il "razzismo antitaliano", praticato con voluttà, da tanti abitanti della penisola, e denuncio l'incapacità di questi italiani "alla San Francesco" di capire che senza regole e disciplina, e soprattutto autodisciplina,  e senza - oso dire - che senza un sano egoismo nazionale, ossia un sano amor patrio di cui questo fasullo amore universale è lo  sbeffeggiamento,  non si costruisce una nazione né la si mantiene in piedi. Né si amministra decentemente una città.

La "solidarietà" planetaria con cui gli italiani buonisti - la stragrande maggioranza - si gargarizzano voluttuosamente ogni giorno nei "talk show" e nei giornali dovrebbe iniziare dalla propria gente. Ma nei "talk  show" questi straordinari esemplari italiani, che si dichiarano amanti dell'umanità intera, ma che sono invece ammalati fino al midollo di ideologia, né lasciano parlare né ascoltano l'avversario (avversario ideologico).

Inutile poi dire, che pur dichiarandosi disposti a dare le chiavi del proprio paese agli altri, etichettati all'ingrosso come "disperati" meritevoli di tutta la nostra "solidarietà", non sono per nulla disposti ad offrire a questi "disperati" le chiavi della propria casa.  

Il sentimento di una non meglio precisata e molto teorica "solidarietà planetaria", diretta in pratica all'annientamento dei confini tra nazioni  è vivacissimo tra gli italiani. È invece la solidarietà nazionale  a trovarsi anni luce distante dai sentimenti quotidiani di questo popolo intriso di odi civili, di faziosità, di campanilismi, e di compiacimenti autodenigratori. E di protagonismi ed esibizionismi, di cui il buonismo planetario è il fiore all'occhiello.

Claudio (Canada), 19/7/2015

 

 

Cade il muro, ma i piccoli politici italiani non hanno cambiato nulla

Muro di BerlinoÈ la sera del 9 Novembre 1989. Ho vent'anni e cammino per Bressanone, la mia città. Una sera d'autunno che sembra uguale alle altre, con la tristezza di un buio che arriva sempre prima, con il fastidio di un vento ogni giorno più freddo che pare schiaffeggiare il mio viso, decido allora di rientrare a casa.

Sono solo, accendo la TV e mi preparo qualcosa. Distrattamente ascolto, ma non guardo lo schermo, ad un certo momento però' le voci che arrivano dalla TV si fanno più concitate, i miei occhi vengono allora attirati.

Smetto di fare quello che sto facendo, mi siedo, ormai non ascolto più, il mio sguardo fissa un muro, il muro di Berlino, un muro che cade ed ormai non divide più, ma che unisce giovani, come me, in festa.

Ora le mie guance non sono più raffreddate da quel vento autunnale, anzi una lacrima le riscalda ed un vento, un vento di cambiamento mi fa battere più forte il cuore. Capisco allora che quella non è una sera qualunque, che quella è la sera, la sera che cambierà la storia.

Ancor oggi, a distanza di venticinque anni, i miei occhi bagnati, anche se più vecchi, rossi e stanchi, riescono ancora a scaldare le mie rugose guance pensando a quei momenti a quella sera.

Una cosa però, pur nell'emozione, mi rattrista, possibile che in altri luoghi grandi uomini, pur avendo cavalcato i palcoscenici politici per brevi stagioni, sono riusciti a cambiare il mondo e piccoli uomini italiani in politica oggi come già da molto prima della caduta del muro, senza essere riusciti a cambiare nulla, di nulla, se non il loro conto in banca!
 
Venticinque anni fa crollava il muro di Berlino, la Germania si riuniva ed il popolo esultava una vittoria, festeggiava la storia.
L'altro giorno a Massa Carrara è crollato un altro muro, quello di contenimento del fiume Carrione, il popolo piange un'altra sconfitta, quella della politica italiana a discapito di poveri cittadini illusi.
 
Dedicato al grande Michail Gorbaciov, a tutti gli eroi quel dì a Berlino. Dedicato a tanti inutili e longevi politici italiani...

Massimo, 9/11/2014

 

Il nuovo volto dell'Italia

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Immigrati in ItaliaIl volto che ormai l’Italia presenta al turista straniero è un volto da terzo mondo. A causa della presenza massiccia degli “immigrati”.

Mi si dirà: è così ovunque in Europa. L’Italia in verità detiene un record in materia, dal momento che in nessun paese europeo, nei luoghi e settori costituenti un'immediata carta da visita che si offre a chi vi giunga in provenienza dall'estero, la visibilità dell’immigrato è così schiacciante.

Sto parlando dei mendicanti, onnipresenti, e dei venditori ambulanti, quasi tutti abusivi, che circolano letteralmente ovunque, anche tra i tavoli dei ristoranti, e che ingombrano strade, marciapiedi, piazze e l'accesso ai nostri monumenti con le loro mercanzie tenute in mano e sul corpo, oppure poggiate su scatoloni di cartone che fungono da supporto, o sistemate su teli posti al suolo o su bancarelle. Insomma, a decine, a centinaia, a migliaia gli "immigrati", tra cui abbondano appunto i clandestini, sono visibilissimi nella penisola.

So che questo tema non è ignorato dagli italiani, che ne parlano, sì, ma solo per celebrare questa loro Italia francescana, ecumenica, mondialista, progressista del "anche noi nel passato abbiamo conosciuto il doloroso emigrare", "accogliamoli perché questi disperati fuggono da paesi in guerra", o del "è inutile ed immorale opporsi al cambiamento, al nuovo, allo straniero, al diverso, erigendo egoistiche barriere xenofobe"; o ancora in nome del sacrosanto "siamo tutti figli di Dio" o dell’ormai classico "gli stranieri fanno quello che gli italiani non vogliono più fare..."

Dopo aver detto cio' mi aspetto di essere etichettato come "razzista". Accusa ridicola, perché l'Italia straripa invece di un altro razzismo, assai particolare: “l’autorazzismo”, ossia il razzismo praticato dagli italiani contro gli italiani; vedi tra l’altro il disprezzo dei leghisti per la gente del nostro Sud e il vilipendio dei simboli nazionali italiani. E vedi la diffusione del "compiacimento autodenigratorio" nazionale, sconcia perversione masochistica "all'incontrario" di un normale sentimento d'amor patrio, pur così diffuso nel mitico "Estero", esaltato e beatificato dagli italiani.

Claudio (da Montreal), 10/7/2014

 

 

Ripuliamo la Sicilia, ripuliamo l'Italia

Operazione Husky 2014, (ri)chiamiamola così e "liberiamo" la Sicilia grazie ai marines. La testa di ponte creata con gli "ospiti" (si fa per dire, ma la base è formalmente sotto sovranità italiana) di Sigonella funziona alla grande in provincia di Catania.

I baldi "volontari" a stelle e strisce, a fronte del vuoto creato dalle istituzioni nella manutenzione del bene pubblico,intervengono oramai ovunque ci sia bisogno.

Scuole, strade, boschetti ed ieri,ultima entrata,la zona archeologica cittadina vengono a turno "liberate" da quel immondezzaio e da quel degrado caratteristici del nostro (catanese) patrimonio genetico.

Appena il 4 giugno scorso avevo segnalato su La Sicilia la meritoria opera dei marines americani che,a cose fatte,si ritrovavano regolarmente in posa assieme agli stessi (ir)responsabili della cosa pubblica per la foto di rito. Mi ero limitato a manifestare sconcerto per l'andazzo che,a parti invertite, non trovava certo riscontro negli Usa. Ma, mea culpa, non avevo ancora ben capito.

Catania è solo la "testa di ponte" della Operazione Husky 2014 : la nuova "liberazione" è vicina, grazie agli americani ed ai loro potenti mezzi.

Gli "esploratori" della Navy si sono presentati armati solo di ramazze, rastrelli e pennelli per verificare sul campo la situazione e la capacità delle autorità nel difendere il bene comune.

Vista la totale disponibilità delle stesse a "disertare" per "mancanza di mezzi" e volontà politica hanno sicuramente accertato che gli Usa possono fare molto, molto di più. Sembra siano giunte da Crocetta a scendere fino all'ultimo dirigente dei comuni accorati appelli per l'immediato intervento su scala regionale.

Pulizia delle spiagge e costruzione solarium (siamo già in piena stagione balneare); manutenzione delle autostrade (negli USA non sarebbero neppure considerate sentieri) A18, A19 e 21, completamento della Sr-Gela e posa tramite genieri di corsie supplementari per la Catania-Ragusa  ed Agrigento-Palermo; pulizia integrale e fornitura di servizi igienici per tutti i Parchi Archeologici della Sicilia con particolare cura per Musei dissestati e senza personale; fornitura di adeguati mezzi anti-incendio a tutela dei Parchi boschivi con impiego dei bombardieri Stealth (invisibili ai piromani) e di Rangers possibilmente a cavallo (anche l'occhio vuole la sua parte); potenziamento dei servizi sanitari di pronto soccorso (già definiti triage) con spostamento delle barelle ed ambulanze dall'Afghanistan ai vari presidi medici siciliani.

E ancora: ripristino di stazioni ferroviarie e linee ferrate dismesse causa precedente sbarco e sue conseguenze; potenziamento linee marittime per le isole minori  con utilizzo dei mezzi trasporto truppe giacenti nei depositi della marina dopo la Guerra del Golfo; costruzione provvisorio Ponte Bailey sullo Stretto di Messina per facilitare transito truppe terrestri ...

"Per far cosa?" si chiederà chi (con pazienza) legge. Ebbene, ho anticipato in premessa: è la Operazione Husky 2014 quella che è partita da Sigonella e che, dalla Sicilia, conta di "liberare" tutta l'Italia. Per fortuna senza bombe ma con la presenza fisica e mediatica dei marines nella salvaguardia e tutela del territorio catanese, siciliano ed italiano. Via via abbandonato dalle istituzioni che lo dovevano difendere.


