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E' Natale: ho deciso di licenziare i miei figli

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Natale: Dono del padre al figlio, il licenziamento causa tasseSono padre di quattro figli, la mia è una famiglia monoreddito. Con il passaggio dalla Tarsu alla Tares la mia bolletta è lievitata del 605%. La situazione non è più sostenibile.

E' doloroso, ma se non voglio far fallire la mia famiglia devo prendere dei provvedimenti.

Rinunce ne sono state fatte tante, di superfluo non abbiamo più nulla da tempo, de-localizzare all'estero non è possibile quindi, come fanno le grandi aziende, ho deciso di fare dei tagli: ho deciso di licenziare i miei figli.

Raccomandata consegnata a mano

Fabriano, 13 Dicembre 2013

Egregio Sig. FIGLIO

A seguito del sopraggiungere della TARES secondo cui un nucleo familiare numeroso va tassato più degli altri a prescindere dal reddito, la Sua attività non può più essere proficuamente utilizzata all'interno della famiglia. Rilevato che non è possibile reperire un’altra posizione dove poterLa collocare, visto che anche il cane verrà allontanato, siamo costretti a licenziarLa.

Tenuto conto del periodo pre festivo e non potendo permetterci di farLe i consueti regali di Natale il suo licenziamento ha effetto immediato. La invitiamo per tanto a voler raccogliere le sue quattro cose e volersi trasferire a casa del Sindaco o dell'assessore alle politiche della famiglia.

Distinti saluti


IL CAPO FAMIGLIA
(ex papà di 4 figli)
 

Giorgio, 13/12/2013

 

[ Nota della redazione: per quanto ironico, è tutto molto triste. Comunque, Buon Natale a tutti e soprattutto a Giorgio di Fabriano. Concediamoci di sperare che i nostri politici lavorino per un 2014 migliore, o speriamo almeno di poterci... de-localizzazione  ]

 

 

Italia: Paese di santi, poeti e navigatori

Berlusconi e Craxi nel 1984In altri tempi avrei ragionato in maniera assolutamente diversa ma oggi, vista la realtà che ci circonda, l’aria che tira e tenuto conto delle molto probabili future reazioni dalle conseguenze imprevedibili di inoccupati, disoccupati, precari, esodati, di tassati e di tartassati, di disperati e di falliti, nonché di pensionati che mandano avanti con Il proprio reddito anche la famiglia dei propri figli, a mio parere ad amministrare la “cosa pubblica” a qualsiasi livello possono aspirare solo e soltanto tre categorie di individui : i masochisti, i ladri e gli aspiranti ladri.

Alla prima categoria appartengono “gli onesti” con predisposizioni al martirio; alla seconda i “disonesti conclamati” ed alla terza tutti coloro che, con l’acquolina alla bocca, si sentono confortati per le future carriere politiche dalla pregressa nonché perdurante impunità dei succitati colleghi.

Non sono un qualunquista, anche se con tale termine il più delle volte si definiscono coloro che dicono cose vere con parole comprensibili a tutti, però mi spieghi qualche benpensante, caso mai anche commentando questa mia, per quale motivo, fatti salvi “gli onesti” convinti di poter resistere a contatto delle altre due categorie senza ricorrere al conforto di psichiatri o di psicologi (anche se non lo confesseranno mai), migliaia di altri personaggi si sono sempre accapigliati, e continuano a farlo ancor di più in questi giorni, per un posto in politica; se non nella assoluta sicurezza di potersi disonestamente ed impunemente arricchire con estrema facilità !!

Certamente oggi, come accennavo in premessa, si potrebbero correre rischi di varia natura a fronte della disperazione della gente; però i “nostri” evidentemente ritengono che il rischio valga la candela, considerato che in attesa continueranno a prendere denari senza lavorare, a non temere di tirare le cuoia in un’ambulanza perchè non si trova un posto in ospedale, a vedersi regalate le case e pagati gli affitti a loro insaputa, ad andare in pensione al di fuori delle norme riservate a tutti gli altri, nonchè a sentire dietro la porta il vocio di mignottelle in attesa di sistemazione.

Assolutamente convinti che, nonostante tutto, in fin dei conti continueremo a vivere in un Paese che sarà pure pieno di santi, di poeti e di navigatori ma che è ancor più zeppo di masochisti, di smemorati, di ignavi, di inetti e di stronzi.

Edoardo, 14/1/2013

 

 

Expo 2015: La UE dice di favorire le già favorite ditte meridionali

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Problemi con gli appalti a Expo 2015Leggo sul "Sole 24 ore" di Domenica 2 Dicembre sulla pagina "Imprese e territori", che la Commissione europea ha accolto il ricorso dei comuni di Napoli e Bari riguardo la gara d’appalto che proponeva la realizzazione di architetture di servizio del sito Expo Milano 2015. Il disciplinare, assegnava una buona dote di punti ai concorrenti che avessero proposto soluzioni costruttive a basso impatto ambientale  con provenienza geografica  entro i 350 km. dal sito Expo. La commissione  europea, non ha contestato il concorso “di idee” ma l’inserimento della  clausola “geografica” in violazione dei principi del trattato in materia di appalti pubblici.

Però, forse, il sig. Wiedner capo dell’unità Diritto degli appalti pubblici, non sa che le aziende del meridione italiano, Godono di un particolare trattamento di favore, ovvero:  sgravi fiscali, sgravi contributivi, per via di fantomatiche zone depresse,  per cui, avranno SEMPRE la meglio sulle aziende di altre aree senza godimento di favori. Senza contare poi i vari problemi di inquinamento per l’andirivieni di mezzi e altri problemi di logistiche. Non era chiaramente un atto discriminatorio, ma questione di buon senso e logica. Avrei voluto vedere il contrario ....

Armando, 3/12/2012

 

Culle vuote in Padania

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Culle vuote in PadaniaLe culle vuote sono una delle tante conseguenze del continuo svilimento delle persone di sesso maschile, le quali, se non hanno potere sono considerate meno che zero, oggetti da mandare al macello in guerra, da sfruttare, da deridere se sono picchiati o umiliati dalle donne, da presentare in televisione come ingenui stupidotti, meritevoli di essere trattati come zerbini.

E c’è ancora chi augura figli maschi, con tutto quello che questi figli maschi dovranno inevitabilmente subire?

Se noi uomini smetteremo di renderci schiavi della bellezza femminile, di rivaleggiare tra di noi, di farci inutili guerre, cercando poi una consolazione tra le braccia di chi sa ben sfruttare il denaro ed il potere che alcuni di noi hanno conseguito con grandi fatiche e, magari, commettendo ingiustizie soprusi verso i più deboli, compresi i bambini.

So di padri che lasciano maltrattare i loro figli da parte delle madri solo perché temono di perdere i favori sessuali di queste ultime, che li hanno completamente rincretiniti. Se i maschi seguono la moda per cui la donna ed il sesso sono tutto e la procreazione niente, come potranno decidersi ad avere figli?

Stanotte, tornando verso casa, ho riconosciuto, con grande dolore, a Trento, anziani padri di famiglia - cattolici praticanti - caricare prostitute sulle loro auto, pronti a svuotare il portafoglio per un’illusione.

Se noi uomini non saremo all’altezza della statura morale consona alla nostra vera natura, le culle rimarranno vuote e le Ruby di turno riempiranno il conto in banca.

Luisin, 4/12/2012

 

 

Euro: una mattina di domenica in macelleria

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La bottega del macellaio: discussione sull'EuroStamane presto in una localitá termale in Italia mi sono trovato ad entrare in una macelleria-boutique, aperta anche di domenica per acquistare del bollito e mi sono imbattuto in una discussione sull’euro. I clienti tutti maschi, forse data l’ora.

Il macellaio, un quarantenne sanguigno diceva “non é possibile lasciare l’euro: é come un Club esclusivo e abbandonarlo significa essere esclusi per sempre, marchiati come bestie, nessun paese comprerá piu’ la tua merce”.

Un cliente dall’aspetto di artista, barba brizzolata incolta, rispondeva che anzi le merci prodotte in Italia diventeranno competitive e non sará piú necessario farsi dissanguare dalle tasse per ripagare interessi usurai con soldi che hai sempre meno in tasca per via dell’austeritá e perché sono proprietá di altri, non del governo italiano.

Un giovane interveniva dicendo che era meglio non avere la proprietá della moneta, visto gli intrallazzi della politica e le spese folli e concludeva che questo “tecnico” é il governo migliore possibile perché sta raddrizzando la politica italiana corrotta.

Un altro, citando lo scrittore satirico Flaiano, diceva che aveva fatto un’analisi di tutti i difetti attribuiti agli italiani,- che lui non si sentiva di avere-, ed aveva concluso che forse lui non era italiano.

Un cliente ben vestito aggiungeva “lo stato nazionale oggigiorno é morto, non esiste piú e nessuno si rassegna a fargli il funerale”. Un tipo piccolo e smilzo rinforzando il concetto aggiunge che il peso dello stato dovrebbe essere il minimo possibile, una piuma, il liberismo é la condizione ideale in cui la selezione naturale  trionfa, “chi é piú forte e bravo mangia, gli altri soccombono, é la natura”. Intanto comprava una fortuna in filetto pregiato, scusandosi, e dicendo che aveva molti amici ospiti.

Allora prende la parola con un accento un pó tedesco, un tipo alto e biondo, un pó curvo di mezza etá: “io amo l’Italia perche’ ci sono tante persone simpatiche, buona cucina e buon gusto in tutti i campi e con l’euro mi sento a casa mia, posso viaggiare e godermi l’Italia, é un vero sogno che mi auguro duri per sempre”.

Un cliente che stava in disparte, un pó schivo “Dura fin che dura” aggiunge con accento milanese “ ma permettetemi di dire che dura minga, non puó durare questa autentica pacchia per alcuni membri del Club, fardello insopportabile per altri. E dove é finita la democrazia? Sono stati consultati i popoli sovrani per firmare i trattati europei e per adottare l’euro? E dire che dopo il bastone della austeritá e i sacrifici umani, ora si arriva alle lusinghe, al flattering dell’Italia e alla famosa carota. Le autoritá tecno-burocratiche cominciano ad aver paura che la gente comune abbia finalmente capito i giochi ed offrono la carota. Nella speranza che  l’Italia la prenda definitivamente -una volta per tutte-, dove, ovviamente é chiaro”.  Silenzio assoluto, imbarazzante.

