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Origine del nome di Milano

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IMG 3127 Milano - La scrofa seminaluta al Brol...

La scrofa semilanuta al Broletto (Milano)

Prendiamo come esempio le interessanti prime pagine dell'Antologia dialettale del prof. Beretta, riguardo appunto l'etimologia del nome. Innanzitutto bisogna dire che la Milano antica comprendeva un territorio che partiva da piazza Duomo, fino ad arrivare a p.zza della Scala, p.zza Cordusio e p.zza Missori.

Bonvesin de la Riva nel suo "De Magnalibus Mediolani" cita un autore sconosciuto che ci descrive la Milano antica chiamata Alba, e già presente prima del VII° sec. a.C.

In questo secolo la città aveva come fiumi importanti lOlona, il Lambro (da cui presero probabilmente il nome gli Insubri lambriani) ed il Seveso.

Perché sono così importanti questi fiumi ?

 

Proprio per delimitare larea cittadina che in quell'epoca già esisteva ed aveva una sua importanza. Plutarco ce lo conferma: "I Galli Cisalpini considerano Milano loro capitale".

Ora si sappia che il simbolo di Milano è una scrofa semilanuta, che si diceva essere stata bianca. Alba ha il significato di "chiara" "bianca". Scrofa associata alla divinità femminile per eccellenza che è Belisama, identificata successivamente dai romani con Venere.

Non a caso gli stessi romani una volta conquistata la città attorno al 222 a.C., trovarono nell'area oggi occupata dal Duomo, un tempio "pagano" dedicato ad Atena, afferma Polibio, ossia presso i Celti a Belisama. In questo tempio vi erano custodite delle insegne auree, definite dai Celti inamovibili.


Lo stesso Cesare afferma nel "De Bello Gallico" che in Gallia era venerata una dea, che lui identifica con Minerva, che "insegna i principi delle arti e dei mestieri". Ovviamente una volta diventata romana, la città aveva assunto come lingua quella latina, che alla fine conoscevano alla perfezione. Nonostante questo i milanesi, però, continuarono ad usare l'antico loro alfabeto che è quello leponzio, fino al 1° secolo della nostra era, "....negando la romanità per un'affermazione ideologica di autoidentità politico/culturale e per volontà ideologica di autoidentificazione nazionale".

Sul nome di Milano si sono fatte molte altre ipotesi e congetture. Quella che riteniamo più valida e verosimile è la forma Medhelan. Quella "dh" sembra poco milanese, autoctona, ed assomiglia più ad un suono gaelico irlandese.

Ebbene non è così. Nei vocaboli del milanese antico ne troviamo splendidi esempi leggendo lo scrittore duecentesco Bonvesin de la Riva.

Doradha = aurea, doro
Crudho = persona dai modi burberi
Mudha = cambia
Ornadha = ornata
e così via dicendo.

Di esempi eclatanti se ne trovano molti altri. Questo per far capire come questo suono poco latino, abbia invece costituito l'anima della città di Milano e dei milanesi. Medhelan, significa non solo "terra di mezzo" ma anche "santuario di mezzo". Pare infatti che i druidi, sacerdoti degli Insubri, erano soliti recarsi a Medhlain per completare la loro formazione spirituale e magica, a giustificare ancora una volta la grande importanza che rivestiva questa città. Il nome si è poi evoluto in Milàn, noto ormai a tutti. Dicevamo precedentemente che larea cittadina, che in origine era un villaggio, esisteva già nel VII° sec. a.C. Il che ci riporta inevitabilmente a ipotizzare che la prima pietra fu "posta" in un'epoca ancora più remota. Perché? perché non solo negli anni settanta fu scoperta una "strana" pietra o menhir, proprio sotto al Duomo, ma anche perché ne furono trovate altre entro larea centrale.

Tra queste ve ne sono alcune lavorate risalenti a ben il 4.500 a.C. trovate nei pressi della chiesa di San Giovanni in Conca, in piazza Missori, lo stesso importante e luogo dove fu rinvenuta l'effige della scrofa semilanuta.

Come si nota la nascita di Milano e la formazione linguistica sono del tutto di origine celtiche e gli autori classici e moderni ce lo confermano a più riprese. Potremmo anche analizzare tutta la simbologia, pervenutaci sotto forma "pietrificata", presente in città, anche della forma poetica vicina a quella bardica, ed ancora una volta di matrice celtica, chiamata dai milanesi "la Bosinada" canto che celebra, descrive o satireggia persone e/o avvenimenti, proprio come era in uso in tutti gli altri paesi "celtofili" e che rimase in uso fino a quasi ai giorni nostri.

 

 

 

 

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