In fin dei conti, con gli opportuni adeguamenti, la storia si ripete.


Vincenzo, 27/6/2014

 

 

Nord, Sud: due pesi e due misure

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nord sud, aiuti di stato: due pesi e due misure per lo sviluppo economicoGli anni cambiano, ma la politica rimane ferma ed inchiodata nei vecchi stereotipi da prima repubblica, ma rimango meravigliato del “poco peso politico dei parlamentari veneti” nei palazzi romani.

Sì perché se Roma ottiene i benefici con il decreto Roma capitale, la stessa cosa non si po’ dire per Venezia, due pesi e due misure, si sa, è l’eterna canzonetta "Nord e Sud".

Ma il fallimento della classe politica veneta sia essa di “origine“ Pd filo sinistra sia quella Forza Italia filo centro/destra nel non volere rilanciare l’economia del Veneto in quanto locomotiva trainante del bilancio centrale dello stato rischia di lasciare una nazione senza benzina e di rimanere quindi appiedati.

Lo dimostra la situazione attuale di molte famiglie di lavoratori e di imprenditori, quest’ultimi portarti a compiere gesti estremi, vessati dallo Stato con imposte ed enti come Equitalia e le Banche che si comportano come usurai legalizzati.

Mentre Venezia convoca il tavolo di concertazione per costituire la Citta’ Metropolitana, altro non è che la Provincia con poteri indeboliti, in sostanza un contenitore vuoto che porterà regresso ed ingessatura nelle opere del territorio con forte disparità nelle varie zone.

Mentre al nord si compie “la frittata”, al Sud istituiscono le zone franche urbane, portando “ossigeno” alle azienda e maestranze meridionali per migliorare l’occupazione. Ed infatti le imprese beneficiarie potranno fruire in compensazione degli importi loro accordati al fine di abbattere le imposte sui redditi, l’Irap, l’imposta municipale propria e i contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente come secondo provvedimento dell’agenzia delle Entrate, n. 2014/62309.

Ma, mi chiedo con la crisi che attanaglia il Veneto, com’è che nessuno dei politici e gruppi parlamentari del Veneto si è attivati per portare a casa tale beneficio?

Ma il ministro Zanonato perché non ha deciso di istituirle anche in questo territorio? Il beneficio sarebbe stato superiore alle attese con la possibilità di riesumare i posti di lavoro persi. Ma forse è piu’ facile favorire i contratti di solidarietà da fame per le maestranze che innovare e spingere i consumi.

Certamente ora tutti sono interessati ai problemi degli italiani elettori in vista delle elezioni europee. Rimango comunque meravigliato nel leggere i nomi di alcuni politici “datati” che tentano la fortuna in Europa dopo aver affossato l’economia del Veneto e dei Veneti .

Gianluca, 10/5/2014

 

 

Chinatown, Milano: una storia che non finisce più

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Chinatown Milano, Via Paolo Sarpi15 dicembre 2011: in una folta assemblea pubblica, Sindaco e tre assessori propongono per il quartiere Sarpi, una ZTL merci, allo scopo primario di far rispettare orari e luoghi per il carico e scarico merci (già regolamentati con ordinanza in vigore dal maggio 2010), regolamentare l’accesso di veicoli commerciali, riqualificare il quartiere e migliorare la qualità della vita dei residenti. Primo passo verso la trasformazione del quartiere in un'isola ambientale in linea con le giuste aspirazioni di chi il quartiere lo vive tutti i giorni, per un'aria più pulita, una mobilità più sicura, una qualità di vita migliore.

Maggio 2013: la ZtL è pronta per essere operativa con tutte le infratrutture teconogiche (telecamere ecc.) già installate, ma è oggetto di un ricorso al TAR da parte di una cinquantina di grossisti contrari a questa misura: l'interesse di pochi contro i diritti di tutti. Il 21 maggio ci sarà l'udienza davanti al TAR.

E l'amministrazione comunale che fa? Ci saremmo aspettati che la giunta mettesse in campo tutte le sue competenze e risorse per sostenere con forza dinanzi al giudice la validità della scelta fatta con la istituzione della ZtL, che di fatto non fa che, in continuità con interventi già messi in atto dall'amministrazione precedente, applicare uno strumento automatico di controllo (le telecamere) per fare rispettare regole già presistenti e regolarmente disattese.

Riscontriamo invece un cincischiare, un seguire un percorso tortuoso di mediazione mirato a modificare l'impianto della ZtL alla ricerca di un compromesso al ribasso con i ricorrenti, con l'accettazione di ulteriori finestre per l'attività di carico e scarico, quasi a voler premiare chi in questi anni non si è attenuto alle regole e ora ne vuole di nuove e più consone alle proprie esigenze. E per fare questo ricorre al TAR non per contrastare un provedimento nuovo ma di fatto per chiedere alla giunta di "non far rispettare regole che ci sono da molto tempo".

In contrasto con questo approccio l'Associazione Vivisarpi ha raccolto l'adesione di diverse associazioni e comitati operanti nella zona che, pienamente consapevoli dei benefici che la ZtL può apportare alla qualità della vita di tutti, hanno sottoscritto una mozione con la quale si chiede direttamente al Sindaco Pisapia, che l'amministrazione si attivi concretamente a difesa di questa misura senza tentennamenti né passi indietro.
 

Di seguito il comunicato stampa dell'Associazione Vivisarpi, del 10 maggio 2013:


Al Sindaco di Milano Dott. Giuliano Pisapia

Difendiamo la ZtL Sarpi

La ZtL Sarpi, istituita dall'amministrazione comunale con delibera del 16 novembre 2012 è pronta per essere operativa con tutte le infratrutture teconogiche (telecamere ecc.) già installate, ma è oggetto di un ricorso al TAR da parte di una cinquantina di grossisti contrari a questa misura.

La questione sarà dibattuta davanti al TAR il giorno 21 maggio pv, con la possibilità di una prima sospensiva della delibera in attesa del giudizio di merito, il cui esito è atteso subito dopo. La ZtL Sarpi rappresenta per il quartiere un passo importante per il miglioramento della vivibilità di tutti coloro, residenti e non, che il quartiere lo vivono.

La precedente pedonalizzazione di via Sarpi ha costituito un primo passo per la riqualificazione del quartiere e un beneficio per i fruitori della via, sia in termini di minore inquinamento sia di migliore qualità della vita: ha, per contro, aggravato la vivibilità per i residenti delle vie circostanti, già di per sè critica a causa della concentrazione di esercizi commerciali all'ingrosso in uno spazio limitato e privo di aree idonee allo svolgimento di tale attivià. Proprio per questa morfologia urbanistica del quartiere la compresenza delle due funzioni, residenza e commercio all'ingrosso, risulta incompatibile, come riconosciuto in maniera ufficiale dal nuovo PGT che nel Piano delle Regole non consente più l'apertura di nuovi esercizi all'ingrosso nei Nuclei di Antica Formazione aventi morfologie urbanistiche come il nostro quartiere.

E' in questo contesto, in linea con le nuove regole del PGT, che nasce la ZtL merci Sarpi, proposta dall'amministrazione anche per ottemperare a impegni presi direttamente dal sindaco Pisapia con i cittadini. Lo scopo primario è quello di far rispettare orari e luoghi per il carico e scarico merci (già regolamentati con ordinanza in vigore dal maggio 2010), regolamentare l’accesso di veicoli commerciali, riqualificare il quartiere e migliorare la qualità
della vita dei residenti. Primo passo verso la trasformazione del quartiere in quell'isola ambientale che incontra la volontà dei cittadini e dei residenti della zona, che da molto tempo aspirano a un'aria più pulita, a una mobilità più sicura, a una qualità di vita migliore. Ed è proprio nell'ottica della futura isola ambientale che molte associazioni, in data 18 gennaio scorso, hanno richiesto e ottenuto che il quartiere venisse incluso nelle future “zone 30” del
PGTU.

Ora l'eventuale accoglienza del ricorso al TAR rischia di compromettere tutto questo percorso.

E' importante allora che l'Amministrazione Comunale metta in campo tutte le sue competenze e risorse per sostenere con forza dinanzi al giudice la ZtL nella sua interezza e con essa le giuste esigenze dei residenti.

Ogni mediazione che andasse a modificare l'impianto della ZtL alla ricerca di un compromesso al ribasso allontanerebbe nel tempo ogni prospettiva di reale cambiamento per il quartiere, vanificherebbe le azioni di limitazione dell'inquinamento e segnerebbe un ingiustificato passo indietro non più tollerabile dagli abitanti.

Associazione Vivisarpi
Via Montello 16 20154 Milano
Pier Franco Lionetto Presidente, 14/5/2013

 

 

Ci lascia Enzo Jannacci, pioniere del rock & roll italiano

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Enzo Jannacci, muore a Milano il 29 marzo 2013Scompare a Milano il 29 marzo 2013 a 77 anni Enzo (Vincenzo) Jannacci. E' stato cantautore, cabarettista, attore e cardiologo milanese, tra i maggiori protagonisti della scena musicale italiana del dopoguerra, ma anche precursore di una acuta satira politica nelle sue canzoni, talvolta censurate dalla ottusa direzione dei media.

Lo ricordiamo per alcune delle sue canzoni più note tra le quali "Vengo anch'io. No, tu no" e  "Ho visto un re". "Vengo anch'io, no tu no" diventa in breve tempo campione di vendite e balza in cima alle classifiche italiane, giungendo al primo posto dell'hit parade di Lelio Luttazzi.  Una fine satira politica e sociale traspare anche in questa che diviene la canzone più celebre dell'omonimo album, il cui exploit è certamente dovuto all'apparente semplicità ed orecchiabilità del testo ed in particolare del ritornello. Colui che pronuncia la ricorrente domanda «Vengo anch'io?» e che viene respinto dagli altri con un eloquente quanto significativo «No, tu no», per alcuni simboleggia il tipico personaggio che, secondo l'immaginario collettivo, cerca ad ogni costo di non sentirsi escluso dal gruppo di amici a cui si riconduce, chiedendo di poterci essere -qualunque sia il progetto e l'intenzione della massa- come tutti gli altri.

