In questi giorni, come anche negli anni passati si continua a parlare di statali, lavoratori pubblici, scarsa produttività del pubblico impiego, taglio dei diritti dei lavoratori pubblici e molto altro.
Sono un lavoratore pubblico, dipendente pubblico di un ospedale pubblico, sono un infermiere, uno dei tantissimi infermieri pubblici che ogni giorno servono lo stato, i cittadini, gli ammalati, i feriti, gli invalidi, i carcerati, gli handicappati, gli anziani e i malati terminali.
Sono uno statale, un fannullone, un pubblico dipendente come i tanti infermieri che ogni giorno negli ospedali, nelle case di riposo, negli hospice, nelle scuole,nelle carceri, nei pronti soccorso allevia, assiste, supporta chi non è più in grado di farlo da sé e dove i propri bisogni individuali sono alienati dalla malattia o dalla mancanza di autonomia e indipendenza fisica psichica e sociale.
Sono uno dei tanti infermieri che ventiquattro ore su ventiquattro, non sta seduto davanti ad una scrivania a cestinare carte o sbrigare formalità burocratiche, non timbra il cartellino con la flessibilità d’orario, non esce dall’ufficio per far la spesa e non viaggia in auto blu, semmai su’ambulanza rischiando di schiantarsi in sorpasso per soccorrere un ferito o un ammalato.
Sono un pubblico dipendente che come tanti miei colleghi si alza alle cinque del mattino, pranza alle tre o alle dieci di sera e lavora dieci ore a notte senza avere il letto di servizio o la pausa di mezz’ora.
Sono un fannullone come tanti miei colleghi che hanno centinaia di ore da recuperare di straordinario per non parlare poi delle ferie non godute che per noi d’ estate iniziano il primo giugno quando l’estate non è ancora iniziata e finiscono il 30 settembre quando è già finita e durano solo 12 giorni.
Sono uno statale privilegiato che vive con uno stipendio di 1600 euro al mese e 22 anni di servizio, lavorando di giorno,di notte di sabato di domenica, a Natale a Pasqua e a Capodanno per servire la salute dei miei concittadini e di quella di ogni individuo.
Sono un infermiere che come tanti è sposato con un’infermiera perché solo facendo lo stesso lavoro puoi capirti, vivere le stesse emozioni e accettare gli stessi sacrifici di un lavoro che ti emargina dalle amicizie, ti impedisce di vivere la Domenica e comunque ti cambia i ritmi familiari propri e dei propri figli che si adeguano ai turni dell’ospedale.
Grazie a tutti Voi giornali, politici,pubblica opinione che ci considerate e forse non sapete differenziarci da altre figure utili forse, ma non indispensabili. Noi infermieri vi ringraziamo, ma continuiamo ad assistervi sempre e comunque ricordandovi che forse un domani presto o tardi noi infermieri raccoglieremo le vostre urine, il vostro vomito, e le vostre feci che i vostri intestini, sfortunatamente non sapranno contenere, per una malattia, per un disagio o forse per un tumore; assistendovi, dandovi da bere e da mangiare, cambiandovi le lenzuola e forse chiudervi per l’ultima volta gli occhi nella fine della vostra vita.
Cristian, un’ infermiere statale come tanti (13/6/2012)
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