Sono uscito dalla boutique ripromettendomi di fare chiarezza e tutto il pomeriggio -ascoltando in radio le olimpiadi londinesi-, ho cercato un sito che finalmente getti luce su questi argomenti cosi’ basilari. Ne ho trovato uno che sembra promettente. E’ il blog spot del Professor Alberto Bagnai, economista, di cui vi lascio il link, insieme ad una sua intervista un po’ lunga ma estremamente chiara ed illuminante.

Antonio, 29/7/2012

 

 




 

Ecco la novità: Berlusconi for president?

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Formigoni riflette sulla proposta del Pdl: "Con il presidenzialismo il via alla Terza Repubblica. Ci pensino il centro e la sinistra prima di dire no"

«Fino adesso nella seconda Repubblica si sono alternati schieramenti di centrodestra e centrosinistra, ma l’esito è stato deludente. Né il centrodestra né il centrosinistra sono riusciti a fare le riforme di cui il Paese aveva assolutamente bisogno. Bisogna dare più capacità di decisione: avere un presidente della Repubblica con poteri analoghi a quello francese, eletto direttamente dal popolo, porterebbe quella novità ed efficienza di cui abbiamo bisogno». È questo il commento di Roberto Formigoni fatto nella puntata di Forcaffè, il webeditoriale settimanale dedicato al tema delle riforme costituzionali.

«Dobbiamo far diventare l’Italia una Repubblica presidenziale attraverso l’elezione diretta a doppio turno del presidente della Repubblica, esattamente come avviene in Francia – dice Formigoni – . Questo per evitare lo spappolamento della composizione politica dei partiti come sta accadendo in Grecia e per fare in modo che gli italiani abbiano una Repubblica più efficiente, funzionale e rapida. Cosa significa per l’Italia una Repubblica presidenziale? Il passaggio alla terza Repubblica».

«In un primo turno sarebbero liberi di iscriversi alla gara tutti coloro che vogliono. In Francia, ad esempio, si sono presentati una decina di candidati, ma al ballottaggio andrebbero soltanto i primi due. Quindi, tutti avrebbero la possibilità di partecipare, ma ci sarebbe un solo vincitore che governerebbe l’Italia per cinque anni, perché si potrebbe passare dal settennio al quinquennio. Gli schieramenti sarebbero costretti a mettere in pista gli uomini migliori».

«Non ditemi – avverte il governatore lombardo – che non c’è tempo di fare questa riforma, perché basta volerlo. Questo è il momento giusto per fare questa riforma perché sta per scadere il settennio di Giorgio Napolitano, quindi non si offende nessuno e non s’indebolisce il presidente in carica. Riflettano i partiti del centro e della sinistra prima di dire no. Anche all’interno della sinistra l’idea del presidenzialismo ha fatto strada. Ci sono diverse aree che pensano che sia arrivato il momento del presidenzialismo. Lo fa la Francia, dove si alternano presidenti di uno schieramento e dell’altro. Sarebbe veramente il cambiamento dell’Italia».

 

Comunicato media formigoni.it, 25 maggio 2012

Meridionalismo, astro nascente o luce riflessa?

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Il modesto seguito che il meridionalismo ha dimostrato di avere negli ultimi decenni è stato direttamente proporzionale, e lo dico con grande rammarico, al successo che la Lega ha avuto nelle regioni settentrionali del paese. Quasi che questo non riuscisse a brillare di luce propria se non in una ristretta cerchia di intellettuali.

A riprova di questo mio pensiero ricordo che la lega nacque nel 1989 (ma dalla fusione di movimenti identitari preesistenti) e già alle elezioni amministrative del 1990 ebbe il 4%. A distanza di pochi anni, nel 1993, il giornalista ed artista Riccardo Pazzaglia organizza a Napoli il Movimento Culturale Neoborbonico che ebbe una notevole risonanza mediatica ed un buon seguito (anche se si ricordano importanti manifestazioni soprattutto a Napoli).

Nel frattempo la crisi delle ideologie si aggravava e come si svuotavano i contenitori rossi e neri così si riempiva quello verde, con tangentopoli e l'alleanza con Berlusconi a metà anni '90 fioccano i primi ministri, sindaci (tra i quali quello di Milano), presidenti di regione.

Dall'altra parte a Sud c'è una piccola seppur non insignificante presa di consapevolezza che però non ha ancora portato ad una affermazione politica (se non in Sicilia dove peró si parla di indipendentismo regionale e non di meridionalismo). Negli ultimi anni, durante i quali una lega scatenata ha duramente provato la nostra economia e la nostra dignità, è stata più evidente la crescita del movimento meridionalista; apparentemente proprio una reazione.

Il mio rammarico nasce dalla considerazione che per divenire accaniti meridionalisti è sufficiente un libro di storia o una lettura veloce dell'annuale rapporto SVIMEZ, senza la necessità di sentire gli insulti della lega. Dovrebbe essere sufficiente sapere d'aver subito e di star continuando a subire un'ingiustizia.

Oggi gioiamo della distruzione della dirigenza della lega, e ne abbiamo tutte le ragioni. È peró un momento delicatissimo anche per il meridionalismo, sarà il futuro prossimo a dirci se questo ha iniziato a camminare sulle proprie gambe o vive dell'emotività riflessa del razzismo leghista.

Stefano, 5/5/2012

 

IMU: disubbidienza fiscale?

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La Lega è partita invitando gli italiani a non pagare l'IMU e assicurando che i sindaci leghisti non l'applicheranno. Ai sindaci leghisti si sono aggiunti altri sindaci di altri partiti e di altre regioni portando la cifra a circa 600 sindaci. Per quel che mi riguarda intendo aderire all'invito leghista per diversi motivi.

L'imposta sulla prima casa è quanto di più odioso potesse fare un governo poichè per la stragrande maggioranza dei piccoli proprietari quella casa è il frutto di una vita di lavoro e di sacrifici. Inoltre mi sapete dire cosa succederà a quei giovani che hanno contratto un muto e fanno fatica ad onorarlo? Dove troveranno i soldi per pagare la stangata?

Con questo provvedimento recessivo viene affossato tutto il comparto edilizio che non è costituito dal solo mattone. Bel modo di dare spinta alla crescita!

Infine il gettito non rimarrà ai Comuni ma nella sua maggiore consistenza andrà allo Stato, altro che tassazione federalista. Allora Monti, affibbiando quella sigla al nuovo balzello, compie anche una falsità. Se lo Stato ha bisogno di altri soldi lo dica chiaramente e non si nasconda dietro gli enti locali.

E' chiaro però che dobbiamo essere in tanti per ottenere giustizia. Infatti se saremo mille il fisco ci distruggerà, se saremo un milione le cose verrano viste in modo diverso e se invece saremo diversi milioni il governo sarà costretto a fare marcia indietro. Da qui il mio appello affinchè molti aderiscano all'invito leghista superando l'aspetto propagandistico e di appartenenza ad altri partiti. Coloro che aderiranno dovranno fare opera di persuasione presso tutti i piccoli proprietari.

Mi auguro che molti altri sindaci aderiscano e vadano ad aumentare i 600 che si sono già espressi come pare che stia accadendo.

Concludo unendomi all'invito che Di Pietro ha rivolto a Monti, cioè di firmare quel protocollo con la Svizzera, come han già fatto alcuni Stati europei, che permetta ai nostri investigatori di curiosare nei conti correnti di quelli che hanno portato i capitali in quella nazione. Si parla di 40 miliardi. Sveglia Monti!

valter29, 30/4/42012

 

 

Lega nord: delusione e speranza

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Negli anni 60, Bergamo era pavesata di manifesti con il programma del  Marp ( Movimento autonomo regioni padane). Ne rimasi  affascinato.  Oggi capisco a fondo  l’assurdità di chi auspica una secessione delle regioni padane  invece di  portare avanti con determinazione  le linee progenitrici  di una Lega “illuminata” che auspica, per cominciare, un autentico federalismo fiscale. E’ fuori discussione che Nord, Centro,  e Sud (isole comprese),  hanno caratteristiche e sensibilità diverse, modi di gestire  la cosa pubblica  personalizzati,  costi di pari servizi resi al cittadino spropositatamente  differenti.  Sarebbe anche ora si ponesse fine ai benefici delle Regioni autonome.

L’Italia è una oppure ci sono Regioni virtuose, altre meno virtuose, altre ancora sprecone  ed altre “beneficiate”?  Tempo fa rispondevo ad un lettore che accusava i garibaldini di essere una manica di straccioni e di poco di buono che hanno depredato il sud. Ho risposto osservando che, dall’unità d’Italia,  vera che sia l’accusa, il sud  è stato ampiamente “risarcito” interessi compresi.  Al riguardo zittiamo una volta per tutte e con fermezza chi ci accusa di egoismo quando si chiede solo giustizia, equità sociale  e merito a chi se lo merita!

La mala gestione di finanziamenti  sarà pure tutta da provare, ma andiamoci adagio ad incolpare i poteri che vogliono distruggere la Lega.  Ed andiamoci pure piano nel dare del traditore a chi da tempo avanza critiche e sospetti. Se mai accusiamoli di eccessivo rispetto nei confronti  del “capo” padrone, le cui dimissioni sono un fatto raro ma dovuto. Va tuttavia rimarcato che integerrimo che sia, quantomeno è stato poco attento   nello scegliersi  i collaboratori,  avventato nello spianare la strada a parenti amici  e supporter bravi  ad ossequiarlo nei pellegrinaggi alle fonti del Po, o durante le sparate su Roma ladrona.