"Ho visto un re", brano cantato insieme a Dario Fo appare al primo ascolto ironico e nonsense, ma in realtà è infuso di metafore a sfondo politico. Non a caso, diventa uno dei brani simboli del '68, amato proprio per la sua apparente innocenza che nasconde una graffiante satira sociale.

Caposcuola del cabaret italiano, Enzo Jannacci, nel corso della sua cinquantennale carriera, ha collaborato con svariate personalità della musica, dello spettacolo, del giornalismo, della televisione e della comicità italiana, divenendo artista poliedrico e modello per le successive generazioni di comici e di cantautori.

Autore di quasi trenta album, alcuni dei quali rappresentano importanti capitoli della discografia italiana e di varie colonne sonore, Enzo Jannacci, dopo un periodo di ombra nella seconda metà degli anni novanta, è tornato a far parlare di sé ottenendo vari premi alla carriera e riconoscimenti per i suoi ultimi lavori discografici.

È ricordato come uno dei pionieri del rock and roll italiano, insieme ad Adriano Celentano, Luigi Tenco, Little Tony e Giorgio Gaber, con il quale formò un sodalizio durato più di quarant'anni.

La carriera di musicista inizia negli anni cinquanta. Dopo il diploma in armonia, composizione e direzione d'orchestra ed otto anni di pianoforte presso il Conservatorio di Milano con il maestro Gian Luigi Centemeri, inizia - all'età di vent'anni - a frequentare gli ambienti del cabaret, mettendo subito in mostra le proprie doti di intrattenitore e presentatore. Nel frattempo, si avvicina al jazz e comincia a suonare in alcuni locali milanesi, ma contemporaneamente scopre anche il rock and roll, genere nuovo che stava ottenendo grande successo in America con artisti del calibro di Chuck Berry e Elvis Presley.

Come jazzista suona con musicisti dello spessore di Stan Getz, Gerry Mulligan, Chet Baker e Franco Cerri, con i quali registra numerosi dischi, mentre è da Bud Powell che impara a lavorare sulla tastiera prevalentemente con la mano sinistra. Dopo i primi 45 giri incisi con Gaber, debutta come solista con canzoni quali L'ombrello di mio fratello e Il cane con i capelli: sono brani nei quali il cantautore milanese fa già intuire uno stretto rapporto tra la musica e la comicità surreale, un legame che caratterizzerà gran parte della sua produzione artistica. A questo filone, quasi precursore del demenziale (che lui stesso definisce "schizo", abbreviazione di schizoide), si affiancano subito brani più romantici ed introspettivi, come Passaggio a livello, delicata canzone d'amore che Luigi Tenco reincide valorizzando Jannacci anche come autore e pubblicata dalla Tavola Rotonda insieme a Il giramondo nel 1961.

Enzo Jannacci muore a Milano il 29 marzo 2013 alla clinica Columbus, ove era ricoverato da lungo tempo per un tumore.

[Fonte: Wikipedia]
 

 

"Padroni in casa nostra, via gli Italiani dalla Svizzera": è morto Giuliano Bignasca

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Giuliano Bignasca presidente Lega dei TicinesiÈ scomparso improvvisamente il 7 marzo 2013 Giuliano Bignasca all'età di 67 anni. Presidente del movimento della Lega dei Ticinesi, da lui stesso fondato nei primi anni novanta, con un richiamo esplicito alla Lega Lombarda-Lega Nord di Umberto Bossi. È stato consigliere nazionale dal 1995 al 1999 - Camera bassa del Parlamento elvetico - e, dal 2000 fino al 2013, è stato municipale per il Comune di Lugano.

Scalpellino di formazione e, in gioventù, calciatore (nell'FC Lugano) in serie A svizzera, dirige con il fratello Attilio un'impresa di costruzioni e siede nel Consiglio di amministrazione di alcune società. Nel 1989 e nel 1993 viene condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. Paladino dell'antifrontalierato italiano, nel '93, stando al Corriere della Sera del 29.09.10, viene "condannato dalla Corte di Lugano per aver impiegato una dozzina di operai jugoslavi senza permesso di lavoro". Nel 1990 crea, insieme con Flavio Maspoli, il domenicale a distribuzione gratuita "Il Mattino della Domenica", nel quale scrive articoli argomentando con stile graffiante e privo di eufemismi, ed a volte esprimendosi sopra le righe, temi quali l'opposizione all'ingresso della Svizzera nell'Unione Europea, la richiesta di precedenza ai residenti in Ticino nell'assegnazione dei posti di lavoro, la necessità del mantenimento dell'autonomia dei Cantoni e altri. Al settimanale si affianca, a partire dall'ottobre 2007, il quotidiano su Internet MattinOnline.ch.

Ha fatto scalpore coi suoi modi con la prima pagina "Troppi neri in nazionale", riferendosi ai giocatori della Nazionale svizzera di calcio. Istituì, provocatoriamente, una taglia sui radar per il controllo della velocità dicendo di pagare 500 franchi per ogni scatola di radar e 1500 per l'intero apparecchio. Per questo motivo è stato condannato per "pubblica istigazione alla violenza e ingiuria" dal tribunale distrettuale di Bellinzona.[1] In televisione tende a esprimersi senza mezzi termini. Bignasca fa parlare di sé anche in Italia quando, nel 2005, invita il capo della Lega Nord Padania Umberto Bossi a tenere un comizio a Lugano, nell'ultima dimora del federalista lombardo Carlo Cattaneo.

Nello stesso anno sostiene la nascita del gruppo dei Giovani leghisti, formazione giovanile all'interno del movimento. Nell'ottobre 2006 il gruppo stipula un Patto di gemellaggio con il Movimento Giovani Padani della Provincia di Lecco, movimento giovanile della Lega Nord, guidato dal mandellese Giovanni Pasquini, vicecoordinatore del MGP locale. Alla firma dell'accordo sono presenti il granconsigliere ticinese Norman Gobbi ed il coordinatore federale MGP l'onorevole Paolo Grimoldi. Fra le iniziative comuni sorte a seguito dell'accordo internazionale, una petizione da presentare al consiglio di Stato di Bellinzona affinché nelle province lombarde vicine al confine svizzero si possa tornare a ricevere la Televisione svizzera di lingua italiana (TSI) come già avveniva sino a metà degli Anni '90, senza l'uso del decoder.

Il 1º aprile 2007, grazie al sostegno della candidatura del consigliere di Stato Marco Borradori, la Lega si impone alle elezioni come secondo partito del cantone con il 19.68% dei consensi, ad una distanza di quasi il 2% circa rispetto al primo partito, il Liberali-Radicali. Viene anche eletto come membro del Gran Consiglio il figlio di Giuliano Bignasca, Boris Bignasca. Il 21 ottobre dello stesso anno, in occasione delle consultazione federali, strappa un buon risultato per la Lega ottenendo il 12.6 % dei consensi cantonali e la riconferma del seggio a Berna per il fratello Attilio Bignasca.

Alle elezioni cantonali del 2011, la Lega dei Ticinesi di Bignasca incrementa ancora i propri consensi. Con il 19,62% dei voti si conferma il secondo partito nel legislativo (dietro al Partito Liberale, con il 21,29% delle preferenze)[2], ma - grazie alla alleanza elettorale con l'UDC - diviene il partito di maggioranza relativa nell'esecutivo cantonale (il Consiglio di Stato) con il 25,94% dei voti, superando, per la prima volta, il Partito Liberale (che ottiene il 21,99% dei consensi).

[Fonte: Wikipedia, Facebook ]

 

 



 

No alla truffa sul referendum, nessun profitto sull’acqua!

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Occorre contrastare il nuovo piano tariffario dell'AEGG (Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas)LANCIAMO PER LUNEDI 10 e MARTEDI 11 DICEMBRE UN MAILBOMBING DI DENUNCIA E PROTESTA.

PER PARTECIPARE BASTANO POCHI MINUTI. INVITATE ANCHE I VOSTRI CONTATTI A FARE ALTRETTANTO!

C'è la necessità/urgenza di contrastare da subito il nuovo piano tariffario che l'AEGG (Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas) si appresta a deliberare, ignorando di fatto il risultato referendario, chiediamo a tutte e tutti di passare all’azione concreta.

Quanto finora prodotto dall'AEEG comporterebbe:

  •  mancata eliminazione dalla tariffa della remunerazione del capitale investito, abrogata dal referendum. Al contrario SI STANNO FACENDO RIENTRARE DALLA FINESTRA I PROFITTI GARANTITI PER I GESTORI sotto la denominazione di “oneri finanziari sul capitale immobilizzato”
  •  retroattività del nuovo sistema tariffario, in violazione del principio di irretroattività degli atti amministrativi
  •  riconoscimento dei costi sostenuti così come iscritti nel bilancio della società anche se più alti dei costi programmati

INDIRIZZI MAIL:

- servizi-idrici@autorita.energia.it (ossia l'indirizzo mail per la consultazione)
- ufficioSOC@autorita.energia.it (ossia l'indirizzo mail della segreteria dell'AEEG).
- reclami.sportello@acquirenteunico.it (sportello per il consumatore e segnalazione reclami)

IL TESTO DEL MESSAGGIO:

"No alla truffa sul referendum, nessun profitto sull’acqua!"

La vostra proposta sulla riorganizzazione del sistema tariffario del servizio idrico va ritirata perchè viola il pronunciamento referendario.

Infatti si reinserisce sotto mentite spoglie il profitto garantito per i gestori nella tariffa del servizio idrico.
Inoltre, risulta essere illegittima poichè, intervenendo sulle tariffe del 2012, viola il principio di irretroattività degli atti amministrativi.

