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La "buona scuola": insegnanti del sud al nord

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La buona scuola, insegnanti del sud al nordSpettabile Redazione,

Sono un'insegnante trevigiana molto delusa per il taglio dato dai media alla questione in oggetto che si può riassumere così: tanti poveri insegnanti del sud saranno costretti a trasferirsi nel freddo nord per prendere il ruolo e coprire, in questo modo, i posti vacanti dove i pigri insegnanti del nord non sono disposti a fare alcun sacrificio. Ciò  non fa che alimentare una guerra tra poveri.

Che le cose non stiano così,  almeno voi dovreste saperlo. Purtroppo non ho trovato traccia alcuna di quanto cercherò di esporre brevemente e che rende evidente la volontà trasversale di consegnare la scuola agli insegnanti del Sud. Questo è l'ultimo atto.

Dal 2000 in poi (grazie alla Legge Moratti) l'accesso ai corsi di abilitazione all'insegnamento (dapprima  le SSIS, successivamente  i TFA) è stato a numero chiuso fissato da un decreto ministeriale che ogni estate rendeva note le quote  "sulla base della programmazione regionale degli organici e del conseguente fabbisogno di personale docente nelle scuole statali(...) maggiorate nel limite del 30%" ma, in realtà, sempre sulla base calcoli poco trasparenti . Infatti, per logica, chi si abilitava in una regione sulla base di un fabbisogno (che non si capisce bene perché debba essere maggiorato del 30%) poi avrebbe dovuto trovare posto nella regione stessa.

Successivamente  la Legge 296 del 27.12.2006 ha trasformato le graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento, vale a dire in graduatorie provinciali in cui non sarebbe più dovuto essere stato possibile inserirsi ma soltanto aggiornare il proprio punteggio con cadenza triennale (come da DL n° 70 del 13.5.2011). Questa era una bella mossa. Perché poi è stata disattesa più volte, tra cui l'anno scorso con Decreto n° 235 del 1.4.2014, permettendo così a chiunque di trasferirsi dove avrebbe avuto maggiori possibilità? Non intravvedete dietro un disegno?

Per essere breve, mi limiterò a riportare i dati dei posti disponibili per decreto per abilitarsi nelle due regioni del Sud da cui provengono molti insegnanti e delle due regioni del Nord in cui c'è il maggior numero di posti disponibili .
 

 

 

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2012

2014

Veneto

1070

1090

715

700

670

495

635

680

705

165

1774

Friuli

240

240

240

240

200

240

240

240

240

65

475

Campania

1400

1052

1067

1185

1277

1255

1255

1255

1255

485

2531

Sicilia

1367

1115

1375

1610

1450

1236

1459

1482

1675

308

2094



Complessivamente, in 15 anni, il Veneto ha abilitato 8699 persone, il Friuli 2660, la Campania 14017 e la Sicilia 15171. A questi vanno aggiunti gli abilitati per il sostegno (sulla base di analogo decreto) e i maestri con laurea abilitante in Scienze della Formazione (a numero chiuso sempre sulla base di simpatico decreto).  Tengo a sottolineare che aver reso l'abilitazione al sostegno subordinata ad un'altra abilitazione (mi chiedo tra l'altro  perché ) va ad  ulteriore vantaggio degli insegnanti del sud. "Mizzica", mi vien da dire!

Tralascio le suddivisioni del numero dei posti disponibili per le varie materie. Anche questo, tuttavia, sarebbe un dato interessante.

Credo si possano trarre molte conclusioni.

Ci sarebbero tante altre cose da dire e puntualizzare ma sarei già abbastanza contenta se teneste conto di questa mia e ne parlaste.  
La presa in giro è triplice: al Nord abbiamo avuto meno possibilità di abilitarci, ora abbiamo meno possibilità di lavorare e passiamo anche per quelli che schifano il lavoro. Chi ha firmato i decreti non risponde della truffa ai danni degli insegnanti del sud che hanno dapprima ingrassato le università che hanno organizzato i corsi e ora devono andarsene? E ai danni di quelli del nord che non hanno avuto pari opportunità  di abilitarsi e ora devono stare a guardare? Questa io la chiamo truffa. Mi piacerebbe che qualcuno ne rispondesse.

Grata per l'attenzione, saluto cordialmente

Marina, 23/8/2015
insegnante trevigiana che ha dovuto emigrare (non al sud visto che lì sono tutti del sud)

 

 

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