A proposito del detto che in Italia il popolo è sovrano…ma quando mai? Un referendum ha abolito il finanziamento pubblico, ed il parlamento cosa ha fatto? Ha introdotto i rimborsi elettorali.  L’idea è buona perché dovrebbe essere tutto più trasparente ma…ci sono un po’ di ma:  non ci sono controlli pubblici, non ci sono neppure controlli interni ai partiti…vuoi vedere che i finanziamenti sono talmente importanti che si possono distrarre milioni senza che nessuno si accorga?

Cosa chiedo ora alla Lega? Di impegnarsi a fare ciò che aveva promesso di fare. La Lega è stata determinante per il governo di centro destra e si era impegnata per ottenere il federalismo, la riforma della giustizia, la cancellazione del “porcellum”. Forte del suo peso politico, almeno sul federalismo doveva impuntarsi con l’alleato  invece si è fatta “intorcinare”, è mancata  la determinazione e c’è il dubbio che si siano accettati compromessi per  salvare la “sedia” e relativi corposi benefici.

Io ci credo ancora. Nella Lega  ci sono eccellenti politici, ex ministri, governatori, sindaci. Il loro operato è alla luce del sole. Ripartiamo da loro.

Eugenio, 8/4/2012

 

 

Più fatti e meno chiacchere: quattro idee per la Padania

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Devo dire che sono sempre più in imbarazzo nel votare Lega. Ho iniziato nel lontano 1986 a votarla, mi ricordo lo spirito indipendentista, il recupero delle nostre tradizioni, della nostra cultura, il voler ritornare padroni a casa nostra e il volerci levare di dosso l’inesistente Italia e le sue tasse ed i suoi parassiti.

Poi l’infelice alleanza con Berlusconi che non ci ha portato a nulla, neppure il federalismo ma in compenso ci ha fatto perdere venti anni così come ha permesso all’Italia di massacraci l’economia e di tassarci ancora per tutto questo tempo.

Ora vedevo un risveglio, la rottura dell’alleanza con Berlusconi, la opposizione al governo Monti (altre mani a rubare nelle tasche dei padani) forse il ritorno all’indipendentismo.

Ma una cosa proprio non riesco a capire: perché si appoggiano i lavori della TAV ed addirittura Maroni chiede l’intervento dell’esercito?

E’ un'altra occasione sprecata. La TAV è inutile e costosa, c’è già il TGV che collega Milano a Parigi e passa proprio per la Val di Susa. Si dice che la TAV servirebbe per le merci, mi domando quanti padani faranno viaggiare le proprie merci su quella linea e quanti invece piangeranno per tutti i soldi che dovranno pagare per una linea inutile.

Si potevano proporre alternative che avrebbero portato lavoro in Padania, allungare la linea TGV che arriva a Nizza fino a Genova e da li a Milano e Torino. La Liguria avrebbe visto un rilancio del turismo, con nuovi collegamenti, i porti di Genova e Savona sarebbero stati collegati al Nord, una opera utile, senza gallerie e tanti costi che ci avrebbe portato dei voti. Oppure si poteva proporre di trasformare il Tunnel del Monte Bianco in ferroviario, far passare di li la TAV e finalmente far uscire la Val d’Aosta dall’isolamento (avete idea di quanto ci metta oggi un treno da Aosta a Torino?) Due soluzioni che sfrutterebbero le linee ferroviarie già esistenti.

Volete stravincere alle prossime elezioni? Più fatti e meno chiacchere ed allontanatevi da Roma, la TAV in Val di Susa la vuole Roma non il Nord, fate delle azioni incisive contro le tasse, promettete assistenza legale e fiscale a chi vi appoggerà.

Alessandro, 3/3/2012

 

 


 

Il silenzio attorno alla riforma Fornero

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Rabbia, delusione, sconforto, depressione, istinti suicidi-omicidi, insonnia, costernazione, ribellione, barricate, rivoluzione, sfiducia, assenza di lucidità, precarietà, futuro grigio, futuro nero, disperazione, povertà, istigazione al furto alla rapina, speranze rapinate e vanificate, ecc.

Sono solo alcuni stati d’animo provocati dalla riforma delle pensioni del governo Monti e del Ministro Fornero. Stati d’animo provocati anche dal vostro silenzio omertoso-mafioso o dal dichiarare questa riforma equa.

Come può essere equa una riforma che spinge milioni di cittadini-lavoratori-disoccupati-precari a un passo dal giusto traguardo della pensione verso quei sentimenti sopra descritti?

Persone a cui mancavano uno, due o pochissimi anni al raggiungimento di tale traguardo gettate sul lastrico solo ed esclusivamente per far cassa e per farci belli di fronte all’Europa che non aveva richiesto il nostro sangue!

Siete coinvolti e responsabili anche voi signori direttori di quotidiani e giornalisti con il vostro deprecabile silenzio! Avrete sulle vostre coscienze al pari di chi ha voluto questo massacro, qualsiasi situazione di atti disperati che si verranno a creare e che anzi, già in atto da tempo con suicidi, furti, rapine, per la sopravvivenza.

Paola, 28/2/2012

 

 

E' ancora possibile fare innovazione in Italia?

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Abbiamo avuto un'idea grandiosa che permetterebbe alle aziende meccaniche costruttrici di macchine con delle solide competenze ma oggi sulla strada della chiusura di rilanciarsi perchè l'offerta è enorme e il settore vecchio. Con questa nuova filosofia meccanica si rinnoverebbe il settore e queste aziende  potrebbero costruire macchine meno costose, più precise, più veloci, più produttive, con minori costi di gestione e di manutenzione. Ovviamente più vendibili.

Questa è una tipica storia italiana, made in Lecco, Lombardia. Ci sono i brevetti Italia, Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera, USA, Giappone. La ricerca è stata fatta da tre dipartimenti del Politecnico di Milano, dall'Ist. di Astrofisica Spaziale di Milano, dalla SSSUP di Pontedera, dal CNR Iasf (MI) e dal CNR Istec (Faenza) 

Adesso però bisogna produrre. Ditte che prendono finanziamenti per mantenere posti di lavoro con questa tecnologia entrerebbero sul mercato dalle porta principale sbaragliando la concorrenza orientale, dovrebbero assumere in particolare giovani per sviluppare modelli dinamici ed algoritmi di cinematica inversa.

Le università hanno pubblicizzato questo progetto nelle aziende italiane ma finora hanno risposto solo una tedesca, una spagnola, una americana,due giapponesi e forse ... una cinese.

Noi italiani siamo quelli che hanno ideato l'algoritmo di Google e ce lo siamo fatti fregare, idem per la fusione nucleare. Vogliano farlo anche per la cinematica multipolare che così genererà ricchezzae tanti bei posti di lavoro all'estero?

Ci dicono: "Ci vuole un politico che ne tragga un vantaggio di immagine": della Lega abbiamo cercato di contattarne due che dicono di avere a cuore le sorti del territorio. Irraggiungibili !! Proviamo col giornale o anche lui, come le associazioni,le istituzioni, le fondazioni ecc... dirà che è competenza di qualcun altro.

Lucio, febbraio 2012

 

 

Democrazia, debito pubblico e le false speranze nelle nuove tecnologie

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Mi sono imbattuto stamani casualmente in alcuni miei scritti, e tanto impegno profuso - neanche tanto lontani nel tempo, fine anni 1990 ma appaiono in un altra dimensione temporale, meglio descrivibile come fine millennio scorso.

Determinazione e tanta fiducia nella scienza, nelle nuove tecnologie che avrebbero portato certamente al trionfo democratico della "generazione distribuita" - modo innovativo di produrre energia dove e quando occorre - e di condivisione real-time della informazione e della cultura.  Settori, in particolare l'energia avanzata, ai quali la mia società di ricerca si dedica da tempo. La promessa di una vera, nuova civilizzazione alle porte, una nuova era di pace, di  lavoro industrioso, di benessere, di crescita sociale e culturale.
 
Purtroppo le cose sono andate e promettono di evolversi diversamente  ed e' amaro constatare come tali grandi potenzialita' siano state impedite di crescere e poi piegate all'utilizzo e allo  sfruttamento intensivo a beneficio economico e del potere di pochi soggetti o organizzazioni agenti alla luce del sole o delle tenebre,  ad  alimentare il mercato mutante, tecnologico e non,  il tutto con la conseguenza di attentare alla distruzione della consapevolezza e della coscienza della gente - giovani e non giovani - del valore della "tradizione" e del territorio.

Il trasferimento poi del potere dalla politica all'establishment economico e finanziario, e la cinica privatizzazione - nell'Europa attuale dell'Euro - del debito pubblico degli Stati, ha compiuto il resto. La "massa" ora non puo' che essere ricattata e schiava.

Come uscirne?  Sull'argomento invio di seguito un accorato e lucido appello al popolo greco di Paolo Barnard, pubblicato sul suo sito in data odierna.

Paolo Barnard scrive:
 
Amici greci, sono solo fantasmi!  Lo dico da anni. La fine del ventesimo secolo ha visto la nascita di un modo osceno di dominare le masse, si chiama ‘la politica della paura’. Cioè, le masse vengono costantemente distratte dall’impegno nella lotta per i loro diritti da fantasmi tanto terrifici quanto inesistenti e/o inconsistenti: il pericolo rosso (gli USA di Nixon sapevano benissimo che l’URSS era alla bancarotta sia finanziaria che militare); l’Islam radicale, la Sars, la mucca pazza, l’Aviaria, il debito pubblico, il deficit, l’inflazione. E le masse ci cascano, ci caschiamo, perché siamo noi le masse.

La ‘politica della paura’ in queste ore sta costringendo un intero popolo, i greci, a regredire al medioevo, nei redditi, nei diritti, nella dignità. Eppure, credetemi fratelli di Grecia, basterebbe che vi rendeste conto che sono solo fantasmi, lo sono la UE, il FMI, la BCE, i cori di quei porci che di mestiere fanno i giornalisti del Sistema. Sono solo fantasmi, e non dovete fare altro che aprire gli occhi e scacciarli con la mano.