Siamo totalmente coscienti che la vostra indicazione tecnica ha una valenza politica e tale, anche, è la vostra responsabilità, come quella dell'attuale Governo.


Dunque ribadisco che la vostra proposta deve essere ritirata.

Il mio voto va rispettato!

Firma........"


Ripartiamo con il mailbombing per chiarire a tutte e tutti che il voto referendario degli italiani non è stato uno scherzo e che ogni tentativo di annullarlo troverà la mobilitazione sociale diffusa e pronta a contrastarlo. Indietro non si torna!

Danilo, 9/12/2012

 

 

L'anno di Monti

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Mario Monti, 54esimo Presidente del ConsiglioL'anno di Monti è compiuto e vorrei tentare di fare un bilancio.

Partiamo dalle cose buone. Monti ha ridato all'Italia la considerazione internazionale che merita. Per la verità non gli è stato difficile visto chi lo ha preceduto e poi lui è uomo già conosciuto nell'internazionale dei banchieri e dell'alta finanza.

Ha bocciato il ponte sullo stretto e le olimpiadi a Roma. Andiamo alle cose non buone e partiamo dagli esodati. Un errore di valutazione così macroscopico lui e i suoi professori non dovevano farlo. Non vi possono essere scusanti tanto più che doveva almeno essere imposta una norma di salvaguardia come è stato fatto per i vari incentivi.

Arrivati alla cifra massima possibile l'esodo andava bloccato. Non lo ha fatto! Passiamo all'IMU. Qualcuno ha detto che è una invenzione della Lega ed è vero però con due sostanziali differenze: nell'IMU leghista le entrate dovevano rimanere interamente ai Comuni e la prima casa era esclusa dalla tassazione.

Monti ha introdotto lo Stato e la prima casa dando un colpo mortale all'industria del mattone. Ha fatto una liberalizzazione che tale non è. Ha aumentato le tasse in genere, ridotto le garanzie occupazionali ed altro. Lui e suoi prof non hanno valutato l'impatto recessionistico così lo spread non è arrivato ai 200, l'inflazione è aumentata, il mercato langue, la disoccupazione è aumentata e il debito pubblico pure.

E sì che lo scopo principale era proprio la diminuzione del debito pubblico. Evidentemente è stato commesso un altro errore di valutazione.

Ora ci viene a dire che l'uscita dal tunnel è vicina sapendo di mentire a meno che commetta un nuovo madornale errore di valutazione stante il fatto che perfino la Merkel è convinta che ci vorranno almeno 5 anni come aveva asserito Squinzi. Riforme praticamente niente, colpi alla casta politica idem.

Pagella del tutto insufficiente. Non se ne abbiano a male quelli che detestano la Lega ma è stato l'unico partito ad essergli contro, seguito dopo un mesetto da Di Pietro, classificandolo subito come l'uomo che ci avrebbe legnato senza toccare i potentati.

Ora la maschera è caduta con l'arrivo di Montezemolo e compagnia. La fregatura è che non si sa chi preferirgli. Siamo veramente a terra! Personalmente non saprei chi votare ma ci andrò.

 

valter, 19/11/2012

 

 

Ippica: comunicato AGIT

L'incontro tra A.G.I.T. e Comitato pre-Lega (Unione) Ippica ha fatto sorgere polemiche, alimentate anche dalla mancata adesione dell'AGIT al gruppo creato dagli rappresentanti di categoria che, per esternare il loro appoggio all'attuale sistema, hanno delegato Mario Masini a loro portavoce.

L'A.G.I.T. da tempo denuncia lo stato fallimentare dell'attuale sistema ippico, e di conseguenza ritiene il valutare una strada alternativa non solo un diritto, ma un dovere verso tutti i suoi associati.
Occorre ricordare come:

  •  la classe politica che ha gestito direttamente il nostro ambiente si è principalmente preoccupata di sistemare burocrati di ogni genere ai vertici dell'Ente con il solo compito di far passare tempo senza modificare nulla, e ha utilizzato l'alternanza delle cariche per far restare le promesse sempre e solo promesse;
  • AAMS ha sempre bloccato ogni riforma delle scommesse, sotto l'attenta regia dei Concessionari,
  • la parte produttiva del sistema, quello che vive delle risorse dell'ippica (montepremi) è stata nel tempo presa in ostaggio, e costretta a mantenere tutte quelle "poltrone" create ad hoc dagli amici politici (stipendi del "baraccone " U.N.I.R.E./ ASSI, Unirelab).

E non possiamo tralasciare i vari passaggi legislativi che hanno provocato l'enorme "voragine" economica dell'ippica, a partire dalla legge 200/2003, al tempo del Ministro Alemanno e del fido Panzironi.
L'allora Onorevole Mario Masini (colui che oggi dovrebbe essere portavoce delle categorie) "partorì" la famosa legge salva-Agenzie ( detta appunto Legge Masini ) con la quale vengono abbonati 129 milioni (il 33% del totale) dei minimi garantiti,e rateizzati i restanti in 8 rate annuali ( peraltro mai pagate); e per far tornare i conti, nella malaugurata ipotesi che qualcuno potesse anche chiedere il pagamento delle rate, fu aumentata la percentuale data alle Agenzie ippiche per il costo della rete di scommesse dall' 8% al 12% ,percentuale bloccata fino al 2016!


Ma non solo questo: la legge 200/2003 trasforma l'UNIRE in Ente pubblico di 1' livello. Non certo per aumentarne il prestigio o la funzionalità, ma solo per aumentare il numero delle "poltrone" occupabili. E l'ippica si è dovuta accollare lo stipendio di 220 dipendenti!!! Il buon Masini si difende dicendo che allora era un politico, oggi è un ippico: complimenti !!!

E non dimentichiamo i milioni dovuti dalle Agenzie ippiche ( circa 110) per i canoni TV, che per effetto di una provvidenziale transazione sono diventati 10. E ancora paghiamo quasi 11 milioni a teleippica ( controllata interamente da SNAI ) per diffondere le immagini delle corse.

Tutti ricordiamo quel breve periodo in cui ricoprì la carica di Commissario UNIRE Matarrese. Sembra che dopo qualche tempo dalla sua nomina, il tempo di capire come funzionava l'ippica, fece questa affermazione:" Vengo da un settore , il calcio, dove pagano per avere le immagini delle partite, qui dobbiamo pagare noi per fare vedere il nostro spettacolo. Qualcosa non torna!". E fu velocemente accompagnato alla porta!!!

Ancora complimenti a chi vuole mantenere questo sistema!

Da qualche tempo vediamo girare l'Italia ippica da millantatori che rassicurano sulla situazione. Priorità però era eliminare qualche associazione, e spaccare quel fronte che a fine 2008 aveva portato, attrverso una fortissima protesta, ad ottenere una visibilità senza precedenti sulle problematiche del settore.

In fondo avere un "amico " del direttore AAMS Tagliaferri che ci garantiva a gennaio l'imminente avvio delle riforme delle scommesse, è stato utile: siamo a novembre e ancora nessuna riforma è stata attuata.
Nel tempo sono state tolte le indennità tris, perché non va pagata la presenza, ma premiata la prestazione in corsa, quindi meglio aumentare il montepremi.

Risultato finale: dotazione tris comunque al ribasso, corse mal o non riuscite, montepremi crollato.
Ma il risultato per chi faceva tal propaganda sicuramente è stato ottenuto: uno stipendio fisso pagato anche da colleghi importanti.

Se vogliamo riepilogare:

  • montepremi dimezzato;
  • riforma delle scommesse mai attuata;
  • mercato dei cavalli vicino allo zero;
  • pagamento dei premi fermo a giugno.


L'unica certezza è il caos che parole false e fuorvianti hanno portato: difficile comprendere dove sta la verità e altrettanto difficile organizzare una forma di protesta incisiva.

Di fronte ad una tale situazione, logico sarebbe rivolgersi al Ministero competente.
Ma se esaminiamo la lista dei Ministeri che si sono succeduti, pensare che si possa trovare soluzione rivolgendosi ai Ministeri è pura utopia.

Tralasciando la parentesi Zaia, che ha provato a creare le basi per la ristrutturazione e il rilancio del settore (270 audizioni da cui è scaturito il piano industriale, finanziamento del settore attraverso il DL 185/2008, poi L/2009), tutti
gli altri Ministri hanno sempre e solo speso parole che alla luce della situazione attuale risuonano come una presa in giro bella e buona.

Da Alemanno a De Castro, da Galan a Romano per finire all'attuale Ministro Catania, tutti hanno contribuito allo sfacelo del settore.

Alemanno ha promesso contributi mai arrivati, ci ha privato dei minimi garantiti, ci ha "gratificato" con la nomina di Panzironi a Segretario Generale; De Castro ha solo aspettato la sua successiva elezione a parlamentare europeo, quindi non ha mosso un dito; Galan, che già mal sopportava l'agricoltura in generale, l'ippica proprio la schifava (forse perché settore caro a Zaia, usurpatore del "suo" Veneto ?), Romano ha ottemperato al decreto che prevedeva tagli alle risorse del Ministero tagliando però quasi tutto al finanziamento destinato dalla 2/2009 all'ippica.

E infine il Ministro Catania che per non essere da meno dei suoi precedessori , ha solo fatto promesse (attuazione delle riforme, arrivo di 35 milioni per permettere di sopravvivere nell'anno in corso) con il solo scopo di fermare la protesta in atto, ma non ha mantenuto nulla.

Forse il Ministro Catania considera gli ippici una "razza inferiore", non degni di esssere ascoltati, né ricevuti.
Ma almeno si potrebbe degnare di spiegarci come pensa che possiamo mantenere le nostre famiglie e a far fronte ai nostri impegni se non ci pagano quello che ci spetta?

