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Ven24052013

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Traffico e sicurezza In calo il numero dei morti

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Giosué scrive su padania.org: "Valter, te lo dico da meridionale e da napoletano, in questo caso non hai tutti i torti, il terremoto dell'Irpinia ha un grande alone di vergogna nazionale. Ci sono degli antefatti però che bisognerebbe conoscere e che hanno creato un'altra vergogna ancora. Tralasciamo per un attimo le beghe politico-mafiose che hanno caratterizzato le spese di quel sismo. Devi sapere che perlomeno un decennio, i cittadini colpiti dal terremoto, non hanno avuto una sola lira per la ricostruzione. I primo a beneficiarne fu, indovina indovina, il Vaticano e le sue chiese storiche di Napoli perché, si diceva, il popolo deve avere un luogo di culto in cui pregare: è giusto! Ma lo stesso popolo dovrebbe avere un luogo innanzitutto in cui vivere, per pregare va bene anche il soggiorno di casa sua. Il secondo beneficiario fu l'industria che, nonostante non avesse subito alcun danno, tranne qualche vetro rotto, fu beneficiata da fior fiori di miliardi che poi andarono a rimpinguare le casseforti del nord. E' giusto che lo sappiate per evitare poi di tuffarsi nei soliti luoghi comuni: l'Alfasud, l'Italsider, l'Eni, furono liquidate per danni mai subiti, e i poveri senzatetto, continuarono a vivere per anni nelle case di legno, campers e tendopoli, in Basilicata come in Campania, per diversi anni. Scomparve quella costellazione di piccole imprese familiari che erano l'anima dell'economia partenopea: guantai, cappellai, ombrellai, orefici, camiciai e sartorie, calzaturifici, tessili, pizzerie e rosticcerie, panifici e pastifici, ecc. Aggiungiamoci come su detto il solito malaffare, il quadro è completo. Ed oggi si è arrivati alla conclusione, forse. Di chi la colpa? Per ritornare a Manzoni: "Ai posteri....." (ma noi già li conosciamo)."

 



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