Infatti, come ha mirabilmente scritto l’economista Marshall Auerback, tutto quello che serve a voi ellenici è di “ritrovare una dose di rispetto per voi stessi, dire alla Troika  (UE, FMI, BCE) di levarsi dai piedi, e uscire dall’Eurozona”. E veramente è tutto qui, veramente non è più complicato né più drammatico di così. Incredibile eh? Eppure vi hanno convinti che siete sull’orlo del baratro che porta all’inferno. Non è vero, fate quello che vi suggerisce Auerback, adottate la Modern Money Theory (MMT) come politica economica di piena occupazione e pieno Stato sociale e studiatevi il caso argentino. Loro, gli argentini, alla fine hanno costretto l’altro mostro, gli USA,  a scoprire le carte. E sapete cosa c’era in quelle carte? Un fantasma, una bolla di borotalco che faceva solo Buuuuuuuuhhhh! L’Argentina “ha ritrovato una dose di rispetto per se stessa, ha detto agli USA di levarsi dai piedi, e se n’è uscita dall’unione monetaria col dollaro”. Poi ha adottato la MMT al governo. Puff, e il fantasma se n’è andato. Dopo tre anni dal default, l’Argentina preoccupava la Cina per la sua crescita economica sorprendente. A voi accadrebbe la stessa cosa, e sarebbe la Germania a preoccuparsi per la vostra crescita.

Se qualcuno di voi, greci, mi sta leggendo, vi dico questo: poche chiacchiere, Barnard non le spara grosse, venite al Summit MMT in Italia il 24-26 di Febbraio 2012 a chiedere ad Auerback e ai suoi colleghi accademici setutto questo è vero . Vi prego fatelo, perché a causa di un fantasma che vi dice che siete sull’orlo del baratro che porta all’inferno, voi rischiate di arrivarci davvero all’inferno. E tutto per un fantasma.

 
Antonio dB, 12/2/2012

 

 

Summit MMT: Rimini, dal 24 al 26 febbraio 2012

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"Le origini dell'alleanza franco-tedesca e del loro sogno Neomercantile: ottenere povertà diffusa e accumulo di super profitti al top. I tecnocrati europei decidono la distruzione delle democrazie europee." Alain Parguez

Il primo Summit Nazionale della Modern Money Theory si terrà dal 24 al 26 febbraio 2012 presso il 105 Stadium di Rimini - piazzale Pasolini 1/C -

Il giornalista Paolo Rossi Barnard porta in Italia il team di economisti accademici americani che ha salvato l'Argentina dal default, per mostrare agli italiani come salvare la democrazia e l'occupazione del nostro paese messo in ginocchio dall'Eurozona. Come? Secondo le linee della Modern Money Theory School of Economics, che vanta un secolo di giganti dell'economia come Knapp, Keynes, Minsky, Godley, e che oggi forma la base delle politiche di spesa della Cina..

Il Summit Nazionele MMT conta le presenze dei Professori Michael Hudson, Stephanie Kelton, Marshall Auerback, William Black e Alain Parguez, delle università del Missouri Kansas City, The Levy Economics Institute Bard College NY, Institute for the Study of Long-Term Economic Trends, Université de Franche-Comté at Besançon.

Il Summit non ha colore politico. E' interamente finanziato e gestito da un gruppo di attivisti, formato da comuni cittadini, che vorrebbero evitare il collasso dell'Italia.


 

Lega: è ora di farsi da parte?

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Mario Monti e il Presidente Napolitano dopo la nomina a Presidente del Consiglio dei MinistriNon vi sembra essere arrivato il momento di far fare alla Lega non un passo indietro ma 10,100,1000? e  far lavorare un Signore che si chiama Monti che sta togliendo tutte le castagne che stavano nel fuoco e che loro e la loro  banda non sono riusciti a togliere.

I soliti quattro gatti stanno cercando di ostacolare in tutte le maniere il grande lavoro che questo Signore dalle ideee chiare e molto decisionista sta compiendo?

La lega di "Roma Ladrona" non c'e' più o meglio non ci è mai stata, specialmente quando hanno assaporato anche loro "l'odore degli scranni di Montecitorio". Adesso, finito il loro corso, e non riuscendo a darla a bere a tutti i suoi seguaci, in special modo a quelli delle valli, invece di essere patetici come stanno apparendo da qualche mese a questa parte, spero che si facciano da parte per un bel periodo.

Giovanni, 28/1/2012

 

 

Liberalizzazione e disoccupazione giovanile

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La manovra Monti sulla liberalizzazione ha un senso?? Chi  pone questa domanda siamo noi, ragazzi, che ormai per colpa di questa Manovra “Salva vita” non hanno più una vita personale.

Noi tutti lavoriamo nei centri commerciali, quelli che fino a 20 anni fa non c'erano, quelli che invece ad oggi, la gente, sembra non riesca mai a farne a meno...siamo ragazzi che come i Signori Politici hanno una vita extra lavorativa, hanno una famiglia, dei mariti, delle mogli, figli, genitori e nipoti con i quali anche noi vorremmo trascorrere le Domeniche e le Festività.

Spesso ci chiediamo perchè nei giorni di festa i nostri Politici non vengano nei Centri Commerciali?! Si renderebbero conto che la gente, anche se il centro è aperto, non viene per spendere ma solo per passare la Domenica, o il Festivo, al caldo, o al fresco risparmiando così sui consumi di casa loro!!!

Vorrei chiedere a questi Signori se la loro Manovra “Salva vita” dà la certezza ai giovani disoccupati di riuscire ad avere il tanto "Agognato" posto di lavoro?!  perché, la risposta allora…. sarà dura da credere.... ma è un NO!!!!! Perchè il piccolo negozio, che oggi fa fatica a pagare due full time, non ti assume altro personale se poi a fine mese non ha i soldi per pagarlo!!!

Il “Diamo da lavorare ai giovani!!” non regge se poi la gente non ha soldi da spendere, abbiamo visto dai giornali e telegiornali che le vendite dei saldi hanno subito un calo del 20 -25% rispetto agli altri anni, quindi, orari assurdi come 8.00 – 22,00 o 8,30 - 24,00, vanno a gravare su noi facendoci fare turni massacranti !!!!

Ci sono negozi che ridotti all'osso fanno fare degli spezzati ai propri ragazzi perchè non hanno nessuna intenzione di assumere personale, ragazzi che magari non abitano a pochi km, ma distanti da casa, quindi  devono stare nello stesso Centro, per ore, seduti sulle panchine, o nei loro magazzini in attesa di riprendere il turno passando così la media di 9/11 ore COMPLESSIVE fuori casa!!
 
Siamo arrivati a soglie esagerate di consumismo, Noi popolo italiano, che vanta di avere un Vaticano e un Papa, che vanta il senso della famiglia, valori che fin da piccoli ci sono stati insegnati dai nostri genitori e sui quali Voi politici avete basato le vostre campagne elettorali...allora noi chiediamo...”Ma dov'è quel senso della famiglia se  dobbiamo lavorare e rinunciare al calore dei nostri cari????”

Vorremmo infine chiedere hai Nostri Signori politici...” Vi sembra giusto che dopo un Novembre e un Dicembre, dove non abbiamo saltato una Domenica, dove abbiamo “elemosinato” i giorni di riposo settimanali,  dove gli unici giorni di meritato riposo sono stati un 25/26, unici due giorni dove non abbiamo timbrato cartellino, ma solo perchè erano il Giorno del Santo Natale e Santo Stefano, dopo le 40 ore settimanali, se non di più, chiediamo a Voi.... Perchè?

Perchè vi sentite liberi di decidere x noi....cosa vi fa pensare che le vostre leggi siano unilaterali?

Perchè per il bene di un'Italia, che avete Voi portato alla deriva, trovate giusto scaricare sopra le nostre spalle tutto questo peso???

Perchè per una volta non fate decidere a Noi ,a quei giovani che Voi stessi volete "Salvare" ... ASCOLTATE LA NOSTRA VOCE PER UNA VOLTA !!!”

I ragazzi dell'C.C. Alle Valli
Seriate, Bergamo., 8/1/2012

 

Eliminare gli sprechi di soldi pubblici

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Ogni giorno il cittadino sente parlare di “sprechi di soldi pubblici; mi chiedo perché questo governo di “tecnici bocconiani” non fanno entrare nel loro entourage anche i sig. Greggio, Iacchetti ed i loro inviati di Striscia la Notizia affinché si rimedi agli sprechi in campo edilizio (ospedaliero, abitativo ecc.) che, guarda caso..... 3/4 di tale fenomeno riguarda soltanto l’Italia del sud?

Al sud e, sempre  al sud, ci sono strutture edilizie di varie tipologie mai finite ed utilizzate con spreco di denaro pubblico. Al sud ci sono più invalidi, con varie patologie, che percepiscono pensioni di invalidità che individui sani.

A questo punto, data la falsità dei dati delle invalidità perché non facciamo un bel taglio ad un certo grado di latitudine e, la parte staccata non va alla deriva verso i paesi confinanti - compresi i medici corrotti che certificano tali invalidità?

Il NORD LAVORATORE é stanco di pagare tasse e balzelli, imposti da un governo di tecnici dittatoriali (tecnico é un eufemismo) per altri italiani che non rispettano il loro Paese.

Questo governo fa veramente paura per il futuro. Con un D.L. ha tassato SUBITO tutto quello che poteva tassare sui “redditi certi e documentabili” (lavoratori, pensionati, IMU ecc. ). Un D.L. per gli stipendi del parlamentari, portaborse, stenografi, commessi ecc. non é, ovviamente, neppure  possibile immaginarlo perché ci vuole conoscere le Tabelline Pitagoriche: ci sarebbero da versare troppe LACRIME e SANGUE da parte delle su indicate “caste”.

Dimezzare il numero dei deputati, dei senatori, il treno di macchine blu di grossa cilindrata ed anche eliminare il furgone per......trasportare famiglia e bombole da sub.... farebbe capire ai cittadini che non vengono “del tutto “ presi per i fondelli. Mi domando e dico “ma i nostri rappresentanti politici sono la maggior parte handicappati oppure non hanno la patente per guidare una normalissima autovettura?” Sarebbe simpatico che i nostri rappresentanti prendessero la bicicletta e raggiungessero il loro posto di lavoro (pochi mesi all’anno) senza spendere denaro per la benzina o diesel e senza inquinare i centri abitati.