Lavorare per la metà dell'anno precedente è durissimo, ma incassare solo la metà di quella metà e sopravvivere è impossibile!!!

L'esasperazione è già arrivata oltre ogni limite e il non aver nulla da perdere può diventare pericoloso.
E non aiuta certo i nostri umori sapere che chi ci gestisce e non fa nulla per cambiare le cose, percepisce regolarmente il suo stipendio il 27 di ogni mese, comprensivo di 13esima e 14esima, ed anche di premio produzione ( l'interrogazione del Sen. Mura parla a bilancio di più di 1 milione di euro di premio produzione 2011 ), mentre noi anticipiamo tutte le spese e i nostri pagamenti sono fermi a giugno.

Eppure "montepremi" e "stipendi" sono entrambe voci di uscita dello stesso bilancio!

Continuare su questa strada significa precipitare in un burrone!

Per questo dobbiamo cercare una strada alternativa, proseguire su quella vecchia sarebbe un suicidio, e credere ancora alle parole dei politici che hanno mille progetti e tante chiacchiere, sarebbe, per dire un eufemismo, da ingenui.

Il sistema dei privilegi e delle clientele è morto e deve essere sepolto.

E se oggi non vogliamo morire anche noi e non vogliamo leggere  la disperazione negli occhi nostri e dei nostri  familiari, di fronte alla quasi certezza di non ricevere neanche a dicembre i nostri soldi, dobbiamo reagire con forza per ottenere ciò che ci spetta.  

Il Presidente Enrico Dall’Olio, 22/11/2012

 

Napolitano: ”…non possiamo soltanto piangerci addosso”

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Il PresTerremoto in Emiliaidente Napolitano (31/5/2012), rivolto ai terremotati emiliani, afferma: ”…non possiamo soltanto piangerci addosso”: dichiarazione molto inopportuna e fastidiosa, caro Presidente Napolitano, rilasciata il giorno dopo la seconda scossa di terremoto. Vedo che proprio non ci conosce, non conosce la tempra e la fermezza della mia gente, della Gente Emiliana!

Proverò a spiegarLe come siamo fatti. In primis non siamo abituati a piangerci addosso, siamo gente concreta che si rimbocca le maniche per ricostruire, prima le nostre aziende e le nostre fabbriche e poi, successivamente, le nostre case, perché è nelle nostre fabbriche che c’è la nostra anima e ci sono le nostre radici, perchè quelle piccole e medie imprese le hanno costruite i nostri padri ed i nostri nonni.

Voi,  politici romani vi siete accorti solo dopo 8 giorni che eravamo un popolo di terremotati,  con l’economia dell’agro-alimentare,  della ceramica, del biomedicale e del tessile, completamente in ginocchio.

Caro Presidente, più si scava nella mia Emilia e più mi accorgo delle eccellenze,  dell’orgoglio e della forza della disperazione della mia gente, dove il lavoro è un dogma, sia per gli operai che per gli imprenditori!Dove non badiamo tanto alla casa crollata, quanto alla ripresa dell’attività produttiva delle nostre aziende distrutte. Il lavoro,  in Emilia è vita, dateci la possibilità di ripartire. Il concetto fondamentale è quello di ricostruire velocemente, perché sono al collasso 3.500 aziende Emiliane, con lo spettro della cassa integrazione per  20.000 lavoratori e con 5 MLD di danni stimati.

Caro Napolitano, si faccia un giro per tutta la via Emilia e guardi cosa è successo alle imprese di Bologna, Modena e Ferrara. Al posto delle  sterili chiacchiere romane, ci servono aiuti concreti, ci serve un piano strategico immediato.

Concordo con quanto ha dichiarato il governatore della regione Errani,  che  ha definito gli Emiliani come gente con una grande dignità. Noi,  siamo gente determinata e pragmatica,  Caro Presidente ed al governo chiediamo solo che ci lasci lavorare! L’Emilia vuole responsabilità e concretezza, non ci interessa la demagogia,  la strumentalizzazione politica,  non abbiamo bisogno di carità pelosa, ma di fatti concreti, attraverso una   ricostruzione che partirà dai Nostri Sindaci e dai Nostri Comuni,  gestendoci in proprio le nostre risorse, caro Presidente.

Cosa chiediamo, noi Emiliani? Presto detto,  in cinque punti:

  1. Sospensione immediata del patto di stabilità, per dar fiato all’economia della zona. I soldi in cassa ci sono e devono essere utilizzati per la ricostruzione. Azzeramento delle commissioni sui prelievi bancomat nelle zone terremotate e finanziamenti immediati, anche con contributi a fondo perduto,  per ricostruire,  usufruendo di accordi regionali con le banche o attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, al fine di erogare tassi agevolati a  10 anni. Non bastano 3 mesi di dilazione per pagare mutui, scadenze fiscali, macchinari pagati in leasing. In 3 mesi non si ricostruisce una fabbrica, un’azienda, una casa. Per almeno 1 anno, i proprietari di fabbriche e case gravemente lesionate,  non devono neanche sentirne parlare di tasse. Lo Stato deve credere in noi e noi faremo la nostra parte.
  2. Autorizzare i professionisti privati per giudicare l’agibilità delle strutture, per decidere in fretta chi può ripartire e chi deve ristrutturare o  demolire.
  3. Allentare lo sfintere della burocrazia,  snellendo le pratiche, per concedere celermente i permessi per ricostruire, anche ricorrendo ad autocertificazioni.
  4. Delocalizzazione intelligente dei capannoni distrutti, spostando la produzione in altri capannoni sfitti o non pienamente utilizzati da altri imprenditori, perché nell’epoca della globalizzazione,  chi si ferma è perduto e viene sostituito inesorabilmente da un’altra azienda. Il mercato non aspetta le aziende distrutte. Il governatore Cota ha dato la disponibilità delle imprese piemontesi ad ospitare le attività delle aziende emiliane, i cui capannoni sono fermi.
  5. Utilizzare l’esercito per sorvegliare le case,  le aziende ed il patrimonio artistico,  al fine di evitare lo squallido fenomeno dello sciacallaggio.

Concludendo,  sarebbe stato significativo che Lei, Presidente Napolitano, avesse devoluto i soldi del ricevimento per 2.000 persone,  tenutosi venerdì sera,  presso i giardini quirinalizi, alla gente Emiliana terremotata; per non parlare della parata militare del 2 giugno, Caro Presidente,  poteva utilizzare il remake del filmato della parata dell’anno scorso e riproiettarsela, con comodo,  al Quirinale,  tanto sono tutte uguali!

E’ questione di sensibilità, caro Presidente Napolitano, chi non l’ha non se la può dare ed  in ogni caso si ricordi, caro Presidente, che per noi  Emiliani è finito il tempo del dolore, stiamo già iniziando  a ricostruire!

3/6/2012, Dott.ssa Mirka Cocconcelli
Consigliere Comunale Lega Nord Bologna

 

 

Formigoni sulla TAV: Questi teppisti vogliono farci restare fermi al 1871

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Bardonecchia (TO) – Quindicesima puntata di Forcaffè, il webeditoriale di Roberto Formigoni online su Formigoni.it e Youtube. Tema all’ordine del giorno le proteste dei No Tav con le immagini esclusive girate dalle telecamere di Forcaffè durante la notte e il giorno sull’A32, l’autostrada che collega Torino a Bardonecchia.

«Il treno ad alta velocità deve essere costruito – dice l’“inviato” Formigoni nel video della durata di 3,4 minuti – per collegare rapidamente Torino a Lione e rendere possibile il grande corridoio che collegherà l’Europa, dalla Spagna alla Russia. Le telecamere di Forcaffè sono andate nell’alta Val di Susa per vedere cosa sta succedendo e come mai le autostrade siano bloccate».

L’“inviato speciale” mostra le immagini dell’uscita sbarrata di Chianocco sull’A32: «Siamo partiti a notte fonda da Torino per andare a Bardonecchia – spiega Formigoni –. Ecco l’uscita di Chianocco, teatro di tanti blocchi e scontri. Le ombre della notte rendono manifeste le luci intermittenti di pattugliamento che le Forze dell’ordine sono costrette a fare lungo i quasi 73 chilometri dell’autostrada. Abbiamo seguito le camionette dei carabinieri dalla barriera di Avigliana alla barriera di Salbertrand: è qui che i carabinieri invertono il senso di marcia per pattugliare l’autostrada nel verso opposto».

Formigoni formula una domanda precisa: «Quanto costano ai contribuenti italiani questi pattugliamenti? Quanto ci costa mandare questi uomini e questi mezzi e poi sapere che nelle aggressioni molti vengono feriti da militanti che sono dei veri e propri teppisti?» Quello che sta succedendo – commenta – «è veramente inaccettabile: s’impedisce la costruzione di un’opera essenziale per l’Italia intera».

Formigoni mostra le immagini dell’imbocco del tunnel ferroviario del Frejus, a Bardonecchia: «La luce del sole fa vedere quanto siano infondate le regioni dei No Tav. Ecco il tunnel ferroviario del Frejus – dice il governatore –. È una galleria che risale alla fine dell’Ottocento. Le rughe del tempo sono evidenti: ruggine, inferriate divelte. Vi sembra forse un collegamento degno del XXI secolo? Una targa, posta all’inizio della centralissima via Medàil di Bardonecchia, ricorda l’evento di inaugurazione del traforo del Frejus: 17 settembre 1871. Sono passati 140 anni, il mondo è cambiato ma c’è chi non vuole accettarlo».

Il presidente della Regione Lombardia pone una seconda domanda: «È mai possibile essere competitivi con mezzi di locomozione e infrastrutture del 1871? Evidentemente no, ma c’è chi strumentalizza tutto e vorrebbe tenere fermo ogni tipo di crescita e progresso. Questa è la vera questione dei No Tav: il fatto che un gruppo di persone, anarco-insurrezionaliste, strumentalizza qualunque motivo per rendere impossibile in Italia la realizzazione delle grandi opere di cui abbiamo bisogno». Di grandi opere – conclude il governatore – «abbiamo bisogno e le dobbiamo costruire come stiamo facendo in Lombardia. Dobbiamo farle anche in Piemonte con la linea ad alta velocità, treni che non impattano sull’ambiente e permettono il trasporto veloce e sicuro di merci e persone».

