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Articolo 18, sindacati all'attacco Fornero: su di me parole preoccupanti

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ricciodimare_1 scrive su padania.org: "Ciao Giosué, con grande piacere e, non nascondo anche un poco di emozione, ho letto il tuo post sull'artico 18 della legge N° 300/1970, sulle sue origini ed i motivi che indussero il legislatore ad emanare questa legge. Sicuramente i giovani non sanno, cos'era la vita in fabbrica a quei tempi, sarebbe opportuno e doveroso che chiedessero ai genitori o ai nonni. Il PADRONE, come si chiamava a quei tempi, non era proprietario solo delle strutture della fabbrica e delle macchine, ma anche dei dipendenti, che, per mille ragioni, dovevano sottostare alle angherie dei Kapò e dei sorveglianti. Queste due figure, nella stragrande maggioranza dei casi, proveniva dalle fila della repubblica di Salò, scarcerati grazie all'amnistia del 1948. Gli infortuni, anche gravissimi, erano all'ordine del giorno come le malattie professionali. Non venivano forniti mezzi o strumenti di protezione sia agli arti che alle vie respiratorie. Guai a parlare di politica, specialmente se eri di sinistra venivi additato come sovversivo e scritto sul libro nero pronto per il licenziamento. Le paghe erano da fame e non potevi mantenere un figlio agli studi. Il concetto era chiaro, sei figlio di operaio e devi fare l'operaio, rimmanere ignorante senza grilli per la testa. Se protestavi, la mattina seguente al posto del cartellino da timbrare trovavi la lettera di licenziamento in tronco. Alle donne, peraltro pagate molto di meno degli uomini, venivano assegnati i lavori più umili e degradanti. L'eventuale maternità, oltre a non percepire nulla, era l'anticamera del licenziamento. La stragrande maggioranza della classe dirigente dell'epoca, riteneva la forza lavoratrice incapace di pensare e priva di sentimenti umani. Secondo loro erano solo bestie da lavoro senza diritti, solo doveri. Anche quando andavi al bagno dovevi chiedere il permesso ed ai bagni dei masci c'era una porta alta un metro circa dove il sorvegliante si affacciava per vedere cosa stavi facendo e tu stavi li, sul vespasiano con il deredano scoperto. Finalmente, nel 1968 è partita in Francia la grande protesta di quesi lavoratori che, l'anno successivo si è estesa all'Italia. E' stato un anno di lotte durissime, di sconti furibondi tra chi voleva mantenere quello stato immondo di situazione e chi ne aveva le tasche piene. Le buone ragioni e politici illuminati hanno posto fine allo scempio con l'approvazione della legge 300/1970, tra cui l'art. 18 che prevede, tra l'altro, che per mettere alla porta un dipendente devono esserci dei buoni motivi seri. Quante prepotenze, quante umiliazioni ci hanno costretto di subire. Ma ora rieccoli, sono ricciati, alla ex FIAT non si assume gente iscritta alla FIOM. Sono tornati alla carica sempre contro quella legge e non sento una parola della Lega contro questo tentativo di restaurazione. Sicuramente sono troppo impegnati con il parlamento padano. Nel caso esistessero delle questioni oggettive, per licenziare il personale, le leggi esistono, quindi non si comprende tutta questa acredine verso l'art.18, a meno che, non si voglia tornare indietro di 50 anni. Ma questo non è possibile. Scusate se sono stato lungo, ma l'argomento è importante e complesso, meriterebbe molto di più di quanto sopra Un saluto a tutti. Ciao."

 



Posted: 2011-12-21 13:20:52

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Author:ricciodimare_1