Con € 16.000 LORDI MENSILI ( -43 %) penso che un cittadino italiano possa vivere serenamente per lui, la sua famiglia ed i suoi figli. Penso che sia più difficile per un cittadino italiano che lavora tutto l’anno con uno stipendio lordo di € 28.000 tassati al 27 %.

Per finire mi domando ancora se questi stipendi, pensioni d’oro siano depositati in banche italiane oppure ... alla faccia dell’evasione tanto combattuta ...

Mara, 6/1/2012

 

 

Io tassista

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Io di professione faccio il tassista però da quando è caduto il governo Berlusconi e si è insediato senza alcun titolo quello dei banchieri la mia categoria viene trattata dalla quasi totalità dei mass media come la peggiore malattia della storia.

Ricordo che noi non graviamo sulla collettività in alcun modo,pur essendo un servizio pubblico i nostri costi li sosteniamo tutti da soli e non usufruiamo di alcun tipo di incentivi,la nostra unica colpa è quella di esercitare in un settore dove gli aguzzini della finanza non hanno alcun profitto.

La Marcegaglia ha dichiarato dopo la prima fase della manovra Monti che pagavano tutti, dalle famiglie ai pensionati,tranne le lobby tra cui spiccava quella dei tassisti ricordo al presidente di confindustria che io come molti miei colleghi ho anche una famiglia per lavorare pago a dei prezzi diventati insostenibili il carburante ho una casa sulla quale pago il mutuo ma da oggi dovrò pagarci nuovamente una tassa.

Sono arrivato a 45 anni con la fedina penale pulita, ma se oltre a massacrarmi di tasse mi tolgono anche il lavoro,  la possibilità di pagare il mutuo della casa e quella di crescere decentemente i miei figli non avrei problemi a cambiare professione e da tassista diventare terrorista.

Gli squali della finanza a cui fa gola il nostro settore vorrebbero liberalizzarlo, fare incetta di licenze, per poi mettere alla guida delle auto dei disgraziati che pagherebbero con un tozzo di pane attraverso le cooperative sociali che loro hanno creato e il costo dei taxi salirebbe esponenzialmente come è già accaduto in tutti i settori liberalizzati.

In Italia col settore taxi riescono a viverci 60 mila famiglie a chi gioverebbe una liberalizzazione del settore? Sicuramente non all’economia di questo paese,ma a chi ha già distrutto altri settori affamando i piccoli e impadronendosi del mercato.

Tiziano, 5/1/2012

 

Ipotesi assurda? Usciamo dall'Euro e battiamo moneta padana!

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Non sono leghista, non amo Bossi, tendo a girarmi dall'altra parte quando sento parlare di secessione. Forse perché sono nato e sempre vissuto a Roma? Può darsi.

Però, più o meno quanto la Lega, non sopporto il governo Monti.

Se dico "più o meno quanto la Lega" forse sbaglio, e mi piacerebbe verificarlo. In mente mia, la Lega nacque come espressione di quel nord-est che, dopo gli shock petroliferi, salvò l'Italia. Di quel nord-est che si trovò le gambe tagliate dopo l'adesione all'euro. Sembrava così scandaloso parlare di "svalutazione competitiva"...

Eppure è fino dal 1957 che gli economisti dicono chiaro che l'euro come si voleva farlo non avrebbe potuto restare in piedi, che sarebbe crollato al primo shock importante. Cosa ci avremmo guadagnato?

Si sente dire che, se non fosse stato per l'euro, avremmo fatto la fine dell'Argentina. Magari! L'Argentina fu in recessione dalla metà del 1998 alla fine del 2001, mentre attuava severe misure monetarie e fiscali e difendeva il cambio fisso tra peso e dollaro (restare nell'euro è come avere un cambio fisso tra lira e marco). Nel dicembre del 2001 il governo dichiarò default e poche settimane dopo abbandonò la parità col dollaro. Ci fu una seria crisi finanziaria e il PIL diminuì del 5% nel primo trimestre del 2002, ma già a partire dal secondo trimestre iniziò una vigorosa ripresa che continuò e continua pressoché ininterrotta, salvo una flessione nel 2008-2009, a tassi di crescita del 7-8%. Il PIL tornò ai livelli che aveva prima della recessione già nel primo trimestre del 2005. La povertà e la disuguaglianza nella distribuzione del reddito sono diminuite nettamente. Attualmente l'Argentina è il paese che cresce di più nell'intero emisfero occidentale [1].

E intanto il governo Monti ci impone misure "greche". La Grecia sta adottando manovre simili a quelle praticate dall'Argentina durante la sua recessione 1998-2002 e probabilmente ci vorranno più di nove anni perché il PIL torni ai livelli che aveva prima della crisi. La disoccupazione, attualmente al 16%, potrebbe richiedere tempi anche più lunghi per tornare a livelli normali.

La situazione di altri paesi deboli dell'eurozona, Italia compresa, è altrettanto desolante. I tentativi di uscire dalle difficoltà attraverso una "svalutazione interna" si stanno mostrando tanto disastrosi quanto lo furono in Argentina nel periodo 1998-2002. Un default tale da ridurre il debito pubblico a dimensioni gestibili e una successiva uscita dall'euro, analogamente a quanto fece l'Argentina, sembrano preferibili sia per la Grecia che per altri paesi, Italia compresa [2] [2b].

Questo se si ragiona in generale, ma sono molto pochi quelli che ragionano così. La Lega preferisce restare nel suo particolare: secessione, moneta padana ecc.
Ma crede davvero che sia possibile? Anche ammettendo che lo sia, c'è comunque una condizione preliminare: una moneta padana non potrebbe esistere se non crollasse l'euro.

E allora sarebbe forse utile per la Lega ragionare in due tempi.

Ha forse senso continuare a combattere "Roma ladrona" e a invocare la secessione? Ora tutta l'Italia è preda di capitali esteri in cerca di opportunità di investimento (le cosiddette "liberalizzazioni"). Tanto per dare un'idea della pressione, in Italia le attività finanziarie consolidate lorde sfiorano i 1800 miliardi di euro, ma superano i 18000 in Germania, gli 8400 in Olanda, i 5200 in Francia (dati Eurostat per il 2010). Questo spiega, tra l'altro, come mai l'Italia sia sempre più colonizzata: la grande distribuzione (Carrefour e Auchan, anche col suo marchio Simply) e le banche (BNL a BNP-Paribas, Crediparma a Crédit Agricole) ai francesi, l'acciaio (Thyssen) e le assicurazioni (Ras a Allianz) ai tedeschi ecc.

Chi può causare aumenti del famigerato spread? Chi ha in portafoglio titoli di stato italiani, e li vende. Ma quelli che hanno in portafoglio titoli di stato italiani abitano prevalentemente in Europa. Come si fa a non pensare che possono così esercitare un formidabile ricatto? O mi crei nuove opportunità di investimento (liberalizzazioni e privatizzazioni), oppure ti costringo a pagare interessi sempre più alti sul tuo debito pubblico.

C'è una sola via d'uscita, non a caso indicata sia dal CEPR che da Nouriel Roubini: ristrutturare il nostro debito e uscire dall'euro.

L'euro è una vera e propria camicia di forza, che impone una competizione di prezzo. La Germania è riuscita a tenere bassi i prezzi contenendo il costo del lavoro, e ha potuto farlo mantenendo, fino all'inizio della crisi, la disoccupazione più alta in Europa. Si chiama "deflazione competitiva". L'Italia e altri paesi non hanno potuto, anche perché invasi da capitali esteri (tedeschi, olandesi, francesi). Alcuni economisti un po' allegri sono arrivati a sostenere che era un bene [3], ma altri hanno poi preso atto della realtà: bolle immobiliari, aumenti dei deficit pubblici ecc. [4]. Lo stesso FMI [5], la stessa Commissione Europea [6] hanno riconosciuto che l'euro ha indotto crescenti squilibri nelle bilance dei pagamenti dei paesi aderenti.

Ecco perché l'uscita dall'euro è l'unica soluzione; come lo è stata per l'Argentina quando abbandonò il cambio fisso tra peso e dollaro.

Ecco perché la Lega può concretamente porsi solo l'obiettivo indicato dal CEPR  e da Roubini: ristrutturazione del debito e uscita dall'euro. Un tale obiettivo, infatti, sarebbe condizione preliminare ineliminabile di una "secessione" o di una "moneta padana". Dico francamente che secessione e moneta padana a me non piacciono, ma sarei pronto a condividere, nel mio piccolo, una battaglia per l'uscita dall'euro.

Vogliamo parlare seriamente di "moneta padana"? In sé non è un assurdo. In fondo, anche l'unione monetaria stabilita in Italia nel 1861 non ha dato buona prova. In fondo, potrebbe avere un senso che diverse zone italiane avessero monete diverse. Ma se si rimane confinati in un'ottica italiana, rimane un'utopia. Peggio: solo uno slogan, solo parole.

Un crollo dell'euro non vorrebbe dire ritorno alle monete nazionali. Il prof. Dirk Meyer dell'Università Helmut Schmidt di Amburgo ipotizza infatti la separazione dell'eurozona in due: un nord-euro (Germania, Olanda, Austria, Finlandia, Svezia, Danimarca) e l'attuale euro ridotto a sud-euro [7]. Non si capisce bene dove finirebbe la Francia, ma nemmeno l'Italia. Può aver senso pensare a un'unica area valutaria per Grecia, Spagna e Italia del sud, quindi a un'Italia divisa in due? Ahimé sì, tante sono le analogie tra la Grecia e il nostro Mezzogiorno.

Non mi piace, ma non importa. Quello che è sicuro è che la Lega ha un unico obiettivo ragionevole: l'uscita dell'Italia dall'euro. Solo dopo potrà porsi il problema di un futuro assetto valutario anche diverso dalle vecchie monete nazionali. Eventualmente, per chi lo desidera e lo considera attuabile, anche per una "moneta padana".