 

[ Comunicato stampa, 9 marzo 2012 da formigoni.it ]


 

 

Addio a Lucio Dalla

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Lucio DallaMontreux (Svizzera): 1 marzo 2012: se n'è andato, stroncato da un infarto, il cantautore bolognese Lucio Dalla.

Dalla si è sentito male nella sua stanza d'albergo di Montreux, località svizzera sul Lago di Ginevra dove aveva iniziato un tour di concerti che lo avrebbe portato in varie città d'Europa. Il cantautore avrebbe compiuto 69 anni tra pochi giorni, essendo nato a Bologna il 4 marzo 1943, come ricorda una sua famosa canzone degli anni settanta.

Solamente due settimane fa aveva partecipato al Festival di Sanremo, dove aveva accompagnato il giovane cantautore Pierdavide Carone.

La carriera di Dalla era iniziata nella metà degli anni sessanta, quando partecipò ad un'edizione del Festival di Sanremo. Tra i suoi successi più conosciuti, ricordiamo, oltre alla già citata 4-3-1943, Piazza grande, Anna e Marco, L'anno che verrà, Caruso, Vita (incisa assieme a Gianni Morandi), Se io fossi un angelo, Attenti al lupo e Canzone.

La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno: nulla, nei giorni scorsi, avrebbe infatti fatto presagire - secondo quanto riferito da persone vicine all'artista - il triste evento ("Stava bene"  hanno detto).  Comprensibile quindi lo sconcerto tra i colleghi raggiunti dalla notizia.

Francesco De Gregori, con poca voglia di parlare, ha definito la scomparsa di Dalla "una perdita gravissima". Roberto Vecchioni ha detto "Dalla era una grande persona, bravissima, simpatica", mentre Jovanotti ha invece reagito così alla notizia: "Oh no... non posso crederci". Il concittadino Gianni Morandi, l'ha invece definito un "amico grandissimo".

Reazioni sono arrivate inoltre non solo dal mondo della musica, ma anche da quello del cinema. Tra queste, vi è quella di Carlo Verdone, che si è detto orgoglioso di aver dedicato a Dalla negli anni ottanta il film Borotalco.

E nel giorno in cui Lucio Dalla ha lasciato questo mondo, tornano alla mente, oggi più che mai, i versi di una sua famosa canzone, scritta nel 1986 e dedicata ad un altro grande artista, Enrico Caruso, che si possono forse considerare quasi come una filosofia di vita od una sorta di "testamento" del cantautore scomparso: « Ma sì, è la vita che finisce, ma lui non ci pensò poi tanto, anzi si sentiva già felice e ricominciò il suo canto »

 

[ fonte: Wikipedia ]

 

10 febbraio: giorno del ricordo, tragedia delle foibe

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Il 10 febbraio si celebra il giorno del ricordo, in coincidenza con l'anniversario di quel trattato di pace punitivo (Parigi, 10 febbraio 1947) che comportò la perdita delle terre dell’Adriatico Orientale e l’esodo di più di 300.000 Istriani, Fiumani e Dalmati.

Noi venimmo via per sfuggire al regime comunista jugoslavo e alla sua politica di sopraffazione e di denazionalizzazione, vera e propria pulizia etnica condotta ai nostri danni tra episodi di una grande ferocia.

In Italia, dopo più di mezzo secolo d’ignoranza, d’insensibilità e d’indifferenza, sono intervenuti dei cambiamenti. Accogliendo un augurio espresso anni prima da Montanelli, il 10 febbraio 2003, il Governo dell'epoca, per bocca di Gianfranco Fini, vicepremier, chiese ufficialmente scusa ai profughi giuliano-dalmati e ai loro discendenti per la maniera in cui l’Italia li aveva per tanti anni trattati: "Il governo italiano vi chiede ufficialmente scusa per tutto ciò che è accaduto e per tutto ciò che colpevolmente i libri di scuola non hanno raccontato e insegnato". Alcune piazze e alcune strade sono state intitolate alle vittime degli eccidi commessi dai partigiani di Tito. È stato emesso un francobollo per commemorare il nostro esodo. Uno anche per ricordare il liceo ginnasio “G. R. Carli” di Pisino d’Istria.

Ma la posta con questi nuovi francobolli è giunta troppo tardi per i miei genitori e per tanti altri, che si sono spenti lontani dalle amate terre lasciando ai superstiti un lutto perenne per quel mondo distrutto.

“Finalmente, mi sono comunque detto, finalmente un popolo esce dall’ombra.” Un popolo che ha dovuto un’infinità di volte sorbirsi l’attributo di ‘slavo’, mentre tenaci i mass media italiani hanno sempre usato il nome slavo - Pula, Rijeka, Pazin... - per le nostre località di nascita dall’antico nome italiano. Il non riconoscimento - ad un individuo, ad un gruppo, ad un popolo - del suo passato e della sua identità è un grave diniego  che fa tremendamente male.

I giuliano-dalmati e i loro figli si sono inseriti pacificamente e silenziosamente nei nuovi approdi. Noi esuli non abbiamo espresso violenze, terrorismo e neppure un revanscismo urlante. Nella mite Italia è fiorito invece il terrorismo delle Brigate Rosse; rosse come la stella-emblema dei nostri carnefici.

I Giuliano-Dalmati hanno avuto diritto, in Italia, per tanti anni, alla celebrazione di Tito e del suo magnifico mosaico di popoli. Alla fine però il laboratorio jugoslavo, edificato anche sui nostri morti, è esploso nel sangue. Il “nuovo uomo socialista”, esperto in autogestione e campione d’antifascismo, acclamato nei consessi internazionali ed oggetto di forti invidie in Italia, ha così potuto riproporre ai suoi vicini di casa la pulizia etnica e gli antichi metodi di morte. Questa volta, però, sotto i riflettori dei mass media.

In Italia, paese dall’antipatriottismo viscerale, l’apertura agli esuli trova i suoi accaniti resistenti. Per certuni di Rifondazione comunista, sui morti della foiba di Basovizza “non c’è nulla di dimostrato”. A Marghera, per l’intitolazione di una piazza ai trucidati delle foibe, un commando di estrema sinistra sferrò un attacco violento contro i partecipanti. Diverse targhe ricordo sono state nel corso degli anni vandalizzate.  Anche quest'anno, apprendiamo dai giornali: "Foibe: sfregio alla targa commemorativa", " Bandiere comuniste e jugoslave nel corteo dei centri sociali contro le foibe." Per la sindaca di Genova Vincenzi le foibe vanno ricondotte al fascismo: "Le foibe vanno ricordate nel contesto del fascismo." Non solo: un sondaggio choc rivela che ben 6 italiani su 10 non sanno cosa siano le foibe."

Ma ormai qualcuno parla, comunque, di noi: noi, il popolo che non esisteva. Al di là delle ideologie, dei discorsi di parte e di partito, dei distinguo e delle insinuazioni, e al di là della vera commozione, o anche dei clichés retorici rarissimi in verità, che si riconosca infine che quel trattato di pace sancì la sconfitta dell’Italia, con una resa incondizionata, e con la mutilazione del territorio nazionale, e con l’esodo di una popolazione inerme che ha vissuto delle tremende pagine di storia e che reca ancora oggi nel cuore un incancellabile fardello di memorie.

Claudio (Montréal), 9/2/2012

I problemi dello sviluppo in Italia

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In Italia l’impresa opera in regime di economia di mercato dove esiste concorrenza fra imprenditori esercitanti la stessa attività. L’economia di mercato esiste anche nell’Europa unita e in molti paesi nel resto del mondo.

L’imprenditore mira ad avere i migliori fattori di produzione per poter conseguire la massima redditività del capitale investito.

Tra questi fattori di produzione di notevole entità, ci sono i prestatori di lavoro dipendenti.

Il costo dei prestatori di lavoro, unitamente ai contributi sociali, è notevole. Conseguentemente il costo del lavoro è condizionato dalla produttività del personale e dei conseguenti costi accessori.

  • Art. 2082 c.c. – l’imprenditore esercita professionalmente un’attività economica organizzata ai fini della produzione di beni e di servizi.
  • Art. 2086 c.c. – l’imprenditore è capo dell’impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori.
  • Art. 2087 – l’imprenditore deve adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro

Da tempo immemorabile esiste conflitto di interessi fra imprenditori e sindacati. Gli imprenditori mirano ad ottenere la massima produttività nella e nella professionalità del lavoro svolto che ottenuto, merita il premio di risultato. I sindacati, che poco si preoccupano della professionalità, tanto è vero che non si sono mai preoccupati dell’apprendistato e dell’aggiornamento professionale, mirano ad assicurare il contratto a tempo indeterminato e rifiutano la discriminazione su fattori negativi come l’assenteismo e la mancanza di lavoro in squadra.

Lo dimostrano in forma macroscopica:

  • l’interminabile discussione sull’art. 18
  • l’opposizione al lavoro saltuario e alla cooperativa di lavoro che si stanno affermando sempre di più
  • l’opposizione alla flessibilità
  • l’opposizione al lavoro precario che è una possibilità di approccio positiva per coloro che hanno voglia di lavorare  che vengono assunti se forniscono prestazioni positive
  • la ricerca di un lavoro certo e continuativo dalla culla alla bara, soprattutto negli enti pubblici
  • l’opposizione al telelavoro presso l’abitazione del lavoratore, sempre di più possibile per effetto dell’evoluzione dell’informatica  e della telematica

Il risultato è che l’imprenditore cerca altrove la manodopera più qualificata a dare le prestazioni  complete che costano complessivamente meno. Lo dimostrano le diverse centinaia di imprese italiane che hanno trasferito attività all’estero in paesi, non solo europei, che consentono di soddisfare le esigenze e le aspettative potenzialmente attendibili.

