Stamattina ascoltando radio padania , moderatore Matteo Salvini, tema la politica.
Radio ascoltatori intervenivano in diretta puntando l'accento sulla necessità di abbandonare il parlamento romano, per promuovere con più incisività il lavoro di propaganda sul territorio. Risposta: "perchè altrimenti non avremmo sufficiente visibilità sui temi che conosciamo".
Io non sono per nulla d'accordo, su quanto ribadito dal moderatore. Partendo da alcune riflessioni,pongo l'attenzione il ruolo del parlamento, nel modo con cui è stato delegittimato, da una decisione presa senza precedenti nella nostra democrazia. Tale atto arriva niente di meno che da il Presidente della repubblica, un vero atto di sfiducia nei confronti del popolo italiano, (alla faccia del popolo sovrano) la cui imposizione, ha prodotto un governo col quale sta riformando la nazione, salvaguardando, la classe politica, i poteri forti, (economici)e gli interessi di nazioni vicine, e un unità dell'europa (finanziaria), non condivisa.
Questi tecnici stanno promulgando leggi , ponendo a tale proposito una fiducia dietro l'altra senza permettere ai parlamentari una normale discussione degli argomenti posti in votazione, non permettere a maggioranza e opposizione di confrontarsi su provvedimenti che stanno cambiando le aspettative di generazioni di lavoratori, piccoli imprenditori, artigiani, gravandoli di tasse balzelli e quant'altro su ceti la quale il fisco non ha difficoltà a colpire, detto ciò non abbiamo più nessuno che tuteli i nostri diritti, peraltro previsto dalla costituzione.
Sacrifici di una parte della nazione vanificati da una classe politica avida presuntuosa incapace di amministrare risorse generate da una parte della nazione dedita al lavoro alla propria famiglia.
Tutto buttato nel cesso, giustificato da una grave situazione economica, ma mi chiedo tale crisi, da chi è stata generata, ho meglio le responsabilità sono da imputare a quella parte di nazione a cui facevo riferimento prima.
No a credo che questo disastro sia da imputare solo e soltanto a chi ci ha amministrato in questi ultimi trentanni,e nonostante queste gravi responsabilità la classe politica, sono e restano tranquillamente al loro posto, ( e lautamente retribuiti) questi sono esseri privi di ogni senso dello stato, privi una moralità civica, aggiungerei altro ma cadrei nella volgarità e insulti.
Pertanto credo sia opportuno, questo non vuole essere un consiglio ,suggerimento ma il un mio pensiero, che imponga ai nostri parlamentari (onorevoli, senatori votati dal popolo padano) lasciare al più presto il parlamento.
Ritirarsi in Padania e da qui iniziare una vera lotta contro questo stato che sta gravando la nostra gente con ogni sorta e tipo di tasse, vi ricordo che le cinque "gloriose giornate di Milano, si animarono, per un eccessiva tassa posta dal governo austriaco, sul tabacco e sul lotto. Che cosa animò quiei nostri concittadini a liberarsi da una nazione che li sfruttava e spolpava, impedendo loro di incontrasi pubblicamente, di esprimere liberamente le proprie idee? Che cosa a noi ora manca per far scattare quella scintilla?
Una classe politica che sta rinunciando a mettersi in prima fila, e a contrastare fisicamente e con i muscoli questo stato, ( tenuto conto che onorevoli, e senatori godendo dell'immunità parlamentare rischiano molto poco).
Faccio notare che i promotori delle gloriose cinque giornate si schierarono apertamente contro lo stato austriaco, il rischio, che loro correvano era reale, quanti patrioti provarono le regie prigioni austriache quanti di loro furono i primi ascendere in piazza ad affrontare le truppe austriache, impassibili alle fucilate dei fucilieri austriaci alcuni furono feriti , altri uccisi.
Cosa aspettate a dare speranza impulso al popolo della Padania, che è davvero stanco di questi soprusi,.
Concludo ponendo in evidenza la missiva di questo autore non citato al fine di spronare i nostri politici possa far nascere quella scintilla di libertà- in un libero stato federale.
Giovani Lombardi !
Nuovi destini matura all’Italia l’anno che sorge. Più tenaci si stringono oggi le destre e tra i concordi suona grave la parola, quasi religiosa promessa. Ma se i tempi preparano gli avvenimenti, solo la volontà dei forti li compie.
Quando i cittadini di Washington oppressi dalla tirannia inglese fecero la famosa lega per cui fu proscritto il thè per non pagare la gabella che l’avara Inghilterra aveva imposto, fu fato il grande spettacolo della concordia e di quell’indomito valore che dopo trionfò invincibile nella battaglia dell’indipendenza.
O giovani ! Come l’America, ora la patria nostra trovasi in condizioni difficili; ma tra le imposte che l’aggravano stanno il nostro arbitrio le volontarie. I concittadini di Franklin si astennero tutti dal thè: imitateli; d’oggi innanzi rifiutate il tabacco. Questo sia non un vano conato ma un dovere, uno sforzo e un segno di concordia e di unione.
Non deridete tenui principii che preparano gli animi a sacrifici maggiori e più gravi; sappiate volere il nostro popolo che vi ode parlare di Patria, domanda esempi e sacrifici, perchè egli è uso a fare davvero.
Comincia a deporre straniere usanze chi vuol fare da sè; nuoce al corpo e mal si addice il fumo del tabacco fra le dolci aure olezzanti dei fiori d’Italia.
Chi oserà dire questo tabacco costume bisogno degli italiani? Per un popolo che sorge, bisogno vero è amare e giovare come meglio si può alla patria,
Giuseppe, 9/4/2012