Se la Lega si ponesse l'obiettivo di un'uscita dall'euro avrebbe maggior seguito di quanto ne ha ora. Nel mio piccolo, sarei d'accordo pure io, e non sono certo il solo: sono in tanti quelli stanchi sia di un PDL che pensa solo agli interessi di Berlusconi, sia di un PD e di un terzo polo che appaiono maledettamente subalterni ai diktat di Merkozy.

Se poi riusciremo a uscire dall'euro..., allora ci divideremo e magari ci combatteremo. Ma almeno ci muoveremo sul terreno del possibile, non su quello dei sogni irrealizzabili.

Sergio Polini, Roma, dicembre 2011

 



 

Servizi migliori con minore spesa

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Egregio Direttore,

Le chiedo ospitalità con l’intento di contribuire al dibattito circa la riorganizzazione degli enti territoriali. Tema riesploso con tutto il suo vigore in questo periodo nell’agenda governativa e politica, con l’intento dichiarato di perseguire una maggiore efficienza amministrativa – servizi migliori con una minore spesa - che nell’accezione contingente consiste nella riduzione dei costi della politica.

Che i servizi debbano essere migliorati (specialmente in alcune parti del territorio nazionale) e che per l’erogazione dei servizi attuali vi siano gravi sprechi economici (specialmente in alcune parti del territorio nazionale) è cosa risaputa da tempo e da tempo la popolazione confida vengano adottati i necessari accorgimenti.

Gli accorgimenti che si prospettano all’orizzonte, dopo che sono rimasti inspiegabilmente inattesi gli obiettivi proclamati nei programmi delle ultime elezioni politiche da parte dei partiti maggiori, sono dettati da un “commissariamento” popolare (prima che dal “commissariamento” europeo) che rivendica a gran voce la diminuzione della spesa pubblica per il mantenimento della macchina politico/amministrativa.

La risposta governativa, sia del Consiglio dei Ministri uscente che di quello guidato dal Prof. Monti, pare improntata alla soppressione di alcuni enti territoriali, piccoli comuni e province, con criteri spartani - numero di abitanti o estensione territoriale al di sotto di una certa soglia – senza precisare peraltro il processo con cui gli enti soppressi dovranno essere integrati con altri di maggiore dimensione.

Se da un lato va plaudita la volontà di tagliare i costi della politica insiti nell’attuale assetto degli enti locali, dall’altro non può essere sottaciuta la leggerezza, indotta dalla necessità di recuperare il tempo perso, con cui la proposta di tali tagli viene avanzata; venendo meno secondo me ad uno dei cardini principali del pensiero liberale postrivoluzionario, suffragato e supportato dall’esperienza storica moderna e contemporanea e ispiratore del principio di sussidiarietà in diritto amministrativo. E cioè la corrispondenza tra la “consistenza istituzionale” e la “consistenza territoriale” da governare. Intendendo che non vi possono essere efficienza ed efficacia amministrativa se l’istituzione pubblica non è correttamente proporzionata e correlata alle dimensioni ed alle caratteristiche dell’ambito urbano e sociale ad essa sottoposta.

Lo Stato non può occuparsi efficacemente dei problemi di piccoli comuni (la storia ci ha insegnato che l’accentramento delle funzioni governative porta a fallimentari sistemi totalitari), così come la giunta di un Comune è strutturalmente incapace di risolvere compiti di “ampia area”.

Consistenza territoriale che non può essere misurata unicamente dal numero di abitanti degli enti territoriali esistenti, o dalla loro estensione, ma dalla “opportunità” che più enti “omologhi” si accorpino per governare i processi urbani, economici, ambientali, ricreativi e culturali dei loro territori con la migliore efficienza possibile.

L’onda emotiva, se pur basata su presupposti reali e giustificati, della riduzione dei costi della politica, non può far velo al fatto che i maggiori sprechi non sono annidati nei costi di gestione dei consigli e delle giunte comunali, ma nello scoordinamento delle scelte amministrative che ogni ente locale si sente legittimamente di attuare in modo avulso dai comuni contigui.

Stante la profonda trasformazione urbanistica e sociale delle nostre città, ci si deve rendere conto che discutere e deliberare di “Piano di Governo del Territorio”, di “Piano della Mobilità e del Traffico”, di “Piano dei Servizi” per un solo comune (qualunque dimensione abbia) non ha più significato alcuno se nel contempo non si coinvolgono gli enti locali omologhi contermini.

E’ fortemente diseconomico ed ambientalmente inaccettabile che comuni che distano pochi chilometri l’uno dall’altro si impegnino tutti (l’uno all’insaputa dell’altro) a realizzare la propria piscina, il proprio centro sportivo, il proprio centro commerciale, il proprio centro produttivo, il proprio polo di edilizia agevolata ed infine il proprio polo di accoglienza/integrazione per gli immigrati. Abbiamo sprecato troppo arroccandoci dietro un “campanilismo” che con le trasformazioni sociali avvenute e la globalizzazione in atto non ha più ragione storica di esistere.

Ritengo che l’autoidentificazione delle comunità, che molti ritengono verrebbe intaccata a fronte di politiche che tendono all’accorpamento di più comuni, non verrebbe in alcun modo minata da una più larga e oculata gestione amministrativa. Se il mantenimento dell’identità socioculturale di ogni Comune non può prescindere dal trend di spesa sin qui sostenuto, non possiamo che essere votati all’aumento del debito pubblico, ed alla fine con tutta probabilità all’impossibilità di conservare le identità stesse.

In sintesi ciò che sostengo è che per rendere più moderna ed efficiente la macchina amministrativa del nostro Paese, necessita ridurre in primo luogo il numero dei Comuni. Erano 7.720 nel 1861, sono diventati 9.194 nel 1921 e sono attualmente 8094. Processi di espansione e di integrazione ci sono già stati, sostanzialmente per problemi di opportunità politica. Oggi una integrazione più spinta è dettata da problemi di efficienza per rispondere alla moderna necessità di servizi e di concorrenza con altri paesi europei.

E’ utopistico pensare che in futuro si possano creare assetti istituzionali che “assorbano” quelli esistenti (talvolta di consistenza non superiore ad un amministratore condominiale di poche unità abitative) senza umiliare le specificità locali; riducendone il numero alle aree omologhe individuate di comune accordo e dietro adeguati incentivi, con conseguente enorme guadagno in efficienza amministrativa ?

Se ciò fosse possibile ci si dovrebbe certamente interrogare sul ruolo e sull’assetto delle Province attuali. Interrogazione che pensavo fosse implicita nelle affermazioni propagandistiche elettorali circa la loro soppressione da parte della maggioranza venuta meno in questi giorni e spero sia sottintesa nelle prime enunciazioni in merito da parte del Presidente del Consiglio Monti. Così come ritengo sia storicamente tempo di fare qualche riflessione circa l’autonomia (leggesi maggiori trasferimenti statali ormai ingiustificati) di alcune Regioni.

Di certo detta riorganizzazione istituzionale non può essere improvvisata e richiede necessariamente un articolato processo di revisione storica dell’assetto attuale, onde non incorrere nelle reazioni “ragionevoli” o “opportunistiche”, di cui abbiamo già conclamate avvisaglie da parte di chi di politica vive, fingendo di ignorare che a patire saranno le prossime generazioni. Forse si potrebbe scoprire che non è necessaria una revisione costituzionale, ma semplicemente la riconfigurazione degli enti territoriali.

Volendo esemplificare mi riferisco al territorio bresciano che meglio conosco, ma sono certo che lo stesso discorso vale per tutte le altre realtà territoriali italiane. Credo di non contravvenire ad un diffuso sentire circa l’omologabilità dei territori comunali bresciani appartenenti alla Val Camonica, Val Trompia, Val Sabbia, Sebino/Franciacorta, Lago di Garda Occidentale, Basso Garda/Valtenesi, Brescia con i comuni della cintura, Bassa Bresciana Occidentale e Bassa Bresciana Orientale. Se i Comuni appartenenti a dette aree rinunciassero a parte della loro sovranità si potrebbero costituire realtà territoriali nuove con maggiori capacità amministrative e minori sprechi (sia per la presenza di minore personale politico ed amministrativo, che per la maggiore capacità di pianificare i servizi e la relativa spesa). Solo così può essere pensabile l’abolizione dell’attuale Provincia.

Se mi è concesso, per concludere vorrei chiedermi se effettivamente esiste una spinta politica nel nostro Paese che ci possa far sperare che il processo di revisione della macchina amministrativa possa trovare positiva conclusione; sia pur diversa da quella qui prospettata, ma che voglia perseguire l’ineluttabile obiettivo dell’efficienza e della competitività internazionale.

Confido di non incontrare forti contrarietà, se non per la necessitata semplificazione, nel sostenere che, così come lo spirito di solidarietà nazionale a guida prevalentemente democristiana ha caratterizzato gli anni ’60, gli anni ’70 sono stati contraddistinti dal “parallelismo convergente” del “compromesso storico” di berlingueriana e moroniana memoria e gli anni ’80 hanno visto predominare il tema (irrisolto) del riformismo istituzionale sotto l’impulso craxiano, dai primi anni ’90 ad oggi il tema politico che si è imposto con maggior rilevanza sia quello del federalismo, ripreso intellettualmente dal Prof. Miglio ed interpretato politicamente da Bossi e dal popolo leghista.

Non voglio fare qui alcuna analisi politica sul movimento leghista e sulla sua collocazione nel panorama politico nazionale; ciò che mi interessa è la constatazione che, sebbene ognuno lo abbia inteso a proprio modo, dietro il termine federalismo pressoché tutti hanno letto la possibilità di creare un sistema amministrativo nazionale più responsabile ed efficiente, eliminando gli evidenti sprechi e le ataviche iniquità sociali.

La sensazione di questi giorni però è che questo progetto, per il quale ad un certo punto pressoché tutte le forze politiche si sono dichiarate disponibili, venga ridotto alla semplice “eliminazione delle Province”, che se non fatta seriamente comporta tutte le contraddizioni sopra evidenziate.