 

Vittorio Ladelli, 31/1/2012

 

 

Milano: Ennesimo episodio dimostra vero ruolo Polizia Locale, ormai diventato un lavoro pericoloso

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Vigili-Milano, 31/1/2012, Vincini (Sulpm) --  "Lo speronamento all'auto dei Vigili da parte di ladri in fuga, accaduto oggi a Milano, dimostra per l'ennesima volta il grande lavoro di controllo del territorio da parte della Polizia Locale per dare più sicurezza ai cittadini.

Purtroppo gli unici a non averlo capito sono i politici di Roma, che continuano a considerarci e a trattarci come fossimo semplici impiegati amministrativi dietro ad una scrivania. Invece fare il poliziotto locale è tutta un altra cosa ed è molto pericoloso, come gli ultimi tragici avvenimenti hanno evidenziato.

Per questo il 9 e il 23 febbraio saremo in piazza Montecitorio a Roma per chiedere l'accellerazione della legge di Riforma della Polizia Locale che prevede uno status giuridico adeguato al nuovo ruolo." ha dichiarato Daniele Vincini, Segretario regionale del Sulpm, sindacato maggiormente rappresentativo della Polizia Locale.
 
 

Inaugurazione del nuovo centro socio educativo "Il Mappamondo" a Milano

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Si è inaugurato a Milano sabato 21 gennaio alle ore 11.00, in via Monte Velino 17 - nel quartiere Molise-Calvairate - un nuovo Centro Socio Educativo per giovani ed adulti con disabilità multipla. Il progetto, realizzato dall’Associazione La nostra Comunità e patrocinato dalla Regione Lombardia, è stato fortemente sostenuto dai genitori, dalle famiglie, dai volontari e dagli operatori del Centro e attuato con il contributo della Fondazione De Agostini, come riconoscimento del valore sociale di questo nuovo servizio per la città di Milano.

All’inaugurazione saranno presenti le autorità ed istituzioni cittadine, oltre che la Fondazione De Agostini e i rappresentanti dell’Associazione La nostra Comunità.

Il nuovo Centro Socio Educativo “Il Mappamondo” si propone i seguenti obiettivi: garantire fin dall’infanzia alla persona con disabilità l’opportunità di accedere a servizi educativi che siano di supporto nella crescita e nell’apprendimento; sostenere la famiglia attraverso servizi di accompagnamento psicologico e pedagogico; integrare l’offerta educativa della città di Milano, implementando con un nuovo centro di utilità sociale una zona periferica oggi priva di risorse.

Il centro “Il Mappamondo” occupa una sede di circa 500 mq completamente ristrutturata e accoglierà fino a 30 soggetti con disabilità multipla medio-grave, di cui 10 minori, per offrire loro non solo un luogo accogliente e bello dove crescere, ma anche un sostegno ed una cura nella costruzione di un “progetto di vita” pieno ed autentico, focalizzato soprattutto al soddisfacimento di bisogni di autonomia e aggregazione.

La Fondazione De Agostini, da sempre attenta e sensibile ai bisogni delle persone con disabilità e promotrice di importanti interventi socio-educativi, sostiene la fase di start up del progetto per garantire la continuità dell’offerta, in attesa dell’accreditamento dei servizi da parte del Comune di Milano.

Tremonti: il timoniere del Titanic

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ROMA – Può Giulio Tremonti, per quanto oggi lontano dalla scrivania del superministero dell’Economia, essere additato come uno dei principali artefici delle politiche economiche che, affermatesi nel periodo craxiano, si estendono fino ai nostri giorni e all’immediato futuro? E perché proprio questo protagonista di prima linea, che ha riunito nelle sue mani i poteri di cinque ministeri con ramificazioni anche nella Cultura, nel Lavoro e nell’Ambiente, costituisce una delle figure più ermetiche e sfuggenti di un trentennio emblematico della nostra storia, che lo ha visto sempre attivo, dalle consulenze di Palazzo nel periodo craxiano (in particolare alla corte di Rino Formica, ma anche come autore della parte economica del Concordato del 1984 tra Stato e Chiesa, con l’ideazione dell’otto per mille) alla folgorazione per Mariotto Segni, che gli permetterà nel 1994 di entrare per la prima volta in Parlamento, dalla salita sul carro di Arcore al lungo feeling con la Lega fino alle ultime stagioni alla scrivania che fu di Quintino Sella? Davvero a contribuire a rendere granitico il suo potere, con anni di devozioni e reverenze da parte di giornalisti, politici ed elite culturali, c’è la sua attività di tributarista con uno dei più importanti studi professionali in Italia, depositario di segreti da parte dei “poteri forti” nostrani?

A tentare di rispondere a queste domande e a ricostruire in quasi cinquecento pagine le vicende umane, professionali, politiche ed economiche del parlamentare valtellinese sono l’economista Fabio Scacciavillani e il giornalista economico Giampiero Castellotti. Tanto per non girare attorno all'argomento, hanno intitolato il libro “Tremonti, il timoniere del Titanic”, pubblicato da Editori Riuniti.

Gli autori, dopo avere ricostruito l’infanzia di Tremonti tra Sondrio e Lorenzago sul Cadore e il burrascoso periodo universitario a Pavia, con il futuro ministro destinatario di pesante goliardia, orientano l’indagine sull’ascesa professionale legata al prestigioso studio tributario in via del Crocefisso a Milano, con succursale a via della Scrofa a Roma, punto di riferimento della grande impresa italiana e delle aziende di Silvio Berlusconi. Ma anche sulla scalata politica con la maglia socialista e le amicizie giuste tra banchieri, imprenditori e personalità vaticane.

Oltre alle vicende biografiche - dai dissidi con l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio alle divergenze con Gianfranco Fini, che contribuiranno alle dimissioni da ministro nel 2004, fino all’amicizia con Marco Milanese – i due autori analizzano nel dettaglio trent’anni di politica economica, evidenziando, con numeri alla mano, incongruenze e contraddizioni dei provvedimenti promossi dall’ex ministro dell’Economia.

Un capitolo del libro è dedicato all’Alitalia e alla cordata italiana che l’ha rilevata nel 2008 con la benedizione del superministro. Un altro capitolo, denominato “Il pizzo di Stato”, approfondisce invece l’inasprimento dei metodi di accertamento fiscale attraverso Equitalia a fronte del depotenziamento degli strumenti d’indagine, come il “fu” Secit. Un’altra sezione raccoglie circostanziati addebiti a quei tanti operatori della comunicazione che hanno sostenuto con foga per anni le teorie fiscali e l’operato economico del professore di Sondrio.

Non manca, infine, l’analisi della “filosofia tremontiana” espressa soprattutto in libri di successo, come “La paura e la speranza” del 2008.

Il libro di Castellotti e Scacciavillani raccoglie anche una serie di contributi esterni sull’operato di Tremonti scritti da noti economisti come Adam Asmundo, Salvatore Biasco, Massimiliano Deidda, Andrea Fumagalli, Paolo Leon, Stefano Lucarelli, Mario Seminerio e altri.

Una biografia, rigorosamente non autorizzata, che va oltre. Perché “l’euforia” intorno al nuovo esecutivo di “tecnici” non offuschi i volti di chi ha manovrato la macchina Italia fino ad oggi.

"Tremonti. Il timoniere del TitanicTremonti. Il timoniere del Titanic", di Giampiero Castellotti e Fabio Scacciavillan, Prefazione di Peter Gomez, Editori Internazionali Riuniti


 

Lo stato, l'amore e il buonismo

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L'amore non è buonismo, è una virtù. È una scelta di vita e di pace. Un modo di operare...

Non è una cosa astratta, ma un impegno civile e un dovere che implica forza, serietà e coraggio, dedizione, autorità e perdono, severità e rigore, equità e progresso.

Iniziare nuovamente a sentire almeno in parte come propri anche i problemi degli altri, potrebbe portare all'inizio di una nuova rivoluzione sociale in Italia e in Europa.
 

Christian Ferdigg, 13-17/12/2011

Con le parole di Christian Ferdigg, poeta ladino, la redazione di padania.org porge ai suoi fedeli lettori i migliori auguri per le festività natalizie e di inizio anno 2012. Auguri!

 

 

Padano dell'anno 2011

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Babbo Natale padano

A dicembre come di consueto vi proponiamo il sondaggio dell'anno 2011

Sondaggio padano

Vorresti che l'Italia uscisse dall'Euro?



Risultati

Vi chediamo ancora chi è per voi il Padano dell'anno 2011. Sì, lo sappiamo, la crisi, il governo tecnico, le lacrime e il sangue fanno di questo Natale un Natale un po'. .. diverso e all'ombra di molti sacrifici che sono e che verranno. Per questo, forse, a molti non rimane che sperare nell'omino che viene dal Nord (Mario Monti, Bossi o Babbo Natale?).

La redazione non va in vacanza, ma vigila anche nei giorni festivi. Cercheremo di approvare e aggiornare puntualmente i contenuti e i vostri messaggi durante le feste.

 

Auguri da tutta la redazione
di padania.org

 

Avvertenza: i sondaggi online di padania.org non hanno alcun valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a chiunque, non basate su un campione elaborato scientificamente. I nostri sondaggi hanno l'unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità

 

6 Gennaio 2012 : 45^ edizione della Befana Benefica Motociclistica 2012 “Un sorriso per un giorno”

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La 45^ edizione della "Befana Benefica Motociclistica" destinata ai centri del Piccolo Cottolengo Don Orione e Sacra Famiglia è stata spostata quest'anno dalla tradizionale piazza del Duomo di Milano a piazza Sant Eustorgio per motivi di "Impatto Ambientale".