Vincenzo Bonometti
ex Sindaco Comune di Ghedi (BS)

 

 

 

Esuberi: quale ricetta, giù e mani dalle pensioni di anzianità

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Il Professor Monti non aveva ancora fatto il Governo, era alla cerca di persone autorevoli per la quadratura del cerchio e già i mass-media si dilettavano a fare il toto-ministri, un po’ come avviene ad inizio di campionato di calcio.

Oltre alla lotteria dei Ministri è iniziata la maliziosa campagna suggerimenti delle azioni e programmi da fare. Si è cominciato a mettere le mani avanti da ogni parte. Si prende a pretesto la lettera dell’Europa con la richiesta delle cose da fare e si sente parlare tassa “patrimoniale”, ritorno dell’ICI, tagli alle spese, tagli strutturali al Pubblico Impiego, ridimensionamento degli Enti Locali, per arrivare all’annoso discorso delle pensioni.

Nell’ambito del Comparto Difesa due sono le preoccupazioni maggiori, ristrutturazione e rivisitazione pensionistica. Entrambi le angosce sono direttamente interconnesse. Sul versante pensionistico i suggerimenti al nascituro Governo si arrampicano in più direzioni, dall’abolizione della pensione di anzianità, al passaggio definitivo al sistema contributivo per tutti, inasprimento dei coefficienti di rivalutazione e chi più ne ha più ne metta. E’ veramente inquietante la situazione, il “blocco dei contratti” e “degli automatismi stipendiali” in confronto è un piccolo antipasto.

Tutte le “lobby”, le intellighenzie si mobilitano per suggerire le cose da fare e con chi. Non dimentichiamo che la Confindustria ha proposto un proprio programma in tempi non sospetti. Viceversa, Rappresentanze e Sindacati dei Comparti Difesa e Sicurezza fanno i pesci in barile, attendono. Non dicono nulla, non suggeriscono cosa non toccare, dove sono gli sprechi, non allertano i colleghi, insomma non all’altezza della situazione. Ho paura che inizieranno le loro attività a Decreti già preparati con il solito gioco al rialzo e al ribasso da ambo le parti. Quando la trattativa sarà conclusa saranno tutti contenti. Nella peggiore delle ipotesi, da una parte si dirà siamo stati bravi ad evitare il peggio,  dall’altra abbiamo accontentato le richieste delle Rappresentanze, fermo restando che qualcosa andava fatto. Azz!? La solita pantomima.

Non ho idea di quale potrebbe essere la ricetta per sollevare il paese, però conosco benissimo cosa non deve essere toccato nel nostro settore. Primo fra tutti le  PENSIONI di ANZIANITA’, quelle con i 40 anni contributivi. Per noi si intendono le pensioni determinate da 35 anni effettivi lavorativi con l’aggiunta di 5 anni cumulativi. In realtà, l’aumento di un anno lavorativo c’è già stato in un vergognoso silenzio, menomale che siamo “specifici.

Non dimentichiamo che nelle bozze di Manovra Finanziaria di Giugno  e poi a Settembre si era tentato di cancellare gli anni cumulativi nel settore del Comparto Difesa e Sicurezza, grazie alle posizioni tranchant della Lega il problema è stato rimandato. Ora è caduto il Governo, ne è nato un altro all’insegna del “rigore, crescita ed equità”. Il pericolo di tornare al punto di partenza c’è tutto. I soliti discorsi si fanno strada, coerenza pensionistica con gli altri paesi europei, riduzione della spesa pubblica, sembra una mannaia di cui non possiamo fare a meno. Non va per niente bene, se c’è un’esclusione di cui dobbiamo essere chiari è quella della pensione di anzianità comprensiva degli anni figurativi. E’ impensabile che un militare, poliziotto o finanziere a 60 anni sia ancora in servizio, tantomeno pensare di transitarlo, ammesso che ci sia un posto pronto ad accoglierlo, nel pubblico impiego. Con quale efficienza per se e per gli altri?

Teniamo conto che molti colleghi hanno iniziato la loro carriera a 16/17 anni, con due codici penali alle spalle, con la responsabilità e l’uso delle armi, quasi sempre lontano da casa con difficoltà di ambientamento. Rimettere in discussione quest’ultima aspettativa di vita di pensionamento a 40anni contributivi è veramente da criminali. Poco più di 15 anni fa tantissimi colleghi sono entrati nei Comparti con delle aspettative di vita e in poco tempo sono state stravolte tutte. Si tratta di flotte di colleghi arruolati negli anni 80/90, che sono rimasti orfani, “figli di nessuno”, di padri putativi politici che firmarono i bandi di concorso e arruolamento con alcune garanzie. E’ cambiato tutto, nel sistema pensionistico: si è passati da Retributivo a Contributivo; aumentato l’età minima pensionistica da 19 anni e sei mesi a 24, poi 35 ed ora 36. Ridotto gli anni cumulativi, massimo 5; cambiata l’aspettativa di carriera, allungata e cambiato il sistema di avanzamento, da anzianità a scelta; chiusura Enti e relativa possibilità di avvicinamento verso la casa di origine.

Ora, paventare un’ulteriore drastica riduzione dovuta agli esuberi, oppure allungare l’età lavorativa anche solo di 5 anni, urge fin d’ora essere chiari e rispedire al mittente ogni tentativo di inasprimento. Anche perché, l’Amministrazione avrebbe potuto procedere al collocamento in congedo di tutto il personale con i 40anni contributi già dal 2008 (DL 112 del 25.6.08) e non l’ha fatto, probabilmente, per non mandare a casa i generali. Ora ci troviamo con un doppio esubero (rispetto al modello di difesa ai ruoli e funzioni), i gradi apicali bloccati, un avanzamento a scelta poco trasparente ed il rischio di aumentare l’età lavorativa per tutti. Manca qualcosa?

Per contrastare queste richieste che si fanno strada da più parti siamo in ritardo, dobbiamo recuperare con intelligenza, chiarezza e determinazione.                      

Ferdinando Chinè
(Delegato Co.Ce.R. A.M. (Consiglio Centrale Rappresentanza Aeronautica Militare)

 

 

 

Privatizzazione di Amiat, GTT e TRM

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Era prevista per oggi l'approvazione della delibera che avvia la vendita del 40% di Amiat, GTT e TRM ai privati, secondo un'unica filosofia economica, tesa alla svendita e alla privatizzazione dei beni comuni e del patrimonio collettivo, perseguita da Fassino come da Chiamparino e dal governo nazionale.

L'approvazione tuttavia è saltata; il Movimento 5 Stelle con i propri 400 emendamenti ha bloccato i lavori per due giorni, il massimo possibile, per chiedere a tutta la Città una riflessione e il ritiro dell'operazione.

Chiediamo il rispetto della volontà di mantenere i servizi pubblici essenziali nelle mani dei cittadini, chiaramente espressa dagli italiani con il referendum del 12-13 giugno. SEL, IDV e PD, che lo sostenevano a parole, ora ne calpestano apertamente il mandato politico votando a favore di questa operazione.

I 150-200 milioni di euro ricavati dall'operazione sono una goccia in cinque miliardi di debito e non eviteranno il fallimento del Comune, se la crisi continuerà. Priveranno però i torinesi del controllo sui trasporti e sui rifiuti, servizi essenziali in un momento di crisi e di nuove povertà.

Per uscire dalla crisi e dal debito serve una politica che abbia il coraggio di dire no alla spirale del debito e della speculazione finanziaria, e di difendere i beni comuni, se necessario opponendosi alle politiche nazionali come già hanno fatto altri enti locali. A Torino, invece, l'amministrazione non vedeva l'ora di svendere il patrimonio costruito dai torinesi in cent'anni di lavoro: e ne pagheremo le conseguenze per decenni.

 Vittorio Bertola, 21/11/2011
(ex candidato sindaco al comune di Torino per il Movimento 5 Stelle)

 

 

Abolire le pensioni dei parlamentari

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Sono un tesserato della Lega Nord, ex consigliere comunale per due mandati; ora alla guida del mio comune c'è la sinistra perchè la Lega è stata battuta.

Purtroppo, da quel che sento, la Lega Nord sta perdendo consensi per tanti motivi che in parte condivido. Faccio una proposta per  riconquistare il consenso degli elettori della Lega:  il partito dovrebbe farsi promotore di un referendum popolare per abolire le ricche pensioni dei parlamentari che ottengono la pensione dopo una sola legislatura.

I lavoratori non riescono , per la maggior parte, ad arrivare a quella cifra nemmeno dopo 40 e più anni di lavoro.

PERCHE' NEMMENO LA LEGA NORD PORTA AVANTI QUESTO DISCORSO ? PERCHE' ANCHE AI LEGHISTI FA COMODO LA CADREGA CON PENSIONE?  

Sono convinto che una presa di posizione di questo genere otterrebbe larghissimi consensi non solo da parte dei  Padani ma anche da altri di altri schieramenti. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate anche voi.  La mia è solo una illusione ? O forse posso sperare in qualcosa di concreto?

Vediamo di darci da fare seriamente perchè la gente ormai è stufa , STUFA di tutto !!!!!!!!

Grazie. Buon lavoro.

[ ricevuto il 27/10/2011 ]

 

 

Veramente vogliamo fare cassa con le pensioni?

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Con le pensioni non si fa cassa. L'idea di riformare il sistema previdenziale è assolutamente sbagliato, considerare che si fa in qualche modo una riforma delle pensioni per fare cassa. Quest' idea che si possa allungare per tutti l'età pensionabile è esattamente l'opposto di quello che avviene nei luoghi di lavoro dove viene chiesto che a una certa età si vada in mobilità o ci sia l'accompagnamento alla pensione. Credo che si dovrebbe smettere di usare degli slogan, che peraltro sono degli slogan che sono usati spesso anche alla Banca Centrale Europea, e dirsi che le risorse vanno cercate dove ci sono in chi non ha pagatoin tutti questi anni, in chi ha più risorse non ha contribuito e lasciare invece in pace i  lavoratori dipendenti che mi pare abbiano pagato alti prezzi.
Silvano G. (23/10/2011)

Sta per arrivare l'ora della verità vera, per la credibilità della LEGA NORD nei confronti del suo elettorato attuale e di quello potenziale, anche in vista del rinnovamento del Parlamento e/o del Governo. Diversi giornali tra cui il Corriere della Sera, Il Messaggero, il Mattino e il Sole 24 Ore, riportano le parole di Silvio Berlusconi, in parte suggeritegli dalla UE, sul come rinforzare il DDL sulla crescita e trovare risorse per rabbonire le autorità europee che ci hanno, di fatto, commissariato e sbeffeggiato. Il tema delle pensioni di anzianità, pertanto, è ritornato prepotentemente di attualità e il Premier confida che la LEGA NORD chini il capo anche stavolta, per far contento lui, l'economia italiana e quella europea. Credo sia venuto il momento che Bossi & Company facciano sentire una volta per tutte all'unisono una sola voce: le pensioni non si toccano, anche perchè non c'è bisogno di toccarle (la patrimoniale no, vero?!), perchè in quel settore i conti sono già a posto. Con questo commento ''regalo'' ai lettori uno stralcio dell'articolo di Marco Conti, comparso in data 23/10/2011, sul quotidiano ''Il Mattino" .
Gianfranco (23/10/2011)

Ci sono decine di migliaia di persone che, spinte dalle aziende - e dal fatto che si riteneva il capitolo pensioni chiuso - sono uscite dal mondo del lavoro ma non ancora in pensione. Lo stesso per le decine di migliaia che stanno pagando la contribuzione volontaria. Ora, se il signor B decidesse veramente di portare l'età a 67 anni cosa succederebbe ? Crepano di fame ? Lega, se vuoi mantenere un po' di credibilità, non cedere !
Maurizio (24/10/2011)

Non toccate chi ha lavorato per 40 anni: vi sembran pochi? Stati attenti o alle prossime elezioni scopariremo. Se il Berlusca insiste sulle pensioni facciamo cadare questo governo e subito alle elezioni,  saremo premiati da tutti quelli che stanno andando in pensione dopo una vita di lavoro.
Lily (24/10/2011)

Bisogna smetterla con sta faccenda delle pensioni di anzianità. I soldi bisogna andarli a prendere dagli evasori fiscali; bisogna ridurre le spese militari; eliminare quella montagna di enti inutili MANGIASOLDI. Non si può sempre CHIEDERE CHIEDERE CHIEDERE a chi ha già dato sia in termini di denaro (attraverso le tasse ed i contributi pensionistici); sia in termini di sudore e sangue, lavorando 40 anni ed oltre. TENETE DURO!
Maurizio (24/10/2011)

Volete recuperare un bel bacino di voti? occupatevi dei "mobilitati" che in base alla legge 122 del 2010 sono stati truffati dalla possibilità di accedere alle sacrosante pensioni. Da sempre ci dite che siete contro alla riforma delle pensioni, ebbene questa che è passata, è una riforma mascherata ed una gran porcata. Siamo in 50.000 in questa situazione e, in base alla legge, solo 10.000 di noi potranno andare in deroga. Ieri l'Inps ha chiarito le modalità di sorteggio dei 10.000 fortunati. E gli altri???? ci dicono che, se, e dico se, ci sarà un DM ci pagheranno la continuazione della mobilità, ma nulla è certo. Per il momento, gran parte di noi sono senza sostentamento da Luglio 2011. Pensate sia una condizione di un paese civile???? I sindacati sono complici e non dicono nulla, i giornali tacciono, i partiti PD compreso se ne fregano. Cosa dobbiamo fare???? non ci rimane che sparare ops scusate sperare. Ciao
Maurizio (22/10/2011)

Sono daccordo su quello che dice il ministro Maroni sulle pensioni... Maroni: “I pensionati hanno già dato, non cambiamo idea sulla riforma” . Mi auguro che la Lega ricordi nel CdM che di soldi in giro ce ne sono tanti e sappiamo tutti dove si trovano: nelle tasche dei ricchi e nelle tasche dei privilegiati. Basterebbe fare:

  •    una giusta patrimoniale;
  •    aumentare aliquota irpef sui redditi oltre i 60.000 euro;
  •     togliere tutti i privilegi dei parlamentari, dimezzandone il numero
  •    (riscossione della pensione a 65 anni sommando gli anni contributivi-minimo 20 anni di contributi, come richiesto a tutti i cittadini);
  •    vendita del patrimonio immobiliare dello Stato, compreso i terreni  del
  •    demanio (si calcolano entrate intorno a 500 miliardi di euro);
  •    tassazione sulle transazioni finanziarie;
  •    introdurre pene severissime per gli  evasori fiscali con confisca dei beni;
  •    addizionale IVA sui beni di lusso, alcool, sigarette;
  •    dimezzare il numero dei dirigenti nella P.A. (ce ne sono troppi...se ne può fare a meno);

Mi fermo, perchè gli esperti sanno dove attingere  risorse economiche per ricavare quello che serve (in modo strutturale).

Chiedo alla Lega ( partito del popolo) di opporsi ad ulteriore riforma delle pensioni. Grazie.
Guido (24/10/2011)

L'Italia ha bisogno di mettere a fuoco le priorità. Ci sono settori da incentivare per ottenere migliori risultati, la speculazione selvaggia va fermata. Le  famiglie italiane sono tra le più virtuose in Europa seconde solo alla Germania. Le donne italiane sostengono i giovani ed i vecchi e sono le peggio pagate in Europa. Dimezzare i parlamentari e tanti altri costi inutili iniziamo da lì. Il Pd ed il terzo polo sbagliano, ce ne ricorderemo. Perchè partire proprio dalle famiglie e dalle pensioni? Ciao a tutti.
Ida (24/10/2011)

Ancora con queste pensioni di anzianita',ma finiamola una volta per tutte, scendiamo in piazza veramente basta a fare solo parole,questi ciarlatani non hanno rispetto per chi ha iniziato a lavorare all'eta' di 15 anni e ormai consumati dal lavoro si vedono spostare la benedetta e misera pensione di anno in anno senza mai raggiungerla.Ma che fine hanno fatto i sindacati?Un arrabbiato molto lucido.
Toni (24/11/2011)

Cari leghisti nostalgici, vorrei sperare che almeno una parte del cervello via sia rimasto e non rifiutaste a priori come ho visto e sentito ieri sera in tv dove i leghisti al raduno di Venezia (ridicoli!!) non volevano parlare alla tv di stato perchè era la RAI3. Ebbene, se ieri sera aveste ascoltato con attenzione i commenti che i sindaci leghisti della provincia di Belluno raccontavano, forse qualcuno di voi potrebbe aprire
gli occhi e capire che il tanto acclamato federalismo del Farfuglione non è niente altro che una presa per il cu.lo e i sindaci, tutti, lo hanno apertamente detto. La trasmissione REPORT di rai3 come sempre è l'unica che non fa sconti a nessuno e racconta la verità su quello che succede in Italia (vedi Finmeccanica) e nessuno si sogna di querelare i giornalisti,chi lo ha fatto se l'è presa in quel posto! perchè dai fatti hanno avuto ragione.Ecco perchè il nano voleva far chiudere la trasmissione e quei 4 cre.ti.ni di leghisti,soprattutto i più vecchi rin.co.glio.ni.ti insultavano i reporters, perchè la verita dopo tante balle gli fa una
grande paura.E adesso vediamo quali balle vi racconteranno in merito alle pensioni. Se non ci fosse da piangere, si riderebbe a crepapelle, Germania e Francia già lo fanno e il resto
del mondo PURE.
Fa Da Curicchi (24/10/2011)

Vorrei dire a tutti i politici che vogliono l'aumento dell'età pensionabile, se pensano di prendere voti facendo lavorare la gente fino a 65-67 anni !! Loro dicono che con il fatto che la vita si è allungata si può lavorare di più, ma si rendono conto di quello che dicono? Quelli che campano di più sono quelli che hanno i soldi per curarsi e quelli che non fanno lavori faticosi e impegnativi come per esempio i parlamentari. Cosi facendo l'Italia e L'Europa tutta, pensa di risollevare l'economia? Sono i giovani che dovete far lavorare e non i sessantenni, tanto più le donne che quando tornano a casa dal lavoro stanche, stressate e incazzate, si rimboccano le maniche ed iniziano le faccende domestiche e c'è ne vuole per portare avanti la famiglia Dovreste solo vergognarvi delle proposte che volete mettere in campo. Domandatelo alle vostre mogli, madri e sorelle; ma forse loro anche se lavorano quando tornano a casa trovano tutto fatto. Vorrei dire all'Onorevole Bossi che sono i lavoratori che dovranno decidere il periodo della pensione e non la politica con leggi che salvaguardano chi evade il fisco ecc... ecc... ecc.!!!!


Anna Maria - S. (24/10/2011)

 

 

Patto o conflitto generazionale?

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Vorrei rivolgermi in particolare a quei giovani che i Soloni d'Italia stanno aizzando, già da qualche anno, contro ai quasi anziani e innanzitutto rimarco l'ipocrisia e la malafede contenuta nella frase: "necessita un patto generazionale per evitare il conflitto generazionale", non siamo fessi e la intendiamo "dividi e impera", è un invito a due generazioni a guerreggiar fra loro.

Comunque a mio avviso andrà così: gli stessi politici, opinionisti, economisti, giornalisti (o i loro figli o affiliati) che ora inneggiano al patto generazionale salva Italia (=innalzamento età pensionabile), non molto in là tra una quindicina di anni pontificheranno, sempre a pancia piena, la necessità di un patto generazionale dei figli (che nel frattempo non avranno ottenuto nulla di più) a favore dei padri nel frattempo diventati più poveri se non indegenti aspettanto la pensione.

Questo è il patto generazionale che invocano, se non sei nato in famiglia più che benestante paghi a tutte le età, i quattro soldi che i tuoi genitori magari risparmierebbe (la tua futura piccola eredità) servono a loro ai Soloni d'Italia. Al posto del saluto mi permetto di suggerire la lettura di "Padri e Figli - di Ivan Turgenev"; non lasciatevi spaventare dall'autore russo, è un romanzo gradevolissimo e scorrevole.

[inviato da Mari, 20/10/2011]