Pertanto, per tutti i partecipanti alla manifestazione, l’incontro è spostato  alle ore 9.00 del 6 gennaio 2012 in viale Caterina da Forlì a Milano, presso il cortile interno del Piccolo Cottolengo DON ORIONE, dove troverete i Soci del Motoclub per la distribuzione sia delle calze che delle medaglie ricordo (come sempre vi chiediamo, vista la destinazione del denaro, di essere generosi). Qui, avverranno sia il saluto delle Autorità che la benedizione del Padre del Centro, poi in corteo raggiungerà la Sacra Famiglia di Cesano Boscone.

I generi di prima necessità che singolarmente vorrete portare (possibilmente generi di abbigliamento intimo, nuovi), verranno affidati al personale dei due centri che gestiranno la successiva distribuzione agli ospiti.

 

La Galleria Alter Ego inaugura “La corte del Sole, con riflessi scultorei della Terra”, mostra personale dell'artista Gianni Martinetti

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Domenica 4 dicembre 2011, alle ore 18.00, la galleria d'arte Alter Ego di Ponte Tresa inaugurerà “La corte del Sole, con riflessi scultorei della Terra”, esposizione personale di Gianni Martinetti, artista svizzero attivo da molti anni sia nel campo della scultura che della pittura.

La mostra intende ripercorrere i momenti salienti di una ricerca sperimentale complessa e poliedrica che ha condotto l'autore ad elaborare una propria personale cifra stilistica affrontando molteplici tecniche e tematiche e sottolineare, anche nel titolo, la sentita spiritualità che ne ha sempre guidato il percorso.

Il Sole e la Terra rimandano infatti metaforicamente ai dualismi che caratterizzano la nostra vita, imponendoci scelte e limiti ma offrendo, allo stesso tempo, ideali a cui aspirare; entità contrapposte come la luce e l'ombra, lo spirito e la materia, il desiderio di libertà e i condizionamenti della società rappresentano da sempre gli opposti che costringono l'uomo occidentale ad un incessante dibattito interiore. In questa analisi sulle contrapposizioni che caratterizzano l'esistenza, un elemento che sembra mancare nell'indagine di Martinetti è il dolore, nell'accezione maggiormente drammatica, che cede invece volentieri il passo alla gioia, ad una serenità faticosamente conquistata e ora orgogliosamente raffigurata. L'intera produzione dell'autore rimanda alla pace interiore e all'ottimismo nei confronti del futuro; un messaggio che traspare con forza ancora maggiore negli ultimi lavori, più essenziali dal punto di vista formale e più personali sotto il profilo tematico.

Osservando in successione temporale le singole opere scultoree, si ha l'impressione di assistere allo svolgimento di un percorso umano, oltre che artistico, verso una consapevole maturità. L'espressione del viso del giovane “Scugnizzo”, una statua del 1978 realizzata in legno e riprodotta in bronzo, trasmette una profonda malinconia ma anche la ferma volontà di superare le difficoltà di un destino avverso; il “Viandante”, forse l'espressione più esplicita della condizione umana, indossa un drappeggio complesso, che riflette la luce in maniera vibrante, rendendo la figura inquieta, seppur certa della propria meta (il crocefisso sul petto rivela che si tratta di un pellegrino); il “San Giovanni”, colto in meditazione con un libro aperto sulle ginocchia, appare invece come un personaggio che ha raggiunto un saldo equilibrio spirituale, grazie alla staticità della composizione e ad un trattamento minimale della superficie, che comunicano la sua calma e la sua concentrazione. Tramite un lungo processo di sintesi, Martinetti è giunto a esiti sempre più essenziali, aerei e leggeri, come il “Portatore d'acqua”, una figura ispirata alla tradizione cristiana e rappresentata come un giovane sorridente che sorregge, in equilibrio precario, un recipiente traboccante di acqua, intesa come energia positiva, speranza e luce, o come “L'Angelo della presenza”, una slanciata scultura in gesso dalle ali spalancate che si protende in avanti per offrire calore e sicurezza.

In ambito pittorico, l'artista si discosta dalla tradizione figurativa classica per dedicarsi ad un astrattismo che vive unicamente di giochi di luce e di colore. Al centro della sua pittura, ancora una volta, ritroviamo l'incessante ricerca di quell'essenza unica, meravigliosa e inafferrabile che Martinetti stesso definisce “una delle tante risorse di noi esseri umani che spesso non ci rendiamo conto di avere: la luce interiore che ci anima”.

 
GIANNI MARTINETTI è nato a Lugano il 14.11.1949. Il suo primo approccio con l'arte risale al 1975 quando, da autodidatta, inizia a scolpire il legno. In seguito, sperimenta materiali come l'argilla e il gesso. Solo negli ultimi anni inizia a dedicarsi alla pittura, scoprendo  un'espressione artistica che appaga il suo profondo bisogno di dialogare con se stesso.

“La corte del Sole, con riflessi scultorei della Terra” - Mostra personale di Gianni Martinetti
Dal 4 al 18 dicembre 2011

Vernissage: domenica 4 dicembre 2011, ore 18.00
Presentazione di Emanuela Rindi

Galleria d'arte Alter Ego
Via Lugano 1 – 6988 Ponte Tresa (Svizzera)
www.alteregogallery.com

Orari di apertura:
Lunedì – martedì – mercoledì: 15.00-17.30
Giovedì – venerdì – sabato: 11.00-18.00
Domenica: 10.30-13.00
(altri orari su appuntamento)

Per info e prenotazioni:
+41(0)793572548 oppure +39 3495259573
contatti@alteregogallery.com

Ufficio Stampa: Rindi Art
info@rindiart.it

 

 

Le “Emozioni” della scultrice Elisabetta Pieroni in mostra allo spazio d'arte Corte dei Brut

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Dal 1 dicembre 2011 al 10 gennaio 2012, lo spazio d'arte Corte dei Brut di Gavirate (VA) ospiterà la prossima personale di Elisabetta Pieroni, nota scultrice varesina impegnata da alcuni anni in una ricerca personalissima in ambito ceramico; un'artista che ha scelto di dare voce alla propria espressività creativa intraprendendo un percorso autonomo, necessariamente moderno, sempre e comunque nel solco e nel rispetto di una tradizione artigianale che, a distanza di secoli, continua a mantenere inalterato il proprio fascino.

La mostra, dal titolo “EMOZIONI”, presenterà i lavori più recenti, sculture e altorilievi raffiguranti paesaggi idilliaci e dimensioni oniriche, figure antropomorfe e animali fantastici, alberi maestosi e città immaginarie che sembrano appartenere ad un fiabesco medioevo.

Rifiutando qualsiasi forma di idealismo o di metafisica a favore di un profondo esistenzialismo, l'artista focalizza la propria ricerca sul valore specifico dell'esistenza individuale umana e sul suo carattere precario, riscoprendo la forza persuasiva delle metafore e la suggestiva aura dei simboli.

I paesaggi antropizzati costituiti da ponti, torri, vicoli tortuosi, irte scalinate e case accoglienti vanno quindi interpretati come l'emblema dell'esperienza umana, colta nei momenti cruciali di passaggio, nello sforzo richiesto dal superamento delle difficoltà e nella cura degli affetti familiari. Significativa è, in questo senso, la raffigurazione dell'ulivo, albero spirituale per antonomasia, protagonista di molti dei lavori di Pieroni: caratterizzato da robuste radici, si erge in maniera sinuosa e contorta, quasi sofferente, ma animato da una ferma e fiduciosa volontà che lo spinge a perseguire la propria realizzazione.
L'apparente semplicità dei soggetti raffigurati è forse il segreto dell'immediatezza con cui l'artista riesce a trasmettere il proprio messaggio, ma a questa semplicità fa da contrappunto uno studio attento e meticoloso del materiale scelto come medium artistico; la ceramica, infatti, non lascia spazio all'improvvisazione ma richiede notevoli competenze manuali, tecniche, fisiche e chimiche; competenze che Elisabetta Pieroni ha acquisito in molti anni di esperienza, iniziando a lavorare giovanissima.
Nelle sue composizioni sembra definire lo spazio come a voler costruire una “geografia dell'anima”, invitando lo spettatore a calarsi nell'opera e a riconoscere all'interno della composizione archetipi universali e simboli appartenenti alla cultura cristiana, fusi in una visione serena e luminosa dell'esistenza.

Su un repertorio iconografico personale ormai consolidato, ultimamente Elisabetta Pieroni ha imbastito un'appassionata ricerca tecnica e polimaterica; le iridescenze date dai nuovi smalti impiegati dialogano con  materiali estranei all'ambito ceramico come frammenti di specchio, inserti di rame e ottone, supporti in plexiglass trasparente e aeree spirali realizzate con il filo di ferro.
Nelle suggestive sale della Corte dei Brut saranno esposte anche le più recenti opere di design:  vasi, ciotole e lampade in ceramica, vere e proprie sculture luminose, che sottolineano un infaticabile sperimentalismo tecnico, stilistico e materico di cui, in futuro, sarà interessante seguire gli sviluppi.

Sito personale dell'artista:
www.elisabettapieroni.it
                         
“EMOZIONI”
Mostra personale di Elisabetta Pieroni
a cura di Emanuela Rindi
Dal 1 dicembre 2011 al 10 gennaio 2012

Inaugurazione: giovedì 1 dicembre, ore 19.00

Spazio d'arte Corte dei Brut
Via Campi Leoni, 1
Groppello di Gavirate - Varese
www.cortedeibrut.org

INGRESSO LIBERO

ORARI
Feriali: 19.00 – 23.00
Festivi: 12.00-14.00 | 19.00 – 23.00
(Visitabile con l'artista su appuntamento)

Per informazioni:
349 2832988

Ufficio Stampa: Rindi Art
info@rindiart.it